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sabato 12 settembre 2026

Se femmina è maschio

Un film del genere teen, giovanilistico, con linguaggio svelto e intenso, nelle immagini e nel parlato, nel ritmo. Un piccolo capolavoro filmico che Samani ha ricavato da un racconto di Stuparich vecchio quasi di un secolo - che ha probabilmente accelerato, al ritmo del tempo più che dell’età dei protagonisti, comunque irriflessivi.
Un racconto dell’adolescenza. Un’adolescenza iconica: incerta e avventurosa, tradizionale e curiosa, e veloce, tra lezioni, un poco, basket, bevute, fumate, un po’ di disco, niente fanatismi, e bighellonaggi, tra Barcola e San Giusto, o il Revoltella. Di maschi che non si fanno ombra di una femmina. Finché il maschilismo non irrompe con la gelosia - l’appropriazione di un rapporto amichevole.
Un racconto di genere? Il cameratismo al maschile ha la corda corta? Al fondo, il senso è questo, di ruoli invertiti rispetto ai tradizionali maschile e femminile. Frederika, svedese, che per semplificare si farà chiamare Fred, a Trieste col padre ingegnere che vi è stato comandato dalla ditta, viene iscritta all’ultimo anno dell’Itis “Marie Curie” – il racconto non è storico, è contemporaneo (e il “Marie Curie” un omaggio alla coproduzione italo-francese - un ritorno al passato, che fu ricco di molti buoni prodotti?) - in una sezione di soli maschi. Curiosità, dispetti, e infine cameratismo, Fred si ritrova adottata da un gruppetto. Sbronze, fumo, passeggiate, notti e giorni senza respiro. Con qualche turba e molta spensieratezza. Anche se le idee sono confuse – solo Fred le ha chiare: farà architettura a Firenze. Ma niente nodi, è l’età che vagheggia. Finché sull’amicizia non fa aggio la gelosia. Fred, colpita ale spalle, ne uscirà vittoriosa, gli altri no, ma non c’è una morale, non pesa.
Sotto un titolo anonimo un racconto a forte personalità. Della regista e della interprete, Stella Wendick, esordiente di enorme professionalità – scelta a Stoccolma, pare, in audizione fra gli allievi di una scuola di recitazione ma già padrona, dello schermo come del maschilismo, di Trieste, e perfino del triestino. Unico inconveniente i novanta minuti di sottotitoli, poiché il parlato è l'inglese per interiezioni e un triestino incomprensibile, l’uno più sintetico dell’altro, che scappano via a velocità ultrasonica.  
Laura Samani,
Un anno di scuola, Sky Cinema, Now

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