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domenica 28 giugno 2026

Ulisse, un viaggio verso la morte

Fa un secolo ma non li dimostra. Un concentrato di Savinio che si trascura – compreso l’editore? da tempo non si parla più di Savinio, anche se i tempi sarebbero propizi. Sfarfalleggiante, sorprendente, persuasivo anche quando parla di Ulisse. Ulisse e non, da semigreco quale Savinio era e si professava, Odisseo. Ma anche questo confluisce: ora che l’America, Hollywood, Christopher Nolan propongono l’ennesimo “Odisseo” a grande budget, forse la Grecia non ci tiene più tanto a intestarselo.
Ulisse, dunque, che non era “un eroe”, che c’entra - quello che ora sarebbe un Cav Grand’Uff, un Legion d’honneur (“era necessario riportare il commendatore Ulisse alla sua statura naturale”). E l’Ulisse “grande infelice, un incompreso”? “Grandi infelici e incompresi compongono una specie particolare, sono riconoscibili come il corvo tra le colombe: Giobbe, Camôes, Werther, Jacopo Ortis". No, era un uomo che entrava nella mezza età confuso, e distante si guardava attorno. A cui l’autore vuol dare vera vita col solo titolo di capitano, a teatro, in una Avventura Colorata, di coriandoli, dove passare senza patemi la sua seconda vita, trasognata. Una vita di teatro perché “l’uomo attore sale a una biologia superiore. Acquista il senso totale, assume il comando supremo di se stesso”, da un colore all’altro, da un sesso all’altro, glabro e peloso, tra “Necessità e Desiderio”.
Il teatro - l’autore non si stanca di ripetere n lungo proemio, “La verità sull’ultimo viaggio” - è la sua scena. Dell’ultimo viaggio nel senso che gli danno i tedeschi cattolici, che il Giovedì Santo, vigilia di morte e resurrezione, visitano i Sepolcri in chiesa, dopo essere andati al cimitero a onorare i morti del giorno nella camera mortuaria. Perché il teatro è storia e vita. Avventura Colorata, e vaporosa, a coriandoli. Non “nera”, come l’Illuminismo, che la vita ridusse  a teatro, lo voleva – e Pirandello lo pratica.
Questa introduzione, e la “Nota” di Alessandro Tinterri che ha curato la riedizione, sono peraltro le letture più divertenti – anche se molte cose della “Nota”, che avrebbero dovuto arricchirla, sono lasciate a mezz’aria. Nei modi di Savinio, lievi e appuntiti. “Si è insistito sulla scaltrezza di 8Ulisse più che sul machiavellismo di Niccolò.  Si confonde Ulisse a Venizelos”, il Mussolini greco. –“Ulisse ha fama di scaltro. Qualità di terz’ordine”.
In Nota le avventure della (mancata) messinscena di “Capitano Ulisse” da parte di Pirandello, con quel progetto di Teatro d’Arte a Roma, a palazzo Odescalchi, che l’autore dei “Sei personaggi” provò a gran costo tra fine 1924 e inizi 1925 - per il quale in sostanza Savinio, già anti-pirandelliano, aveva in fretta redatto questo “Capitano Ulisse”? Con allarmate corrispondenze per salvare il salvabile con Picasso, con Paul Prima, driamaturg dello Stabile di Lipsia, e molto con un “Salvini”. Ora, Salvini é Guido Salvini. Picasso è proprio lui. Ma a Lipsia? E lo Stabile di Lipsia? E Pirandello, che ne pensava di Savinio? E il Teatro d’Arte?   
Alberto Savinio,
Capitano
Ulisse, Adelphi, pp. 161 € 12

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