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Secondi pensieri - 591
zeulig
Democrazia
– La democrazia è in crisi o è in crisi
l’Occidente? La democrazia è in crisi perché è in crisi l’Occidente? Dopo tre
secoli dallo “Spirito delle leggi”, il fondamento della democrazia
moderna - la legalizzazione o costituzionalizzazione del potere (divisione e controllo
dei poteri), e l’universalizzazione del voto, singolo, individuale, “popolare”
- si discute la democrazia come se fosse defunta, o persa, o perfino irredimibile,
comunque non protettiva (certa, stabile, sicura). Perché l’Occidente vota a
destra – l’Europa e gli Stati Uniti.
Ciò sembra un segno di forza, ridiscutersi, rifondarsi.
E invece si assume di confusione, cioè di debolezza, o come suole dirsi di crisi.
L’alternanza politica dei poteri si direbbe un segno di forza, della democrazia,
e dunque questa deriva – questo panico – a che è dovuto? Esaminate tutte le
prospettive (immigrazione di massa, insicurezza del lavoro, terrorismo,
islamismo), si direbbe dall’arrivo al benessere di due terzi del mondo. Che si vorrebbe
arrivasse anche alla democrazia: il mondo islamico, una marea di Stati, circa
due miliardi di persone, e l’impero comunista cinese. Da questo mondo una sfida
viene all’Occidente nei livelli di reddito, per un’offerta di lavoro che li appiattisce.
Da qui la crisi occidentale. Che allora, però, è di ciclo economico, di un
processo di livellamento dell’offerta di lavoro. Una crisi di percorso. Che non
arresta o incide sulla democrazia – alla quale anzi, si direbbe, il mercato “mondiale”
del lavoro apre una platea vastissima.
Democrazia è la legge. Che può – poteva, quando
se ne fecero le prime esperienze – risultare avversa. Ad Antigone, p.es.. Ma è
la forma migliore di gestione della violenza pubblica, dell’autorità, del potere
- di quello che poi è diventato lo Stato, le istituzioni. Affinata via via come
strumento con le costituzioni. E ampliato, dalla giustizia propriamente detta,
penale e civile, alla convivenza sotto ogni forma, e alla politica, all’esercizio
della violenza. Che riduce a un assist, si direbbe con terminologia
sportiva, periodico, minimo, il voto.
La democrazia è semplice, è la legalità. Non
contro il crimine penale, la legalità del potere – l’addomesticamento, l’addestramento,
l’ammaestramento del potere. Della violenza del potere. Della violenza interna
alla società, da distinguere dalla guerra. Nelle forme legali, costituzionali. Su
alcuni prerequisiti: l’uguaglianza tra gli individui, la non discriminazione, per
qualsiasi motivo che non sia la violenza, con un po’ di impegno sociale, a
favore dell’uguaglianza di fatto (a favore degli svantaggiati), e per il contenimento
della violenza. In un metodo o sistema compromissorio e non coercitivo – il più
possibile democratico, cioè accettato dal più gran numero.
Tutto ciò è basilare. Va ripetuto perché non se
ne tiene conto, anche in sede scientifica, di studio, forse per motivi
politici. E mentre i motivi reali di crisi sono altri, non politici in senso
stretto, di orientamento o obbedienza.
Male – Guido Morseli nel diario, “Mi sono conosciuto nel sogno”, sintetizza il
problema da (ex? credente, allievo dei gesuiti, interrogandosi sui “fatti,
nella storia privata dei singoli individui come nella storia dell’umanità, che smentiscono
in pieno l’amore e la giustizia, la «Provvidenza» di Dio. L’ingiustizia e la
sofferenza imperversano… Insomma: c’è il male”. C’è ma non regge, poiché alla
sommatoria siamo qua, benché sempre feroci. E ce la spassiamo sempre meglio di
prima. Ma non si capisce bene l’istinto di sopravvivenza, anche solo nella
riduzione darwiniana-spenceriana, il survival of the fittest, se e perché
siamo organizzati-ci organizziamo per sopravvivere piuttosto che per morire, e
migliorare. Per vivere cioè oltre ogni aspettativa e pretendendo, a diritto,
che tutto sia messo in opera per a questo fine.
Si procede in salita, per ostacoli. Superandoli,
aggirandoli, anche abbattendoli. Singolarmente e in gruppo. Il vero quesito sarebbe:
unde bonum.
Vita – È un lasso di tempo, un segmento, deperibile, perento. E un principio,
il principio dell’inestinguibilità – da cosa nasce cosa, anche dall’Apocalisse,
c’è sempre un day after, sia pure mostruoso.
Il problema del tempo è quello della vita. Non ci
sarebbe senza una vita – una cosa vitale, cioè in evoluzione, per quanto
minima o, apparenemente, in surplace.
Ha un principio e una fine, il ciclo vitale, ma nell’apparenza
– cronologia. Il “fatto” è una essenza
- “restanza” si potrebbe dire, non nel
senso dell’antropologo Teti: una permanenza. È l’eterno - un tempo che ci attraversa, gli umani, ma
attraversa anche la “natura”, il mondo quale è. Che si trasforma, e anche scompare,
ma permane, in qualche forma – nei luoghi, nei materiali, nella memoria, nelle
idee, nelle trasformazioni: nella tecnologia e nella filosofia, il farsi del
tempo.
La morte è una tappa della vita.
zeulig@antiit.eu
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