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Il mondo com'è (497)
astolfo
Paolo De Flotte – Un vandeano
divenuto garibaldino: “Fine moduloDe
Flotte, nobile figlio della Francia, era uno di quegli esseri prediletti, che
un solo Paese non ha diritto di appropriarsi”, lo celebra Garibaldi nel “Discorso
funebre per il garibaldino francese Paul De Flotte”. Nobile, esploratore, inventore,
ufficiale di Marina, morto a 43 anni a Solano, alle pendici dell’Aspromonte, in
uno scontro con la Guardia borbonica, dopo aver tentato di creare una testa di
ponte per i Mille nel continente, a Favazzina, presso Scilla.
Era di famiglia
bretone nobile, e vandeana, di militanti per tutto il corso della Rivoluzione tra gli
Chouan cattolici e reazionari, contrari alla leva obbligatoria. Era
entrato in Marina perché il nonno era stato ammiraglio, alla Restaurazione dopo
la caduta di Napoleone.
Aveva riunito a
Palermo, dopo l’entrata dei Mille, un gruppo di agitatori francesi. Che Alexandre
Dumas finanziava e anche organizzava – provvedendo al vettovagliamento e anche all’armamento.
Flavio Mitridate – “Quella
fioritura improvvisa e sorprendente” degli studi cristiani sulla Cabbala, annota
Saverio Campanini, lo specialista di lingua e letteratura ebraica a Bologna, presentando
Gershom Scholem, “Cabbalisti cristiani” (p. 136), quella fioritura in ambito cristiano
nel Cinquecento, dopo le “900 Tesi” di Pico della Mirandola (da lui preparate a
Roma nel 1486, per un congresso filosofico universale che poi non si tenne),
“doveva moltissimo all’opera abbastanza oscura di un ebreo convertito, il siciliano
Flavio Mitridate”. Di cui “oggi sappiamo molto più di quanto ne sapesse Scholem
sulla personalità e le molteplici reincarnazioni dell’ebreo Shmuel ben Nissim
Abulfarag, alias Raimondo Moncada, meglio noto sotto il nom de plume di
Flavio Mitridate”. Se non che, a fronte di altri convertiti, a Scholem “parve
che Mitridate non avesse falsificato i testi che doveva tradurre in latino, o
aggiungendovi interpretazioni o interpolazioni cristiane” – “in Spagna operava una
vera e propria fabbrica di falsi, gestita, guarda caso, da ebrei convertiti”.
Detto anche “di
Girgenti”, essendo nato a Caltabellotta, Moncada conte di Paternò è il cognome
del padrino di battesimo di “Flavio Mitridate”. Segnalato a 25 anni ancora
all’università di Messina. Poi a Napoli.
E nel 1477 a Roma, invitato e protetto dal cardinale Cybo – poi papa Innocenzo
VIII. L’anno dopo era a Tubinga (si ricorderà suo allievo a Tubinga il teologo
svedese Summerhart). Poi sarà di nuovo a Roma, professore di teologia alla Sapienza,
dal 1482. Dove progetta la traduzione in più lingue del “Corano”, sull’esempio
della “Bibbia poliglotta” – lasciandone brani di traduzione in latino. Era
un’autorità, oltre che della Cabbala, dell’arabo e dell’ebraico, nonché dell’aramaico.
Due anni più tardi
risulta chiamato da Marsilio Ficino a Perugia. Nel 1489 figura professore a
Viterbo, alla corte di Alessandro Farnese. E nello stesso anno dichiarato anche in
arresto, per un reato non specificato, a Roma, privato dei benefici papali, e
ostracizzato. Si reca dapprima a Colonia, dove nel 1484 aveva fatto pubblicare
il trattatello “Dieta septem sapientium”. Quindi a Lovanio. In entrambe le
città insegnò. A Lovanio ebbe allievi poi illustri: Giovanni Agricola, che sarà influente
teologo, e Johannes Reuchlin, il filosofo tedesco che molto mediò l’ebraismo e
la Cabbala.
Le notizie su di
lui si perdono dopo il 1489 – qualche anno dopo, il 31 marzo 1492, i re di
Spagna decreteranno l’espulsione degli ebrei.
Come già sapeva
Scholem, le “Tesi” di Pico della Mirandola dovevano molto alla mediazione di
Flavio Mitridate. Che attraverso Pico influenzò anche, con le sue traduzioni e
le testimonianze, la cultura fiorentina – tracce ne sono state individuate
anche nell’opera di Marsilio Ficino.
Manoscritti di sue
traduzioni e interpretazioni, in latino e in ebraico, redatte per Pico
si trovano negli archivi Vaticani.
Mégève – “Megève
significa Cattivo Ebreo”, Malaparte si fa dire da un dottor Picaud, alla cena
al Rotary Club di Chamonix, il 4 marzo 1948, annotando l’etimologia nel suo “Giornale
di uno straniero a Parigi”, p.106: “Mi dice che le valli attorno al Monte Bianco
hanno subito, nel XIImo secolo, un’invasione di ebrei”. E gli fa anche dire,
non correlato con “l’invasione degli ebrei” ma subito dopo: “Guardiamo il Monte
Bianco come se guardassimo un morto, un cadavere. Solo un medico, abituato a
vedere i morti, può capire il Monte Bianco, le montagne. È un cadavere”.
Il dottor Picaud Malaparte introduce tra i tanti altri commensali alla cena
del Rotary, senza più. Lo nomina più volte, ma senza qualificarlo.
Gli ebrei nell’Alta Savoia e nelle Alpi Marittime, i dipartimenti sud-orientali
della Francia, in prossimità dell’Italia, fanno l’oggetto di molti studi, e di (almeno)
uno studio dettagliato degli anni che potevano avere interessato l’interlocutore
di Malaparte, i 1940. Soprattutto in quelli dell’occupazione italiana di quella
parte della Francia, 1940-43, fino all’8 settembre (uno dei tanti è
https://www.researchgate.net/publication/30455230_Les_politiques_antisemites_dans_les_Alpes-Maritimes_de_1938_a_1944).
Il regime di Vichy, che governava buona parte della Francia, tentò di applicare
la normativa e la pratica antiebraiche della Germania nazista. Ma non ci riuscì
in Savoia e nelle Alpi Marittime, regioni occupate dall’Italia dopo il 10
giugno 1940, dopo l’entrata in guerra. Che divennero invece un rifugio e un
polo d’attrazione per gli ebrei delle altre zone della Francia, dato che
Mussolini non volle applicate (in Francia come in Grecia e in Jugoslavia) le
cacce tedesche all’ebreo. Questo fino all’8 settembre 1943, quado la Germania
subentrò all’Italia nel controllo di quelle aree, che quindi finirono per
essere una trappola.
Chie era il dr. Picaud di Malaparte a Chamonix, stizzoso antisemita? Un
dr. Picaud è negli annali. A Cannes, sempre Alpes Maritimes, di cui fu pure sindaco
per qualche mese dopo la Liberazione, che lo onora di un viale, Avenue Docteur
Raymond Picaud, e di qualche targa. Medico dei poveri. Un repubblicano e democratico
anti-tedesco, fino a dirsi “comunista” in guerra. Morto di 68 anni nel 1950.
È il dr. Picaud medico dei poveri l’antisemita di Malaparte? Sarebbe la copia
di Céline - con in più il viale dedicato: medico dei poveri, anarcoide proletarista e antisemita.
Pons de Verdun – “Giurista e
poeta nella Rivoluzione” lo consacrano gli storici. Il traditore per eccellenza
lo vuole Chateaubriand nelle “Memorie”, IX, cap. XVI. I repertori sono apprezzativi:
un letterato, poi avvocato, quindi personalità cospicua nella Rivoluzione.
Philippe-Laurent Pons, detto Pons de Verdun. Chateaubriand lo ricorda in altro
modo: “L’istigatore del massacro delle ragazze di Verdun fu il poetastro
regicida Pons de Verdun, accanito contro la sua città natale”- uno dei pilastri
del parigino “Almanacco delle Muse”: “Ciò che l’«Almanacco dele Muse» ha
fornito di agenti del Terrore è incredibile; la vanità delle mediocrità in sofferenza produsse altrettanti rivoluzionari quanto l’orgoglio
ferito degli storpi e degli omuncoli: rivolta analoga delle infermità dello spirito
e di quelle del corpo”.
Avvocaticchio e poetastro
come lo vuole Chateaubriand, Pons fece carriera nell’apparato giudiziario della
Rivoluzione. E subito poi in quello politico. Deputato della Montagna (i radicali)
per il dipartimento della Meuse, fu il solo della delegazione dipartimentale,
uno su otto, a votare la decapitazione del re. E, successivamente, a votare
contro la messa in stato d’accusa di Marat. Nel 1795 s’illustra – nelle biografie
conciliatorie - per richiedere, e ottenere, la grazia per le donne incinte in
attesa della ghigliottina. Diventa poi napoleonico, per tutti i 17 o 18 anni
dell’ascesa imperiale. Proscritto alla Restaurazione, riesce a recuperare i titoli
e anche i beni.
L’“Almanach des
Muses” fu una pubblicazione letteraria annuale (17655-1833), famosa per i molti
contributi di Voltaire, con una pletora di nomi dimenticati.
Il martirio delle “Vergini
di Verdun”, la città natale di Pons, di cui Chateaubriand l’accusa, è il ghigliottinaggio
nel 1794 di 35 fra donne sposate e ragazze di Verdun, colpevoli di avere offerto
fiori e confetti nel 1792 alle truppe prussiane, nelle guerre con
la Fancia. Il fatto è così sintetizzabile. Nel 1792, nella guerra contro l’Austria
e la Prussia, l’esercito prussiano, comandato dal duca di Brunswick, aveva
posto nel mese di agosto l’assedio a Verdun. Il consiglio comunale dopo qualche
giorno decise di lasciare la città. Per evitare il saccheggio, le “buone donne”
pensarono d’ingraziarsi gli assedianti.
Un corteo fu organizzato, per offrire agli assedianti fiori e mandorle zuccherate.
Guidato da una Baronessa de la Lance, fu formato da signore tra i quaranta e i
sessanta anni, accompagnate da alcune giovani ragazze.
La battaglia di
Valmy, il 20 settembre, la prima vittoria della Francia rivoluzionaria contro
la Prima coalizione, poi decise anche le sorti di Verdun, che fu ripresa dai francesi
il mese successivo.
astolfo@antiit.eu
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