Nessun taglio intelligente alla spesa, soprattutto non a quella sociale (un buco enorme, senza alcun controllo di merito, tra bisogni e sussidi - soprattutto i benefici fiscali), e tagli invece alle pensioni pagate, quelle contributive, di cui lo Stato è semplice gestore. Niente perequazione per chi la pensione se l'è pagata: deve impoverirsi, con l'inflazione al 5-6 per cento.
Il "governo che non mette le mani in tasca agli italiani", cessata la solita retorica annuale sull'imposta sul reddito che pochi pagano, dipendenti e pensionati, riprende a colpire: fisco free for all per gli autonomi, commercianti, artigiani e professionisti, il saldo lo pagano dipendenti e pensionati. I ricchi dell'Italia sono e devono restare quelli che non pagano le tasse (possono farsi "pensioni" privatissime, che corrono più dell'inflazione). La democrazia è in Italia solo retorica.
Colpisce che l'ammazzapensioni sia l'Inps. L'Inps del nominato da Giorgetti, l'avvocato Gabriele Domenico Angiolino Fava. Che per prima cosa dopo la nomina aumentò del 50 per cento le retribuzioni di ben 43 dirigenti. Da 240 mila a 311 mila euro. Di che pagare in abbondanza la perequazione ai pensionati.
