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martedì 19 maggio 2026

La famiglia non si dissolve

Due sorelle, una attrice giovane e di successo a teatro, e una moglie e madre di un ragazzo, molto attaccato alla zia, molto affiatate tra di loro, al funerale per la morte della madre rivedono il padre, un regista famoso, che se ne era andato quando erano bambine. Molte schermaglie seguiranno: le sorelle, volti “mediterranei”, sono robuste anche psicologicamente. Come lo è del resto il padre - “se siete così brave, c’entrerò anche io”, ma detto senza cinismo.
Trier, danese-norvegese, è cittadino dell’antico Regno di Danimarca e non svedese, ma è una sorta di reincarnazione di Ingmar Bergman. Nei progetti e negli esiti. Un po’ più freddo, quasi meccanico prima, ora con la “problematica scandinava” al giusto bollore. Di amori che vanno e vengono senza eccessi, né nella passione né nella separazione. Di famiglie che si amano e poi si dissolvono, nel non detto. Della disperazione che non si manifesta se non nel suicidio. Senza entusiasmi e senza sconforti in realtà. Non gridati comunque, sottintesi. Qui allusi con l’ipersensibilità della sorella attrice a teatro, che ogni sera affronta la scena con le vertigini, salvo ogni notte il trionfo. Un mondo di sentimenti sospesi.
Il padre regista ritorna perché, dopo un lungo periodo di inattività, ha un nuovo progetto. Di cui vuole che sia la figlia attrice la protagonista. Al rifiuto della figlia prova con una star americana. Che ce la mette tutta, nella fase dello “sviluppo”, nella figurazione a tavolino scorrendo la sceneggiatura, ma poi getta la spugna. Per un motivo semplice: la prima scena sarà il suicidio della madre – che è stato nella realtà della madre del regista, della nonna. Di cui le figlie non sapevano nulla. E questo poco alla volta le riavvicina al padre, alla vecchia casa di famiglia che il padre ha voluto riaprire, al suo mondo, e al suo film.
Il passato non passa, e specialmente quello familiare. Un racconto consolante – bergmaniano ma non troppo. Mai comunque frigido, di testa – autobiografico, un mea culpa (Trier lo è stato in passato, narratore “di testa”)? Aiutato da due attrici sempre della misura giusta – espressione, gestualità, dizione: la quarantenne Renate Reinsve, la Liv Ulmann di Trier, e Inge Ibsdotter Lilleaas (il padre è lo sperimentatissimo – sembra che reciti come vive – Stellan Skarsgård). Molto premiato, anche a Hollywood.
Joachim Trier, Sentimental value, Sky Cinema, Now

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