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domenica 18 ottobre 2026

Che fine ha fatto Bpm e perché – risiko bancario de noantri

Con Monte dei Paschi divisa tra Intesa e Bper, l’ex Popolare Milano, oggi Bpm, rimane sola. In mano a Crédit Agricole.
Era questo il disegno del ministero dell’Economia quando si oppose al passaggio di Bpm a Unicredit, argomentando che Unicredit è in mano straniera? Che non è vero da nessun punto di vista, mentre Crédit Agricole lo è, è francese, e se ne fa un punto di forza.
Unicredit non si è opposta al no alla fusione con Bpm. Fatti loro, fatti privati. Ma il ministero dell’Economa è pubblico, e non può indirizzare una banca verso un’altra, soprattutto se straniera, soprattutto senza argomenti tecnici settoriali validi.
È un errore? No. Il ministro, Giorgetti, può dare l’impressione di non capirci molto. Ma i direttori dell’Economia sanno benissimo quello che hanno fatto e fanno. Così pure qualcuno dei direttori di Palazzo Chigi, dove ha sede il coordinamento per l’esercizio del golden power, il veto a prelazioni straniere sul capitale.
È un caso di malaffare. Più evidente di questo non c’è. Perché la Procura di Roma tace? Tutti collusi nel caso, anche il solerte Procuratore Lo Voi, che solitamente non risparmia gli avvisi di garanzia?
E l’informazione? Si prospetta il risiko bancario come un gioco di monòpoli. Non quello in atto Di Bpm regalata a Crédit Agricole. E ora di Intesa che si prende Generali con un socio concorrente di Generali. Tutto oscuro, e tutto violento. Comunque opaco, contro ogni vera regola di mercato aperto.
Le Autorità finanziarie, oltre che la Procura di Roma, se ne disinteressano. Tutti collusi, anche al Parlamento? Ammesso che il Parlamento abbia una mezza idea di cosa è in gioco. Usava dire “aumme, aumme” degli accordi politici di malaffare, ora usa “de noantri”, ma il misfatto non cambia, sempre corruzione è.

Cronache dell’altro mondo – intelligenti (434)

“Che cos’è Claude? Anthropic, che l’ha creata-o, non lo sa nemmeno lei.
“I ricercatori dell’azienda stanno tentando di capire il sistema mentale della loro Intelligenza Artificiale. Esaminando i suoi errori, facendolo funzionare a mezzo di esperimenti psicologici, mettendola sul divano terapeutico.
“Un modello linguistico di grandi dimensioni non è altro che una imponente pila di piccoli numeri. Converte le parole in numeri, elabora questi numeri come in un gioco di flipper numerico e ritrasforma i numeri risultanti in parole. Pile simili fanno parte della vita quotidiana. I meteorologi le usano per prevedere il tempo. Gli epidemiologi le usano per prevedere la diffusione delle malattie. Tra le persone comuni, di solito non suscitano emozioni intense. Ma quando questi sistemi di intelligenza artificiale hanno iniziato a prevedere il percorso di una frase, ovvero a parlare, la reazione è stata di delirio generalizzato. Come ha scritto di recente uno scienziato cognitivo: «Per gli uragani o le pandemie, questo è il massimo del rigore scientifico; per le sequenze di parole, sembra che tutti perdano la testa»”.
(“The New Yorker”)

Un lego sanguinolento

Si comincia con un mondo ordinato, case squadrate, piazze da bambole di lego, e morale precisa. La baby sitter amica del figlio ha rubato un orecchino e va licenziata. È la durezza della morale “olandese”, in tutto analoga all’ordine che regna nel paese, colorato, pulito e ordinato – come il suo nome vuole. Un ordine che un marito comprensivo e ottimo papà non riesce a scalfire.
Naturalmente questa è l’apparenza: non tutto è così ordinato. E succede poi di tutto. Al punto che il film interrogherà alla fine lo spettatore: “Ma sarà tutto vero?”. Poiché tutto si rovescia nel contrario, il buono è cattivo, il cattivo forse buono, il giusto è ingiusto, eccetera, il mansueto è o diventa violento, il violento mansueto. E la morale un disastro. Un rovesciamento continuo delle certezze.
Parte come una commedia e via via, per minimi slittamenti, si tramuta in tragedia, la sicura morale  “olandese”, calvinista, ordinata, in sete di sangue.
Una sorniona, dura berlina della Morale rigida. Che Nicole Kidman regge da sola, con la sua bellezza algida - almeno all’apparenza: bella di fuori, semplice dentro, e quindi crudele. Per di più insegnante. Nella cittadina da bambole, di lego, in case squadrate. Un ruolo formidabile, cui però una sceneggiatura aggressiva (o la regista al montaggio, specialista del genere) impone una seconda parte da genere horror, confusa.   
Mimi Cave,
Holland, Sky Cinema, Now