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Ulisse, un viaggio verso la morte
Fa
un secolo ma non li dimostra. Un concentrato di Savinio che si trascura –
compreso l’editore? da tempo non si parla più di Savinio, anche se i tempi
sarebbero propizi. Sfarfalleggiante, sorprendente, persuasivo anche quando parla
di Ulisse. Ulisse e non, da semigreco quale Savinio era e si professava,
Odisseo. Ma anche questo confluisce: ora che l’America, Hollywood, Christopher
Nolan propongono l’ennesimo “Odisseo” a grande budget, forse la Grecia non ci tiene più tanto a intestarselo.
Ulisse, dunque,
che non era “un eroe”, che c’entra - quello che ora sarebbe un Cav Grand’Uff,
un Legion d’honneur (“era necessario
riportare il commendatore Ulisse alla
sua statura naturale”). E l’Ulisse “grande
infelice, un incompreso”? “Grandi infelici
e incompresi compongono una specie particolare, sono riconoscibili come il
corvo tra le colombe: Giobbe, Camôes, Werther, Jacopo Ortis". No, era un uomo che
entrava nella mezza età confuso, e distante si guardava attorno. A cui l’autore
vuol dare vera vita col solo titolo di capitano, a teatro, in una Avventura
Colorata, di coriandoli, dove passare senza patemi la sua seconda vita, trasognata. Una
vita di teatro perché “l’uomo attore
sale a una biologia superiore. Acquista il senso totale, assume il comando
supremo di se stesso”, da un colore all’altro, da un sesso all’altro, glabro e
peloso, tra “Necessità e Desiderio”.
Il
teatro - l’autore non si stanca di ripetere n lungo proemio, “La verità
sull’ultimo viaggio” - è la sua scena. Dell’ultimo viaggio nel senso che gli
danno i tedeschi cattolici, che il Giovedì Santo, vigilia di morte e
resurrezione, visitano i Sepolcri in chiesa, dopo essere andati al cimitero a
onorare i morti del giorno nella camera mortuaria. Perché il teatro è storia e vita.
Avventura Colorata, e vaporosa, a coriandoli. Non “nera”, come l’Illuminismo, che
la vita ridusse a teatro, lo voleva – e
Pirandello lo pratica.
Questa
introduzione, e la “Nota” di Alessandro Tinterri che ha curato la riedizione,
sono peraltro le letture più divertenti – anche se molte cose della “Nota”, che
avrebbero dovuto arricchirla, sono lasciate a mezz’aria. Nei modi di Savinio,
lievi e appuntiti. “Si è insistito sulla scaltrezza di 8Ulisse più che sul machiavellismo di Niccolò. Si confonde Ulisse a Venizelos”, il Mussolini
greco. –“Ulisse ha fama di scaltro. Qualità di terz’ordine”.
In Nota
le avventure della (mancata) messinscena di “Capitano Ulisse” da parte di
Pirandello, con quel progetto di Teatro d’Arte a Roma, a palazzo Odescalchi,
che l’autore dei “Sei personaggi” provò a gran costo tra fine 1924 e inizi 1925
- per il quale in sostanza Savinio, già anti-pirandelliano, aveva in fretta redatto
questo “Capitano Ulisse”? Con allarmate corrispondenze per salvare il salvabile
con Picasso, con Paul Prima, driamaturg dello
Stabile di Lipsia, e molto con un “Salvini”. Ora, Salvini é Guido Salvini.
Picasso è proprio lui. Ma a Lipsia? E lo Stabile di Lipsia? E Pirandello, che
ne pensava di Savinio? E il Teatro d’Arte?
Alberto
Savinio, Capitano Ulisse, Adelphi,
pp. 161 € 12
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