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venerdì 31 luglio 2026

Porte aperte in Spagna

Non è l’Italia che si esclude dall’acordo Schengen, l’Italia chiede l’esclusione della Spagna dall’accordo. Una richiesta probabilmente improponibile, per i tanti svantaggi che creerebbe agli spagnoli, e ai rapporti con la Spagna, ma non senza fondamento.
Il presidente del consiglio spagnolo Sanchez è simpatico, se non altro perché è l’ultimo socialista rimasto in Europa, e come tale ce la mette tutta per perdere le elezioni, e poi perché governa solo – senza maggioranza in Parlamento, e con collaboratori e familiari in gattabuia. Mentre Meloni, che lo accusa di avere aperto le frontiere, della Spagna e quindi dell’Europa, a chi vuole entrarci è bene quella che sostiene in Spagna la destra di Voz. Ma sull’immigrazione selvaggia, con l’arrembaggio ieri di 50 o 100 mila africani a Ceuta, ha solo torto – un arrembaggio preparato evidentemente non in ore o giorni.
La Spagna ha nazionalizzato in sette mesi quest’anno un milione e 200 mila circa stranieri irregolari. Con un decreto molto vantato a inizio anno il governo ha regolarizzato gli stranieri che si trovavano irregolari in Spagna al 31 dicembre da almeno cinque mesi. Una regolarizzazione che dà diritto al lavoro e all’assistenza sanitaria, e conduce alla cittadinanza. A luglio lo stesso governo, sempre per decreto (il governo Sanchez non ha la maggioranza in Parlamento), ha riconosciuto il diritto di cittadinanza agli eredi dei vecchi emigrati con una Ley de Nietos – si è allineato alla pratica dei paesi a forte emigrazione, p.es. l’Italia, che riconoscono la cittadinanza anche alla terza e quarta generazione dopo l’emigrazione, ma ha dato alla legge un colore politico, volendosi un riconoscimento agli emigrati politici (in precedenza Madrid aveva varato una legge “dei sefarditi”, per la cittadinanza agli eredi degli ebrei espulsi nel 1492…).

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