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giovedì 28 maggio 2026

Calvino politico – o il Pci partito d’ordine

Nel 1976, in vista delle elezioni del 20-21 giugno, che nelle previsioni dovevano sancire il “sorpasso” del Pci sulla Dc, Calvino fu richiesto dalla “New York Review of Books” di un articolo panoramico sulla novità italiana. Calvino scrisse un saggio, “ben 36 cartelle dattiloscritte”, nota Umberto Campagnolo, che ne cura la pubblicazione. Che però la rivista non pubblicò. Pur avendo letto evidentemente il saggio riga per riga, poiché l’8 luglio il direttore della rivista, Robert B. Silbers, che aveva commissionato entusiasta l’articolo a Calvino, gli scrive una lunga serie di obiezioni e richieste di chiarimenti. Con tatto ma con fermezza. La lettera, indirizzata a Roma, raggiuse Calvino nella residenza a mare in ritardo sugli eventi. Risponderà con altrettanto lunghe spiegazioni a fine luglio , il 26. E la sua lettera finì semidispersa, seguendo le peregrinazioni in vacanza di Silvers. Che il 3 settembre prendeva atto che la pubblicazione era ormai fuori tempo.
Una testimonianza di un certo tipo di giornalismo, impensabile in Italia. Ma che si legge naturalmente per il Calvino pensiero. Non specialmente acuto, dice lui, in materia di politica. E tuttavia, invece, “in palla”: coinvolto e volenteroso. E sempre dettaglista, anche in politica – che in effetti non aveva mai maneggiato, se non per il racconto della “bonaccia”. Ma allora à  point. Berlinguer è “pessimista per metodologia e per temperamento”. Fanfani “l’uomo che si era sempre sbagliato”. Aldo Moro “da lungo tempo pare affetto dalla malattia del sonno”. “Il Pc è un partito dei tempi lunghi”, dice d’acchito – tanto lunghi che qualche anno dopo non c’era già più. Il “comunismo” non c’è più, non in Italia, non in Francia: “Quello che i sovietici intendono per «socialismo» s’identifica solo con l’area dove arrivano i loro carri armati”. Apprezzatissimo il ruolo, “fortemente innovativo”, di Gianni Agnelli presidente di Confindustria – dopo l’accordo, non detto ma alluso, con Luciano Lama (Cgil) sul punto unico di contingenza – sull’indicizzazione dei salari. Al centro della disamina: “Il paradosso della situazione italiana”, del “sorpasso”, “ vuole … che i comunisti vengano chiamati come elemento moderatore e stabilizzatore”.
Poi s’intorcina nell’andreottiana “politica dei due forni” (ma di Andreotti non c’è cenno, né dei “forni”), nel rapporto tra lo Stato, Dc, e le regioni, dove una politica diversa è possibile e si realizza. Insomma, da sinistra, un’anticipazione del leghismo. In una prospettiva europea – Calvino anticipa anche questo sviluppo, allora, allo stato delle cose, più un’idea che un fatto: “L’Unione Europea sarà articolata sulle regioni più ancora che sulle nazioni, perché le regioni, o meglio i gruppi di regioni, hanno un’omogeneità economica e sociale che le nazioni non hanno”. È su questa questione che Silvers ha cominciato a non capirci più bene.
Col testo integrale delle osservazioni di Silvers, in originale e in traduzione, e delle spiegazioni di Calvino. In appendice la riproduzione fotografica delle due ampie lettere, di quattro e cinque cartelle dattiloscritte, con correzioni a mano). E la lettera conclusiva di Silvers.
Italo Calvino, Il sorpasso, “Corriere della sera”, pp. 136 € 9,90

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