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La guerra civile fra polacchi e ucraini e altri racconti
Un’accorta, semplice, fenomenologia del paese, negli occhi della gente. Lampi,
idee, di racconti. Da giornalista, quello che vive della velocità (chi “copre” prima
il fatto ha l’articolo in pagina), della tempestività (non lasciarsi sfuggire
la cosa vista, l’idea), della linearità (il taglio giusto, la frase giusta). Che
insieme gli danno la misura e la forma mentis. Frammenti di racconti,
immagini, lampi, abbozzi di personaggi o semplici enunciati.
Una raccolta postuma, a cura di Arnaldo Frateili, quando i racconti erano
in forte domanda. Molta sensibilità per la psicologia dei bambini e degli
adolescenti. Con una mistura ricercata delle certezze e delle loro incertezze.
“Il ragazzo solitario”, “I fiori dei conventi”, il racconto lungo della sua espulsione
a tredici anni dal collegio dei gesuiti a Mondragone, reo di “letture proibite”
(non porno) - il rettore era Lorenzo Rocci,
il grecista, ancora giovane, ma già laureato da Carducci. La solitudine dei
ragazzi al paese – “i ragazzi non hanno fantasia, o meglio la hanno, la loro fantasia
è tutta nelle parole che a noi sembrano tanto comuni” (in due parole il mondo dell’analfabetismo,
il tormento del padre Antonio, il maestro del paese).
E un po’ d’avventura: “La guerra civile in Volinia”, fra polacchi e
ucraini, col senso vacuo dell’onore, “Il cavallo bianco”, “Sua figlia”, “La sposa”.
Un “Piedi scalzi” che è tutt’altro soggetto – “così bella, una doma perché fa
la ladra? Per onestà?”
Racconti brevi, di due o tre colonne, di quando i quotidiani li pubblicavano in
apertura (a sostegno) della “terza pagina”, quella che si legge aprendo il giornale,
posizione privilegiata, fertilizzando il genere – racconti in forma di
elzeviro, divagazione.
Corrado Alvaro, 75 racconti, Bompiani, pp. 523, pp.vv. (da € 13, laFeltrinelli.it)
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