giovedì 10 agosto 2023
Secondi pensieri - 520
Accettazione – Fa la “realtà”. A partire da Dio – Dio esiste in quanto è accettato, in
concorso. Il possibile diventa reale nel momento in cui è accettato. Per questo
sono sostitutive (sostituite) realtà in comparabili: oggi i diritti in confronto
alla divinità, perlomeno nella sua formulazione di comandamenti, leggi e doveri
- o anche solo alla maternità, che invece è un “fatto”, fisiologico, sia pure
sotto un che di “divinità” (arcano). È la realizzazione della potenza
(potenziale, possibile).
Psicoanalisi - “I giudizi negativi che nella nostra epoca vengono dati spesso alla scissione
della personalità non sono altro che un cumulo di sciocchezze. Tale scissione
si manifesta come uno dei principi che governano il mondo, nel bene oltre che
nel male”. – E. Junger, “Un incontro pericoloso”,73-74.
Alla scoperta dell'America
L’America
non lo attrae, New York, ma lo sorprende. Per il traffico ordinato, senza
polizia agli incroci.”Un paese che si coccupa veramente dei bambini. E degli
adolescenti. Istijntivamente generoso (la prima conferenza a New York ha un
ticket d’ingresso: alla fine si annuncia che l’incasso è per i bambini francesi
– siamo nel 1946: uno spettatore propone che all’uscita ciascuno dià di nuovo
la stessa somme del ticket, ma “tutti danno molto di più”). “L’ospitalità, la
cordialità è dello stesso tenore, immediata e senza ritorno”. Ma l’impressione
è forte di “repressione e di terribile esasperazione sessuale”. Con il
razzismo: “Abbiamo inviato in missione
qui un Martinichese. Lo hanno alloggiato a Harlem. Rispetto agli altri colleghi
francesi, nota per la prima volta che non è della stessa razza”. Il viceversa è
anche vero: “Nel bus, un americano medio si alza davanti a me per cedere il
posto a una vecchia signora nera”. Ma ha l’“impressione he solo i negri ci
mettono la vita, la passione e la nostalgia in questo paese che colonizzano
alla loro maniera”.
Le
note di viaggio, negli Stati Unti da marzo a maggio 1945, e in America del Sud,
essenzialmente il Brasile, da giugno ad agosto 1949. Che Camus ha lasciato
specialmente curate, in vista di una pubblicazione. Molti appunti del viaggio
in Sud America sono confluiti nel racconto “La pietra che cresce” (nella
raccolta “L’esilio e il regno”) e nelle divagazioni “Il mare da vicino”.
Con
alcuni peosonaggi, in navigazione, specialmente femminili, attraenti, o
bizzarre. E a New York “la moglie di Saint-Ex., una delirante” (a pranzo,
“racconta che e San Salvador suo padre ha avuto, da 17 legittime, quarantatré
bastardi, di cui ciascuno ha ricevuto un ettaro di terra”). Ma soprattutto il
futuro grande amico Nicola Chiaromonte. Che vede sempre insieme con Rubé
(Borgese?).
Note
di cose viste, ma anche molto autobiografiche. Di persona attraente, ai suoi
trent’anni, con un occhio per tutte le donne che incontra, conscio del suo glamour intellettuale, e sempre sportivo.
Ma valetudinario, in Sud America passa da un’influenza all’altra, è insonne, è depressivo
– in due occasioni scrive di avere pensato al suicidio. E, all’improvviso,
oscuri, faticosi, risvegli: “Vivere, è fare male, agli altri, e a se stessi
attraverso gli altri” - per la crisi con la moglie Francine, da innamorateto di
Maria Casarès? Sembrerebbe: “Perseguitato dall’idea del male che si fa agli
altri solo a guardarli. Far soffrire mi è stao a lungo indifferente, bisogna
confessarlo. È l’amore che ni ha chiarito su questo punto”.
Il
viaggio è specialmente affollato, vivace, in Brasile, anche se spesso solo di macumbe e condomblé folklorici, mentre non ama Bueos Airesa, a Montevideo
viene trattato male e in Cile è ostaggio di una delle solire proteste
sindacali, come sempre violente. Ma trova sempre spunti d’interesse, anche soo
nella spuma del mare o nei colori del sole, personaggi ad altorilievo, e letterati che lo intrattengono di grande
spessore, Murilo Mendese,Victoria Ocampo, altri di minor nome. Curioso semrpe
delle donne, per lo più belle e
simpatiche, “alcune anche si propongono direttamente”. Anche se dei due viaggi
per conferenze quello in Sud America è piuttosto disorganizzato.
In
America Latina la scoperta precoce di quello che sarà il Terzo Mondo, pur
provenendo Camus dall’Algeria: uno stato di estrema povertà, accanto ma
“separato” dal paese che prospera e si arricchisce.
Due
testi separati, riuniti nell’edizioncina francese a fini editoriali. Molti nomi
sono dati con iniziali dallo stesso Camus, alcuni, anche significativi, senza
nemmeno iniziali – “il più grande” poeta brasiliano. Al primo viaggio Camus è
un giornalista di fama, ma un autore ancora incerto, e per questo è sorvegliatissimo,
anche perché il gironale, “Combat”, di cui è l’animatore, esibisce il testatina
“Dalla Resistenza alla Rivoluzione”. E tuttavia anche in America un viaggio da
“vedette”, molto accudito, da personaggi eccellenti, per conferenze in college
prestigiosi, Vassar, Harvard – come più tardi altri ne farà da vedette in Italia, auspice Chiaromonte, e
in Grecia.
Albert
Camus, Journaux de voyages, Folio,
pp. 131 € 6
Diario di viaggio
in America del Sud,
Città Aperta, pp. 83 €15
mercoledì 9 agosto 2023
Le cattive abitudini del governo con le banche
A colpo d’occhio, i governi italiani
ci hanno sempre provato con le banche, con eccezione di Bpm, Intesa e Unicredit.
Provato a disintegrarle – con Bmp in verità ci hanno provato, ma il banco ha resistito.
I governi italiani del Millennio. Licenziato Fazio, si sono sbizzarriti nelle più
varie manovre – accorpamenti, spezzettamenti, chiusure, aperture, e credito
facile. Col solo effetto di fallimenti e parafallimenti, dalle banche del Centro-Italia,
Mps compreso, al Veneto, e fino alla Popolare di Bari.
Fazio è il governatore della
Banca d’Italia che con cautela era riuscito nell’impossibile traversata delle
banche dalla politica (banche Iri, casse di risparmio, Popolari) al mercato.
Col miracolo Unicredit – se si guarda alle componenti – e anche del gigante
Intesa, benché imperniato sulla Commerciale. Poi Bazoli, il patron di Intesa, ha voluto Fazio impiccato,
compagnucci della parrocchietta e tutto, perché gli aveva impedito di prendersi
anche Generali, e l’opera incompiuta è finita in un mezzo disastro.
In
Italia non c’è alternativa fra i governi delle banche (obbligo di conto corrente
Monti, obbligo di carta di credito Draghi) e il giustizialismo, di sinistra e
ora di destra? Si dice questa la politica dell’uomo della strada – “il
banchiere è una sanguisuga”. Che però in questo caso anche lui si sente offeso,
ha il suo modesto conto corrente anche lui. La tassa non è stata popolare, e fa
paura.
Sembra
un controsenso: la banca non è la nemica del popolo? Ma funziona così; “Non mettere
le mani in tasca”, come diceva il buonanima.
Fine anticipata della vacanza
In consiglio dei ministri è il
ministro dei Trasporti ad annunciare una supertassa sulle banche. Non il
ministro dell’Economia e delle Finanze, che supervede al fisco, non il
presidente del consiglio: un ministro che non c’entra. Se non perché è il capo
della Lega. Anzi, solo perché si chiama Salvini, e fa quello che vuole, forte
di un suo partito.
La tassa probabilmente non
inciderà sul patrimonio delle banche – sarebbe da galera. È stata imposta solo perché
la Spagna, socialista, l’ha imposta qualche tempo fa - ma in accordo con le banche. Imposta di autorità e in fretta. Il fisco si vuole
prudente e prevedibile. Ma per Salvini non fa differenza, ha fretta, di mostrarsi capo del governo.
Meloni, che pure si vede
confabulare da pari a pari, malgrado la statura, con i potenti della terra, con
Salvini non ci sa fare. Finché Salvini è stato buono, nove mesi, le cose sono
andate. Ora non più, partita la campagna
elettorale per le Europee, che sono fra nove mesi. Soprattutto non sarà facile per
il Paese: per l’indebitamento, per la produzione e la produttività, per i
problemi internazionali (i migranti, la Cina, la guerra, il Pnrr). Meloni in questi mesi è come se avesse corso, sempre indaffarata, ma era in vacanza, di potere. Che abbia fatto tutto Salvini, abbia fatto tutto per metterla in ombra, come una piccola figurante, prefigura però tutta una diversa Meloni, piccola in tutti i sensi, una che non può, e forse non sa. Ma in quale governo un ministro si alza e impone una tassa? Non nel governo italiano, che costituzionalmente è consiliare, di cui il capo è solo presidente - una debolezza doppia nella fattispecie?
Sordi umano, fa il padre
Vent’anni
dopo avere rifiutato “Il sorpasso” di Dino Risi (il ruolo andò a Gassman),
Sordi pentito ritenta l’operazione sfruttando il giovanissimo Verdone, reduce
da “Un sacco bello”. Si viaggia sempre lungo l’Aurelia, il legame è paterno (la
scoperta del figlio), i luoghi sono incantevoli, e le ragazze, con molte battute e gag carine,
ma l’effetto non è lo stesso.
Un
ruolo diverso per Sordi, non più da imbroglioncello, ma è solo un film onesto:
padre e figlio ventenne buon annulla e un po’ stolido, osservatore di gabbiani,
si scoprono. Sordi non è Risi e ne viene un copione di bontà.
Alberto
Sordi, In viaggio con papà, Rete
Quattro, Mediaset Infinity
martedì 8 agosto 2023
Attentati ai treni
Gli attentati ai treni sono sempre stati opera di neofascisti,
da Tuti in poi. Anzi dall’attentato alla Freccia del Sud, il treno dalla Sicilia
a Torino, il 22 luglio 1970, a Gioia Tauro, con sei morti e una sessantina di feriti.
Una tecnica diventata tattica, organizzata, due anni dopo, nella notte
tra il 21 e il 22 ottobre 1972, con la serie di ordigni, esplosi e non esplosi,
lungo le ferrovie in varie dislocazioni, da Latina a Gioia Tauro, per sabotare una
manifestazione dei metalmeccanici a Reggio Calabria contro i boia-chi-molla.
A Bologna quindi il 2 agosto 1980
si disse
subito di si, la strage è fascista. Ma subito dopo di no. Poi ci fu Cossiga,
col suo abitino di seminatore del dubbio, o “rottamatore” un po’ bipolare, che
nel 1991 disse che non erano stati i fascisti. E dietro Cossiga si mosse molta intellighentsia di sinistra. Infine sono emersi i telegrammi del
col. Giovannone, l'uomo dei servizi a Beirut, col suo accordo di non belligeranza
col terrorismo palestinese, allarmato da un’ennesima scissione, segnalando una
o più “schegge impazzite”.
In verità, l’accordo di Giovannone (e Eni, e altri: ospedali e
aiuti umanitari in cambio di protezione contro il terrorismo) con Arafat e l’Organnizzazione
per la Liberazione della Palestina non aveva protetto l’Italia, a Fiumicino e
altrove. Ma non c’è mai stata una forma di terrorismo palestinese come quella
di Bologna. E sui neofascisti per Bologna grava la condanna giudiziaria.
La condanna è un fatto. Ma in mezzo a tanti misfatti, per
primo il tortuosissimo processo (più processi) per piazza Fomtana - contro ogni
evidenza (per prima la pista anarchica voluta dal commissario Calabresi). Il
dubbio quindi ci sta. Per ora la strage alla stazione è dei neofascisti. Ma
indagare non dovrebbe nuocere.
Sicilia in allegria
Una
Sicilia che si prende in giro. Sulla mania dei primati: i Lestrigoni, giganti,
il re Artù nell’Etna, Shakespeare di Messina (questa è rubata:
Shakespeare-Florio-Crollalanza era di Bagnara in Calabria - ma è vero che
Messina-Palmi-Bagnara facevano nel Cinquecento città metropolitana, lo
Stretto). Sulle bellezze: non c’è immagine non curata per essere “bella”, ma
nessuna immagine obbligata dell’isola. Sulle spiritosaggini: un racconto pieno
di gag e battute, ma senza parere. Le suore smmozzatrici, a tariffa. L’isola
avvelenata, dove il pane è di segale cornuta, droga naturale - ma solo la sera,
un panino a testa. La mafia dello Speedy Pizzo. E l’ecologia: la setta cui
Dimartino è affiliato coltiva la metamorfosi in alberi. Con Vecchioni che fa
il complottista. E Erlend Øye se stesso.
Il
duo di cantautori Colapesce-Dimartino si fingono divisi dopo Sanremo 2021, e il
successo di “Musica leggerissima”, e si riuniscono per un film sulle leggende
della Sicilia, che viene pagato profumatamente (“ah, i tempi della ‘Piovra’ con
Michele Placido, quanti bigliettoni in nero”). Una rivisitazione della Sicilia
da completare in otto giorni. E all’avventura i due ex soci s’imbarcano, ogni
giorno una diversa. Il torneo di poesia dei Nebrodi. L’anello miracoloso
perduto in mare. E la ricerca del Graal che si manifesta una teiera.
Un
omaggio alla Sicilia. Colapesce e Dimartino, con la complicità di Nicolosi,
psichiatra e videomaker, ripercorrono eleganti le tracce dell’assurdo fatto in
casa, di Franchi e Ingrassia, Ficarra e Picone, di Angelo Musco a suo tempo, o
di Turi Ferro. Une vena isolana fertile. In fondo, lo abbiamo dimenticato, lo
stesso Pirandello era all’origine e al fondo uno scrittore comico - satirico,
ironico, scherzoso - e uno che tanto ebbe a scrivere, e non definitivamente,
sull’umorismo. Sullo sfondo di una
Sicilia non canonica, ma senza un’immagine che non sia bella.
Un
film d’autore. Che Nicolosi avrebbe ideato su un libro di fiabe siciliane,
dice, ricevuto in dono da Dimartino – soggetto e sceneggiatura figurano di
Nicolosi, Colapesce e Dimartino. Di suo il regista lavora con immagini veloci,
dei protagonisti , visti dall’alto più che frontali, o dal basso, o laterali,
quasi voci narranti, voci-quadro, e immagini invece che s’impongono come in una
galleria. Con molto ritmo, un montaggio secco, svelto.
Zavvo
Nicolosi, La primavera della mia vita,
Sky Cinema
lunedì 7 agosto 2023
Problemi di base bellicosi - 762
spock
La guerra fa bene a chi?
Le bombe intelligenti sono opera di un filantropo?
E le bombe a grappolo?
E quelle al neutrino, che colpiscono solo l’uomo?
Quando Alessandro Magno, Attila e Oppenheimer si pentono, è
per andare in paradiso?
L’odio nasce dalla guerra, o la guerra nasce dall’odio?
spock@antiit.eu
Il poeta è un minatore
La
poesia è “puro narcisismo finché il poeta si ferma ai singoli fatti esterni della
propria persona o biografia. Ma ogni narcisismo cessa appena il poeta riesce a
chiudersi e inabissarsi talmente in se stesso da scoprirvi e portare al giorno
quei mondi di luce che non sono soltanto dell’io ma di tutta la tribù”.
Il
poeta è un minatore. È poeta colui che riesce a calarsi più a fondo in quelle
che il grande Machado definiva “las
secretas galerias del alma”. Perché “quanto più il poeta s’immerge nel
propri io tanto più egli allontana da sé ogni facile accusa di solipsismo”.
In
una collana chiamata “Piccola biblioteca di letteratura inutile” una conferenza
di Giorgio Caproni, nel 1982, a Roma, nel teatrino “Flaiano” a Santo Stefano
del Cacco, sulla sua poesia (in occasione dell’uscita di una sua raccolta) e
sul poetare in generale. Curata da Roberto Mosena, con un saggio di Flavio Santi,
ma raccolta da Pietro Tordi. Un attore che andava a caccia di voci sula poesia:
non mancava accademia, circoli, librerie, teatri dove se ne parlava, e registrava
gli interventi.
Oggi siamo tutti poeti, da TikTok in su, anzi da whattspad: un
male non può essere, anche se senza “scavare” molto - meglio una poesia social
come viene, che niente?
Giorgio
Caproni, Sulla poesia, Italo Svevo, pp. 72 € 13
domenica 6 agosto 2023
Ombre - 679
“Turisti
in calo fino al 30 per cento”. Turisti italiani – non si fa più vacanza, o allora
per due terzi degli anni precedenti, non si può. Ma fatturato di settore in crescita di 1,2 miliardi. È l’indice vero dell’inflazione.
Che non è al 6 per cento, e nemmeno al 7, chiunque faccia la spesa lo sa, i prezzi
sono più che raddoppiati – dei vegetali anche triplicati. Un residente a Roma
che esca a pranzo o a cena si meraviglia che ancora tanti stranieri possano
fare turismo in Italia.
Sei
procedimenti giudiziari, penali e civili, a carico di Trump sono stati
scaglionati nei diciotto mesi fino al voto presidenziale di novembre 2024.
Difficile non vedervi un’agenda politica. Negli Stati Uniti Procuratori di giustizia
sono di nomina politica (governatoriale o presidenziale). Ma nessun giornale lo
ricorda. Né si disse al tempo del Russiagate che era un dossier, pagato, commissionato
a una ex spia inglese dalla campagna elettorale di Hillary Clinton, con la
complicità della Cia. La democrazia si accompagna alla giustizia politica?
Domenica
è “Tensioni su Reddito e Pnrr”. Lunedì è “Rialzi e tensioni su prezzi e tassi:
rischi sulla ripresa”. Martedì è “Rallenta la crescita italiana”. Mercoledì è
“Battaglia sui fondi dl Pnrr”. Giovedì “Reddito, alta tensione in aula”.
Venerdì, “Scontro su salario e prezzi”. A corpo 48, in prima pagina, del giornale
più diffuso. Di cui niente è vero. Neanche come pettegolezzo: sono cose che che
non interessano a nessuno. Forse ai parlamentari? Ma i parlamentari non leggono,
non hanno tempo, i cellulari non gli lasciano un secondo – e poi li hanno ridotti,
ora sono solo seicento. Interesseranno ai padroni dei giornali, per ricattare
il governo?
Commemorandosi
la strage di Bologna, i titoli sono per Mattarella: “Accertata la matrice fascista”.
Cosa che ogni presidente ripete da anni, da quando i tribunali l’hanno
dichiarata. Mentre la notizia sarebbe che a dire “la responsabilità di questa strage
fascista, neofascista” è stato Larussa, che è ora il presidente del Senato, ma
tiene o teneva in corridoio in casa il busto di Mussolini. È come se non si
volesse passato il neofascismo, e nemmeno il fascismo. Anzi, non è “come se”, è proprio così, perché
non ci sono altri argomenti. Ma di fascismo “non si campa”.
La
Grande Mobilitazione annunciata (sperata, invocata) a Napoli, a Pisa, a Milano
(a Milano, il reddito di cittadinanza?) contro il governo per i
controlli sul reddito di cittadinanza non c’è stata, ma non si dice. Pochi ai
sit-in. Ma se ne mostrano solo gli striscioni, non i partecipanti. Che sono gli
impiegati Cgil e Usb, i comitati di base (i 5 Stelle fanno la voce grossa solo
sulla tastiera, non si scomodano ad andare in piazza).
Politicamente,
non sarebbe utile dire invece che non è una partita poveri-ricchi ma onesti-furbi
– i quali, essendo furbi, non si sono presentati in piazza. Onesti essendo i
percettori del reddito di cittadinanza con diritto.
“Le
aveva rubato le chiavi di casa e si era nascosto nell’armadio della stanza da
letto. Ha aspettato che si addormentasse e poi
l’ha assassinata colpendola alla
gola con un coltello. I pm che indagano sul femminicidio di Cologno Monzese
potrebbero contestare a Zakaria Atqaoui anche la premeditazione”. Perbacco!
Il
“Corriere della sera” scopre il garantismo in prima pagina. Con ben due
redattori.
Il
giorno prima lo stesso giornale scopriva che, finita in gloria la drammatica,
tragica, vitale rata di luglio del Pnrr, altre nuvole si addensano sulla
scadenza di dicembre, per la penna addirittura di Fubini, che pure conosce le
lingue: “Evasione e giustizia, le preoccupazioni di Bruxelles sul Pnrr. Sotto
esame le modifiche richieste e la quarta rata di fine anno”. Ora, delle due
l’una: o questo Pnrr è funesto (morboso, sospettoso). O la Commissione di
Bruxelles è un po’ depressa, che sempre sta in ansia per l’Italia. Anche a
Ferragosto.
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Ombre
Il cambiamento in foto
Fino
al 20 agosto una larga esposizione di molti fotografi di varia provenienza, e
con varie narrazioni. Al centro la collettiva del titolo, che si vuole “l’unico
programma al mondo di fotografia sul cambiamento climatico basato su dati
concreti, gestito da Climate Outreach, un team di scienziati sociali e
specialisti della comunicazione”. Nell’insieme, la documentazione del
cambiamento in atto, non sempre nelle migliori intenzioni.
Star
della mostra il fotografo tibetano Xiangyu Long, sulla rapidissima trasformazine
del Tibet. Per effetto anche della globalizzazione e dell’omologazione, ormai
parte del “continente” Cina. Curioso il
suo “Tik Tok in Kham”, la vicenda di un pastore tibetano di yak diventato un influencer su TikTok, che trascina al cambiamento
tutta la comunità dove vive.
Gabo
Caruso, argentina, segue la transizione di genere di una bambina, Cora. L’austriaco
Klaus Pichler documenta con “The Petunia carnage” l’insensibilità alla natura. L’inglese
Arianne Clément, con la serie di foto “The Art of Aging”, va controcorrente,
mostrando pose naturali e svelte di persone anziane, fatte di semplicità,
grazia e perfino sensualità. Michele Martinelli, il documentarista lucchese, con
“Far South” fa vivere il carattere imponente, segreto della Sila.
Due
mostre complementari. “Identità e comunità” del collettivo Vaste Programma
(Giulia Vigna e Leonardo Magrelli i fondatori, nel 2017) sulle immagini dei
nuovi media. E “Anni interessanti” dell’Archivio Luce-Cinecittà, per la cura di
Enrico Menduni, che documenta l’Italia negli anni dal 1960 al 1975.
Il
Fiumefreddo Photo Festival alla seconda edizione si allarga alla vicina San
Lucido e si fa Fotografia Calabria Festival.
Associazione
Pensiero Paesaggio, Climate Visuals, Fiumefreddo Bruzio-San Lucido
sabato 5 agosto 2023
Problemi di base - 761
spock
La follia è pura?
La storia è prevedibile?
I genitori di figlie hanno più
probabilità di divorziare di quelli con fili maschi?
Solo quando le figlie raggiungono la
pubertà?
“Meno ti conosci, meglio stai”, Emanuele
Trevi?
E la psicoanalisi?
Perché ci dovrebbe essere nell’universo, per quanto infinito,
qualcosa di simile all’umanità, o anche soltanto alla terra, a ventimila anni
luce?
spock@antiit.eu
Cronache dell’altro mondo – processuali (243)
I processi a Trump, sei finora,
sono scaglionati lungo la campagna elettorale.
Il processo civile contro la
Trump Organization comincia il 2 ottobre.
Il processo penale per
diffamazione avviato da Jean Carroll comincia il 15 gennaio.
La class action per un “pyramid
scheme”, o metodo Ponzi, o Madoff, il 29 gennaio.
Il processo hush money (“acquisto” di
testimoni) il 25 marzo.
La denncia per i documenti
segreti tenuti in casa il 20 maggio.
Resta da calendarizzare il
processo per i fatti del 6 genaio 2020.
I processi avrebbero prosciugato
la liquidità di cui Trump dispone, compresi i fondi elettorali per le primarie
repubblicane.
Il miglior filosofo – se è esistito
Giurista,
astronomo, filosofo, interlocutore e ispiratore di Platone, che a lui intitolò
un dialogo celebre, per di più pitagorico, dunque un discepolo di Pitagora che
ha scritto, ha scritto un trattato, ma poi, Timeo di Locri è mai esistito? La parte
migliore del volumetto è il lavoro della curatrice, Cinzia Campus: la sua introduzine
e le lunghe note di traduzione - il trattato è poca cosa nel libro, una ventina
di pagine (con al centro una lunga serie di numeri armonici), e poca cosa in sé.
Che
non sia esistito è ipotesi inesatta. C’è nel “Timeo” di Platone: “Timeo di Locri,
in Italia, città dalle ottime leggi, ove
non è secondo a nessuno né per sostanze, né per nascita, ha rivestito le più
alte cariche e le magistrature nella città, ed ha toccato, a parer mio, la vetta
di tutta la filosofia”, degno interlocutore di Socrate. Quale filosofia, questa?
Platone insiste: “Il più valente tra noi nell’astronomia, e quello che maggiore
impegno ha profuso nella conoscenza della natura del tutto”. Anzi, addirittura,
sarebbe Timeo e non Platone l’autore del “Timeo”, secondo una malignità di Diogene
Laerzio: Platone avrebbe derivato il suo “Timeo” da alcuni “libercoli” comprati
a caro prezzo, di Filolao e di tre autori pitagorici (che Diogene Laerzio non menziona,
ma uno di questi si supporrebbe Timeo di Locri). Malignità ripresa da Proclo due secoli dopo.
Altre
notizie non abbondano. Platone lo nomina qualificandolo sempre di “pitagorico”. L’incontro di
Socrate con Timeo, che occasiona il dialogo di Platone, sarebbe avvenuto intorno
al 421 - “Timeo apparterrebbe quindi alla generazione di Filolao, contemporaneo
più vecchio di Socrate”. Cicerone accenna in un paio di passi a un incontro fra
Timeo e Platone in uno dei viaggi di Platone in Italia – ma anche lui credeva
che Platone si fosse ispirato a Pitagora.
Timeo
di Locri, Sulla natura del mondo e dell’anima, Ets, pp. 97 € 6,71
venerdì 4 agosto 2023
Letture - 528
letterautore
Amore
-
Il destino si può piegare in mille modi,
“ma non c’è assolutamente un modo per ognuno di innamorarsi”, Robert L. Stevenson,
“On falling in Love” (in “Virginibus puerisque”).Soprattutto non c’è per gli
scrittori, sembra dire, dall’esemplificazione che fa seguire alla massima: “Si
sa di Shakespeare, del problema che gli si è creato quando la regina Elisabetta gli chiese di inscenare Falstaff innamorato.
Non credo che Henry Fielding sia mai stato innamorato. Scott, se non fosse per
un passaggio o due in ‘Rob Roy’, mi darebbe la stessa impressione”.
Lo stesso Stevenson pensa della “innumerevole
armata di persone anemiche fatte con lo stampino che occupano ordinatamente la
faccia di questo pianeta” che la cosa è rara, per un motivo: “Il semplice
incidente di innamorarsi è altrettanto benefico quanto è stupefacente”.
È anche inclassificabile. Fra tutti i
sentimenti, “l’amore, in particolare, non supera un riesame storico; per tutti
quelli che lo hanno sperimentato, è uno dei fatti più incontestabili al mondo;
ma se si comincia a chiedere che cosa era in altri periodi e paesi, in Grecia
per esempio, i più diversi dubbi cominciano a insorgere”.
Analfabetismo
di ritorno –“L’ondata
di immagini favorisce un nuovo analfabetismo”, poteva rilevare E. Jünger a fine
anni 1980 in una serie di annotazioni occasionali poi pubblicate col titolo “La
forbice”, §164: “La scrittura è sostituita dai segni, si può osservare il peggioramento
dell’ortografia. Ne consegue l’involgarirsi della grammatica”.
E non aveva ancora gli emoticon, gli idiotismi,
stretti, obbligati e decidui, le abbreviazioni da iniziati, le sigle variabili
quasi quotidianamente – sempre da iniziati.
Braccio
teso –
Il saluto romano, poi fascista e nazista, era un segno di difesa e non di affermazione?
Così lo dice E. Jünger, “La forbice”, § 102, con “un significato magico”: “Il
braccio teso in avanti orizzontalmente, esibito a difesa dallo sguardo del
male, con un significato magico”.
Buon
costume –
Era “teoria dei moralisti dell’Ottocento che il buon costume varia a seconda
dei paralleli”” – E. Jünger, “Un incontro pericoloso”, p. 37.
Dante
–
Leopardi non lo sentiva “suo”, a fronte del Tasso. In un esteso passo dello
“Zibaldone”, 4255, a proposito delle sfortune dei due poeti, “sfortunatissimi”.
Entrambi onorati, di cui visitiamo riverenti i sepolcri. Ma, continua Leopardi,
“io, che ho pianto sopra quello del Tasso, non ho sentito alcun moto di
tenerezza a quello di Dante”. Se lo rimprovera, avendo “un altissima stima,
anzi ammirazione, verso Dante”. Tanto più che “le sventure di quello (Dante, n.d.r.)
furono senza dubbi reali e grandi”, mentre “di questo (Tasso, n..d.r.) appena
siamo certi che non fossero, almeno in gran parte, immaginarie”. E ne cerca il
perché. Se lo dà in quanto “veggiamo in Dante un uomo d’animo forte, d‘animo
bastante a reggere e sostenere la mala fortuna. Oltracciò un uomo che contrasta,
e combatte con essa, colla necessità, col fato”. Un ritratto in qualche modo
originale. Mentre “nel Tasso veggiamo uno
che è vinto dalla sua miseria, soccombente, atterrato”, etc.
Dante
islamico –
Tante avventure nell’aldilà sono delle “Mille e una notte”.
Don
Giovanni –
È coetaneo della Costituzione americana. “Il più famoso libertino all’opera,
che impersona la libertà non solo dai vincoli sociali e politici ma dalla
sessualità, la religione, e la stessa morale, è sempre stato una figura inquietante”
- Larry Wolf, il cultore di Verdi, sulla “New York Review of Books”: “«Viva la
libertà!» canta Don Giovanni come i suoi ospiti arrivano per una festa serale,
e poiché l’opera fu composta nel 1787, nell’età dell’Illuminismo e alla vigilia
della Rivoluzione Francese, non è irragionevole chiedersi che specie di libertà
ha in mente. È la specie di libertà politica che fu stabilita nella Costituzione
americana, anch’essa scritta nel 1787….”.
Wolf continua riferendo il messaggio a
Da Ponte, il librettista, più che a Mozart. Ma evita di dire che Da Ponte era
lui stesso don Giovanni – tanto da essere bandito, prete scomunicato, da Venezia.
E che, dopo vari matrimoni, imprese fallimentari, peregrinazioni fra Praga, Dresda,
Londra, si stabilì in America – vi si stabilì con l’ultima famiglia, e vi
divenne insegnante, libraio e infine professore, alla Columbia.
U.
Eco –
“Umberto Eco, in un saggio di cui mi sto occupando giusto stamattina, il 4
giugno 1988, dice che ogni tentativo di fondare un senso ultimo conduce
nell’insensato e sottrae al mondo il suo mistero”– Ernst Jünger, “La forbice”,
§ 173. Tomista di formazione, Eco ha presto abbandonato la filosofia (la
metafisica) per le applicazioni pratiche del pensiero, la sociologia della letteratura,
la semiotica, il costume, il giornalismo.
Figure
–
“La fiaba fa riferimento di preferenza al regno animale, la parabola a quello
delle piante – il granello di senape, il loto, il fico, il giglio. Tutte queste
figure sono imparentate: sono simboli dell’uomo entro il regno vivente. Ritroviamo
invece esempi tratti dal mondo inanimato nei proverbi” – E. Jünger, “La
forbice”, §17.
Madre-figlia
–
Il rapporto conflittuale è uno dei primi temi dei primi romanzi. Miss Howe
scrive a Miss Harlowe in “Clarissa”, vol. II, lettera XIII: “Sai, mia madre
ogni tanto litiga con molta forza; sempre almeno molto caldamente. Mi capita
spesso di pensarla diversamente da lei, e entrambi pensiamo così bene delle
nostre ragioni che raramente siamo felici di aver convinto l’una l’altra. Un aso
molto comune, penso, in tutti i dibattiti veementi.
Lei dice che sono troppo intelligente.
Anglicizzato, troppo impertinente.
Io, che lei è troppo saggia. Cioè,
per metterla in altro modo in inglese, non
più così giovane come pure è stata”.
Mosè –
È citato per la
prima volta da Longino?
Fra le tante
perplessità
su chi era Mosè non poteva mancare Voltaire. Nel
breve scritto “Auteurs”, 1770 circa, rifacendosi alla “Histoire de la
philosophie” del “buon abate Bazin”, fa valere che “mai nessun autore ha citato un passaggio di Mosè prima di
Longino, che visse e morì al tempo dell’imperatore Aureliano”. Il nome era
noto, Giuseppe ne parla più volte, ma nessuno cita un detto o uno scritto,
nessuno dei profeti autori dei libri biblici. “Benché egli sia un autore
divino”, aggiungeva Voltaire. Che però non notava che i libri della Bibbia non si citano fra di loro.
Prima del “romanzo” (poi non pubblicato)
e dei tre saggi di Freud su Mosè, “un generale egiziano”, la sua figura era stata
al centro di un Antisemitismusdiskurs a
fine Settecento, un dibattito sull’antisemitismo.
Nel 1790 Schiller pubblicava sulla rivista “Thalia” “La missione di Mosè” –
Schiller è stato storico valente, prima che drammaturgo. C’era in corso la
rivoluzione francese, ma Schiller si impegnava a rielaborare, in parte
confutandola, la prolusione tenuta un anno prima a Jena dall’illuminista
framassone Carl Leonhard Reinhold. Con un testo fitto, di una quindicina di
pagine, come la prolusione. Schiller fa nascere la parola “ebrei” con la fuga
dall’Egitto, un nome spregiativo dato ai riottosi israeliti dal faraone, che li
aveva confinati in aree separate. Ma non fa di Mosè un egiziano, bensì il
figlio di un’ebrea fatto crescere con un trucco dalla figlia del faraone, e
quindi a scuola dai sacerdoti, dai quali apprende i Misteri di Iside. E lo dice
per questo un capo opportuno ma anomalo per gli ebrei.
Nazionalità
-
“Sarebbe belllo se nazioni e razze potessero comunicarsi le loro qualità; ma in
pratica, quando si guardano l’una con l’altra, hanno l’occhio solo ai difetti” -
R.L.Stevenson, “Village Communities of Painters”.
Psicologia
–
“Fabbrica i sogni che studia”, E. Jünger, “La forbice”, §75: “A volte pare che
i vecchi libri di sogni possano darci informazioni migliori di quelle che della moderna psicologia, che fabbrica i
sogni che studia”.
Santippe
–
Personaggio ricorrente delle narrazioni (p.es. l’ultimo racconto delle “Mille e
una notte”), la donna autoritaria, scomparsa dal secondo Novecento in qua –
scomparsa col femminismo che invece ne
sarebbe l’applicazione pratica?
Viaggio
–Non
si viaggia per viaggiare ma per aver viaggiato”, Alphonse Kerr, 1847.
letterautore@antiit.eu
Cronache dell’altro mondo – armate (242)
Fino al 60 per cento delle
famiglie americane potrebbe possedere armi.
La percentuale dichiarata dei
detentori di armi in casa è molto inferiore, poco più della metà, il 33 per
cento del totale della popolazione. Ma il Centro di Ricerca sulle Armi dell’università
Rutgers nel New Jersey dubita della veridicità delle dichiarazioni (le ricerche
si fanno a campione, il dato non è statistico), e prospetta che una metà di chi
dichiara di non possedere armi di fatto le detiene.
Una statistica di fine 2020 dà in
434 milioni di armi da braccio la produzione per il mercato privato nei
precedenti venticinque anni.
Nel 2002 sono stati venduti 17
milioni di armi per possesso privato.
Il giallo innocente
Jünger
nel 1985, a 90 anni, debutta nel thriller.
Nella Parigi di Fine Secolo (Ottocento) centro del mondo: Belle Époque, champagne,
fortune accidentate, amori à gogo. E
una casa d’appuntamenti elegate e discreta. Vittima, sarebe il caso di dire, un
giovane – tedesco – tanto bello quanto innocente. Mentre lei, la femme fatale, di un solo sguardo, è un caso borderline, si direbbe oggi. Il tutto agito, per caso, da un
Mercurio, un deus ex machina, dispetico.
E agitato (shakerato), in un mondo altolocato, di ammiragli e brasseurs d’affaires, all’ombra del
Jockey Club. C’è anche un detective, anzi ce ne sono due – e uno viene dal
Deuxième Bureau, il controspionaggio, poi famigerato al tempo delle indipendenze
africane.
Un
racconto di suspense più che d’azione – c’è quasi l’unità di tempo,
luogo e azione. Con lunghe escursioni attorno ai luoghi e ai personaggi: Jünger si cimenta
col feuilleton, col romanzo popolare,
che vuole personaggi “distinti”, attorno naturalmente a una seduzione.
Non
propriamente un giallo. Un omaggio a Parigi, passeggiata e commentata in dettaglio. Centro più che altro del demi-monde. Delle avventure facili, in
affari e a letto, di licenza misurata e obbligata. Un romanzo di costumi. E di formazione,
di giovane vergine a opera di un mefistofele di passaggio. Del thriller ha il ritmo - anche se non veloce. Nella traduzione
di Anna Bianco, Bompiani, a ruota sulla prima edizione tedesca.
Ernst
Jünger, Un incontro pericoloso, Adelphi,
pp. 193 € 14
giovedì 3 agosto 2023
A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (533)
Giuseppe Leuzzi
Si scopre per la curiosità di un senatore americano
che i colori della bandiera, bianco, rosso e verde, erano i colori della
Repubblica Cispadana al tempo di Napoleone. Cosa che si sapeva. Ma che la
Cispadana li aveva adottati in quanto colori della Lombardia (la cosa,
perlomeno, è spiegata così dal sito del Quirinale, chissà): il verde della
guardia civica milanese, dal 1782, il bianco e rosso dell’“antichissimo stemma
comunale di Milano” (croce rossa su campo bianco). La Lega non lo sapeva, oppure
vanno bene una cosa e l’altra, il leghismo e la bandiera?
“Un ponte fra due cosche” è
una battuta per il ponte sullo Stretto di don Ciotti, il fondatore
e animatore di Libera, l’organizzazione che gestisce i beni sottratti ai
condannati per mafia. Un patrimonio enorme, di cui non si conosce la qualità
della gestione, né la destinazione dei risultati di gestione. Una gestione
peraltro assortita di cospicui aiuti pubblici. Il sacerdote conferma che il Sud
è vittima (anche) dell’antimafia. Una camicia di forza.
Nella Parigi a cavaliere
dell’Otto-Novecento, che molto s’immaginava mondi futuri, un Henry Le Bon
(pseudonimo per il re omonimo, Henry VI “Le Bon”) pubblicava nel 1890 un “L’an
7860 de l’ère chrétienne”, in cui s’immaginava gli alimenti sintetici e conflitti
giganteschi, tra la Francia e l’Inghilterra, e tra la Sicilia e l’Italia.
Il linguaggio dei gesti
“È dimostrato che, da sempre,
si è attribuita al movimento una forza immediata: la capacità di intendersi
attraverso i movimenti, infatti, venne prima del linguaggio. Un’intesa più che
sufficiente per un contatto, spesso più comprensibile della stessa parola
esplicita. Il fim muto e il teatro Kabuki ne sono una prova” – Ernst Jünger, “La
forbice”, § 99.
È il linguaggio del Sud, che
si vuole più economico. Quindi espressione del fanientismo meridionale - è topos anche del western, per semplificare l’indolenza chicana. Ma più articolato
e significativo di quello parlato, che
si disperde tra dialetto e lingua, nelle forme dialettali e nel dialetto italianizzato.
Più comprensibile o più carico di senso, un gesto, un messaggio forse indolente
o forse in vece di una parola che non si trova, forse di un giro di parole.
Ma era arte discorsiva, ora non più, sacrificata alla modernità – alla
forma compiuta, anche se inespressiva o poco espressiva, di valore legale. Oggi,
per via social, in forma prevalentemente di eufemismi, inversioni, paradossi,
interrogative, interrogative negative. Cioè parole non solo insignificanti (non
o poco significanti), ma incerte, e come un rifiuto del linguaggio, della comunicazione.
Una non assunzione di responsabilità di quello che si intende dire, che viene
lasciata all’interlocutore – che è una funzione del linguaggio, ma ancillare,
non se ne è la parte costituente. Ed è il rifiuto di responsabilità che invece
si imputa – si imputava - al “linguaggio del Sud”.
C’è anche una “linea della
palma” linguistica, che è montata al Nord, che ha soggiogato il Nord? La “linea
della palma” che monta era già troppo pretendere in termini di codici mafiosi –
il Sud non dovrebbe pretendere troppo di sé, non conta nulla.
Il tempo del Settentrione
Leopardi aveva antevisto
anche questo. In più passi dello “Zibaldone”, 867, 2333. Il primo
riferimento, 867, è molto chiaro, dopo un’estesa disamina del perché le civiltà, gli imperi, fioriscono e
poi decadono, a opera dei barbari – nel quadro del pessimismo della storia: “Che vuol dire che i
cosiddetti barbari… hanno sempre trionfato de’ popoli civili, e del mondo?...
Vuol dire che tutte le forze dell’uomo sono nella natura e illusioni; che la
civiltà, la scienza ec. e l’impotenza sono compagne inseparabili…”:“L’Europa tutta civilizzata sarà preda di quei mezzi barbari che la
minacciano dai fondi del Settentrione”. Conclusione
ribadita nel “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani”: “Sembra che il tempo del settentrione sia
venuto. Finora ha sempre brillato e potuto nel mondo il mezzogiorno. Ed esso
era veramente fatto per brillare e prepotere in tempi quali furono gli antichi.
E il settentrione viceversa è propriamente fatto per tenere al di sopra ne’
tempi della natura de’ moderni”.
Un pensiero che Leopardi
potrebbe avere mediato da Herder, dalle “Idee per la Filosofia della storia
dell’umanità”, del 1784-1791. Che trovava disponibile alla lettura in francese
nel 1828, nella traduzione di Edgar Quinet.
La mafia onnipotente è dell’antimafia
Salvatore Lupo non lo dice
più, si è forse stancato, ma ne dà i dati di fatto in breve, presentando la sua
ricerca sul “Mito del Grande Complotto”, dello sbarco Alleato in Sicilia in
combutta con la mafia, e la liberazione dell’Europa dal nazifascismo come opera
sicula, cioè della mafia – d’intesa e in alleanza con la mafia. Mito che, Lupo
non lo dice ma serve ricordarlo, è stato a lungo, e perdura, nella sinistra
politica in Italia, nel Pci e negli scrittori che si legano al Pci, come
Camilleri. Ma anche in chi, come Sciascia, può essere stato tutto ma sicuramente
non sovietista, non uno che credeva tutto in chiave di “guerra fredda”.
Il “complotto” nasce con
Michele Pantaleone, persona peraltro stimabile, un politico siciliano e gionalista,
interlocutore di Carlo Levi, combattente anti-separatista e antimafia, nel 1968
sul quotidiano di Palermo “L’Ora”, in una sua inchiesta di quattro puntate (a
quattro mani con “Castrense Dadò”, pseudonimo dell’avvocato Nino Sergi), e poi,
quattro anni dopo, nel primo libro della storia su “Mafia e politica”,
pubblicato via Levi da Einaudi.
Non se ne parla successivamente
molto, se non in chiave “guerra fredda”, nel Pci e dintorni. Fino alla
Commissione Parlamentare Antimafia. Sarà la prima Commissione Antimafia, presieduta
dal senatore democristiano Luigi Carraro di Padova, a fare nel 1976 della mafia
la mallevadrice, se non l’organizzatrice, dello sbarco Alleato. E poi ancora
l’Antimafia di Violante, che pure sapeva di cosa si parlava, interlocutore di
Falcone e di Caponnetto, il cui rapporto finale, nel 1993 (“nel momento della massima
minaccia portata da Cosa Nostra alla Repubblica”) ripeteva la conclusione di
Carraro. Malgrado ci fosse già una documentazione storica, pubblica, che la
smentiva.
Cronache della
differenza: Napoli
“Napoli è certamente la città
i cui abitanti parlano più ossessivamente di sé, e della collettività,
dell’ambiente, della cultura e della storia di cui fanno parte”, comincia cosi
Fofi, napoletano eccellente, la recensione-stroncatura sul “Sole 24 Ore
Domenica” di “Napoli stanca. 17 scrittori raccontano la città nascosta”,
l’antologia curata da Mirella Armiero. Cui il gironale dà il titolo: “Scrivi
Napoli, dici Napoli, ma come stanca Napoli!”. Fofi è arrabbiato, si sente. “In
questo senso sì, Napoli stanca, come
dice il titolo”.
Un solo atout Fofi riconosce alla sua città, che Napoli è un po’ Milano per “una comune massiccia
«gentrificazione»”. Che si pensa sia un complimento: il risanamento dei
quartieri degradati. O è un’altra polpetta avvelenata? Il risanamento dei
Quartieri Spagnoli, via dei Tribunali, Spaccanapoli si è fatto come a Roma Panico
e dintorni, o Trastevere, o il Pigneto: sloggiando i residenti – magari alloggiandoli
in abitazioni più morderne e confortevoli, ma in ambiente estraneo, ovviamente
periferico.
In contemporanea con Fofi sul “Sole 24
Ore”, “Le Monde” fa anch’esso colpa alla città di essersi “gentrificata”, di
non essere più sporca e cattiva ma tutta bed
and breakfast, sulla via di diventare un’altra Barcellona, un hot spot per turisti. Si stava meglio
quando si stava peggio?
O, con un detto calabrese: falla come
vuoi, sempre è cocuzza – non si sfugge al “destino”?
Voltaire non dà molto tempo a san Gennaro: “Quando la ragione arriva, i miracoli se ne vanno”. Tanto più che non porta prosperità - nessuno, né nobili né borghesi né popolani, ci guadagna niente. Mentre si sa che “Dio non fa miracoli a data fissa, e che non cambia le leggi che ha imposto alla natura”. Ma lo diceva, “Conformez-vous au temps”, verso il 1765, duecentocinquant’anni fa. Poi si dice che Napoli manca di resilience.
Ha l’onore di essere elevata tra le capitali mondiali dei ladri (vory in russo) da Le Carré nelle memorie, “Tiro al piccione”, §18 – insieme con Varsavia, Madrid, Berlino, Roma, Londra e New York.
“Città andalusa sperduta in
Italia” la definisce Elisa Chimenti, la scrittrice-imprenditrice scolastica a
Tangeri in Marocco, napoletana di origine, emigrata in Marocco col padre medico
all’inizio del Novecento, nell’opera inedita “Miettes”, briciole (Chimenti, che
si sentiva molto napoletana, scriveva in francese, lingua franca di Tangeri), assicura la sua biografa per
l’“Enciclopedia delle donne”, Maria Pia Tolentino, che ne cura le carte.
Avellino ha una novità, un
assessore al brand. È Barbara Politi,
giornalista e conduttrice tv in Puglia, dove vive, premio Ischia per il giornalismo
enogastronomico: assessore alla Promozione del brand Avellino. Un Sud 5.0, avendo saltato le precedenti tappe? La
fantasia non difetta.
“Nella sola provincia partenopea ci sono più beneficiari
di Lomardia Piemonte e Veneto, messe assieme”. Nella Campania più beneficiari
di Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna Liguria. Battere il Nord non è
difficile se ci riesce Napoli da sola - la “città metropolitana” certo. Il
beneficio è del reddito di cittadinanza. Poi si dice che a Napoli non sono
bravi cittadini.
La ministra Calderone può dire: “In Campania, regione
col più alto numero di percettori del Reddito di Cittadinanza, sono stati censiti
108 mila posti di lavoro disponibili”. Il redattore che ne raccoglie le
dichiarazioni specifica tra parentesi: “circa 25 mila percettori”. Ma è saltato un
5: sono, erano, 255 mila.
Il paradosso, per così dire, era materia di più
inchieste del “Sole 24 Ore” trent’anni fa, e forse anche quaranta: che a Napoli
capeggiavano la classifica dei disoccupati (allora c’era un punteggio, una graduatoria per anzianità, e ai primi veniva segnalato il maggior numero di offerte) sempre
gli stessi nomi. Disoccupati di mestiere - i “disoccupati organizzati” di cui
non si rise, anzi il Pci se ne fece una forza.
Fa sempre senso, ancora a
quarant’anni di distanza, ripubblicandosi le lettere di Tortora dal carcere, leggere
che tutti i giudici che lo perseguitarono, in Procura e nei Tribunali, fecero
carriera. Il presidente del Tribunale di primo giudizio, di cui si tace il nome
tale è l’infamia, si produsse in uno sfottente: “Tanto perché non dicano che non
do spazio alla difesa”. Questa strafottenza è “molto napoletana”.
Fecero tutti carriera, i
perscutori di Tortora. Uno dei procuratori fu pure eletto al Csm, senza
vergogna. Lo stesso avverrà nel 2006 con Calciopoli, il processo alla Juventus, tutto napoletano, inquirenti,
Carabinieri compresi, giudicanti, e giornalisti accusayori. Invece il giudice
che in Appello assolse Tortora, Michele Morello, venne isolato nel palazzo di
Giustiza napoletano.
Anche questo è “molto napoletano”,
il giudice onesto, e il boicottaggio. Qualche anno dopo ci sarà la serrata dei
Procuratori contro un capo della Procura, Cordova, un calabrese, che pretendeva
che lavorassero, ogni giorno – che aprissero qualcuna dei due milioni di pratiche
arretrate.
leuzzi@antiit.eu
Leonardo, Raffaello e Dante brand Italia a Pechino
La
mostra che i Lincei hanno organizzato alla Villa Farnesina a Roma nella seconda parte
del 2021 è ripresa dall’Istituto Italiano di Cultura a Pechino da fine luglio.
Riorganizzata per il pubblico cinese, propone per due mesi 120 manufatti: opere
d’arte, manifesti e riviste a parete, e oltre 150 fra libri, cataloghi, pubblicità,
cartoline, francobolli d’epoca. Una mostra che collega le prime manifestazioni
dell’uso del made in Italy a fini commerciali alle passate celebrazioni dei
centenari dei tre artisti: Leonardo, Raffaello e Dante celebrati non per sé ma
per l’effetto immagine, per quanto sono stati spesi come nome per consentire al
nuovo brand di affermarsi come
sinonimo di qualità.
La Raffles City di Pechino è lo
spazio più in voga della capitale della Cina. Un complesso di torri,
appena inaugurato, a uso promiscuo,
abitazione, lavoro, svago, sport, commercio. A somiglianza della più celebre Raffles’
City di Singapore, già ripresa a Shangai. Intitolata al personaggio dei thriller un secolo fa di
Hornung, il “ladro gentiluomo”. Che
aveva derivato il nome dall’albergo allora di lusso di Singapore, il Raffles
Hotel, luogo di molte avventure del personaggio: una costruzione neoclassica
fronte mare, tuttora in attività, realizzata da una società, i Sarkies Brothers,
e intitolata a sir Stamford Raffles, il fondatore di Singapore.
Accademia
dei Lincei, Il trittico del Centenario,
Leonardo 2019, Raffaello 2020, Dante 2021, e l’Ingegno Italiano alle origini
del Made in Italy, Raffles City, Pechino
mercoledì 2 agosto 2023
Cronache dell’altro mondo – demografiche (241)
Circa 400 mila bambini nati
ogni anno da genitori non residenti hanno la cittadinanza americana per nascita.
Sono gli “anchor babies”.
Sono più delle nascite ogni
anno in ognuno dei cinquanta Stati dell’Unione. Eccetto la California, che
mediamente registra oltre 400 mila nascite (420 mila nel 2020) – il Texas,
invece, è lo Stato con meno nascite, 366 mila nel 2020.
Si considerano “anchor babies”
i figli di immigrati irregolari, o di genitori non cittadini degli Stati Uniti
che vi risiedono per lavoro, studio, turismo. Mediamente, sui 300 mila “anchor
babies” sono figli d’immigrati irregolari, 70-80 mila di dipendenti stranieri in
America col visto di lavoro, di studenti stranieri, di turisti.
L’America si considera
tuttora un paese d’immigrazione, che favorisce con la cittadinanza alla nascita
(lo ius soli). Uno status guridico
largamente maggioritario anche nell’opinione. Ora contestato dai teorici della
Grande Sostituzione del ministro Lollobrigida, con due argomenti. Ai 18 anni
gli “anchor babies” possono “nazionalizzare” i genitori e altri familiari attraverso
la green card, anche se immigrati illegali.
O residenti in altri paesi in età avanzata, genitori, nonni. I 4,5 milioni di
“anchor babies” in America oggi sotto i 18 anni aumentano la spesa sanitaria
pubblica di 2,4 miliardi di dollari ogni anno, “pagati dal contribuente
americano”.
“Anchor baby” è termine
spregiativo, come di chi avesse fatto un bambino per ottenere poi la cittadinanza,
o comunque la non espulsione.
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