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Porte aperte in Spagna
Non è l’Italia che si esclude dall’acordo
Schengen, l’Italia chiede l’esclusione della Spagna dall’accordo. Una richiesta
probabilmente improponibile, per i tanti svantaggi che creerebbe agli spagnoli,
e ai rapporti con la Spagna, ma non senza fondamento.
Il
presidente del consiglio spagnolo Sanchez è simpatico, se non altro perché è l’ultimo
socialista rimasto
in Europa, e come tale ce la mette tutta per perdere le elezioni, e poi perché
governa solo – senza
maggioranza in Parlamento, e con collaboratori e familiari in gattabuia. Mentre
Meloni, che lo
accusa di avere aperto le frontiere, della Spagna e quindi dell’Europa, a chi
vuole entrarci è bene quella
che sostiene in Spagna la destra di Voz. Ma sull’immigrazione selvaggia, con l’arrembaggio ieri
di 50 o 100 mila africani a Ceuta, ha solo torto – un arrembaggio preparato
evidentemente non in
ore o giorni.
La Spagna ha nazionalizzato in sette mesi
quest’anno un milione e 200 mila circa stranieri irregolari. Con un decreto
molto vantato a inizio anno il governo ha regolarizzato gli stranieri che si trovavano
irregolari in Spagna al 31 dicembre da almeno cinque mesi. Una regolarizzazione
che dà diritto al lavoro e all’assistenza sanitaria, e conduce alla cittadinanza.
A luglio lo stesso governo, sempre per decreto (il governo Sanchez non ha la maggioranza
in Parlamento), ha riconosciuto il diritto di cittadinanza agli eredi dei
vecchi emigrati con una Ley de Nietos – si è allineato alla pratica dei paesi a
forte emigrazione, p.es. l’Italia, che riconoscono la cittadinanza anche alla terza
e quarta generazione dopo l’emigrazione, ma ha dato alla legge un colore
politico, volendosi un riconoscimento agli emigrati politici (in precedenza Madrid
aveva varato una legge “dei sefarditi”, per la cittadinanza agli eredi degli ebrei
espulsi nel 1492…).
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