Cerca nel blog

sabato 23 maggio 2026

Secondi pensieri - 584

zeulig
 
America – È una repubblica presidenziale? Si è portati a crederlo, almeno da un secolo a questa parte, dai poteri straordinari assunti dalla presidenza F.D .Roosevelt, passando poi per la decisione del presidente Truman per l’uso dell’atomica, per la politica destra di Kennedy (Cuba, Vietnam, crisi dei missili), e ora Trump. Con quattro insorgenze parlamentari in 250 anni di indipendenza,  contro presidenti in carica, Andrew Johnson, Nixon, Clinton, Trump, fallite eccetto che nel caso di Nixon, più giudiziario che politico.
Hannah Arendt nel 1973, nel corso di un’intervista molto ragionata con la televisione francese, ne individuava il motivo nella Costituzione: “Lo scandalo Watergate ha rivelato una delle più profonde crisi costituzionali che l'America abbia mai conosciuto. Questa crisi costituzionale rappresenta, per la prima volta negli Stati Uniti, un conflitto aperto tra il potere legislativo e quello esecutivo. In questo caso, la Costituzione stessa ne è in parte responsabile.
“I Padri Fondatori non credevano che la tirannia potesse scaturire dal potere esecutivo, perché lo consideravano nient'altro che la semplice esecuzione, in varie forme, di quanto deciso dal potere legislativo; mi fermo qui. Oggi sappiamo che il pericolo maggiore di tirannia proviene proprio dal potere esecutivo.
“Ma se prendiamo alla lettera lo spirito della Costituzione, cosa pensavano i Padri Fondatori? Credevano di essersi prima liberati dal dominio della maggioranza, ed è per questo che sarebbe un grave errore pensare che ciò che abbiamo sia una democrazia. Un errore che molti americani condividono. Quello che abbiamo qui è un sistema repubblicano. I Padri Fondatori erano principalmente preoccupati di preservare i diritti delle minoranze perché credevano che in un organo politico sano debba esserci una pluralità di opinioni”.
 
Eguaglianza – “L’esperienza quotidiana fa riconoscere che i francesi vanno istintivamente al potere; non amano affatto la libertà; l’eguaglianza sola è il loro idolo”, Chateaubriand, “Memorie d’oltretomba”, XXIV, VI. Per poi concludere: “Ora, l’uguaglianza e il dispotismo hanno dei legami segreti”.
 
Fuori dal programma politico, l’uguaglianza è uno dei motori dell’ascesa sociale, ma per essere il motore dell’invidia sociale.


Emozioni – Italo Calvino fa professione e proposito di rifuggirne, in un articolo, “Del mantenere la calma”, pubblicato sul “Corriere della sera” il 13 giugno 1976, nel pieno del terrorismo, a Genova e altrove (ora nella raccolta “Saggi (1945-1985”, Meridiani Mondadori, vol. II, pp. 279-284): “Sono sempre stato convinto che dall’emotività non può nascere niente di buono, in nessun caso”. Appaiandola di fatto all’ansia.  Ha appena spiegato infatti l’abitudine, quando compra il giornale la mattina, “di saltare le prime pagine coi grossi titoli”, per non reiterare la tensione creata la sera precedente dai telegiornali, che rovina il sonno e i sogni. Facendo proprio, “meccanicamente… quel dispositivo mentale di difesa dall’emotività che ogni individuo possiede per propria salvaguardia interiore”, mettendolo “in funzione ogni volta che qualcuno, noto o ignoto, vuole impormi uno stato d’animo emotivo con un fatto creato espressamente, a freddo”. Ma, facendo la tara delle aggressioni, anche simpatetiche, anche domestiche, non confonde le emozioni con l’ansia? Come ha “creato”, senza emozioni? Come si è innamorato? Come ha coltivato tante amicizie? Lui come ogni altro – lui in particolare, che da redattore di Einaudi era così attento agli autori, al lavoro degli altri, anche sconosciuti?

Sapere - e anche un po’ volere - di non avere emozioni è oggi un programma informatico, detto Intelligenza Artificiale. 

Libertà - “Soltanto i popoli la cui intelligenza non è molto sviluppata sono liberi”, argomenta lo scrittore Malaparte nel suo “Giornale di uno straniero a Parigi”, alla data Ottobre 1948. Per paradosso ma non del tutto: “Quella di libertà è un’idea primordiale, un’idea molto semplice. È l’intelligenza che corrompe questa idea primordiale”.

Il ragionamento fa continuare aggiungendo: “La stoltezza di un popolo è la migliore garanzia della sua libertà”. Da un inglese si fa obiettare: “Noialtri inglesi non siamo degli stolti. Eppure siamo liberi”. Per concludete: “Voi avete speso, sperperato tutta la vostra stoltezza per diventare liberi. E adesso sperperate tutta la vostra intelligenza per perdere la libertà”.
 
Tribalismo – Il presidente kenyano Ruto in Italia, conversando con i kenyani qui espatriati, ha fatto  dello spirito sui nigeriani, dicendo che parlano un inglese che ha bisogno dell’interprete. Una battuta, per dire che gli africani sono tutti “africani”, cioè neri, ma ognuno è diverso. Senza conseguenze, non tra Kenya e Nigeria. Ma la BBC ne ha fatto un caso di persistente tribalismo – come dire: l’africa è sempre Africa.
In effetti, del tribalismo si tace, una forma di politicamente corretto. Le ultime indagini risalgono agli anni 1960, di Colin Turnbull sul “Popolo della Montagna”, la tribù degli Ik, alla frontiera tra Uganda, Sudan e Kenya, che si lasciava morire.  Ma con molti casi di fatto, che tendono difficile evitare la categoria antropologica. Il massacro degli Hutu in Ruanda nel 1994. Molta politica israeliana oggi, e la stessa Costituzione. Così come le tensioni e le guerre fra la Russia e i suoi vicini, Georgia, Baltici, Ucraina, che considerano allogeni i russi, anche se da tempo nazionalizzati, nei tre secoli di impero russo, zarista e ooi sovietico. O proprio la Nigeria, fra i tanti Paesi ancora tribali, dove il Nord si vuole islamico, anche con la forza (il terrorismo), il Sud-Est si è voluto cristiano, con l’esperienza, e la guerra, del Biafra, e gran parte del Paese si professa animista. O il Mali, dove una guerra tribale, dei Tuareg contro tutti, è in corso da molti anni. Così com
e nel Sud Sudan. Persistenti peraltro le divisioni tribali sono nel mondo arabo, compreso il Nord Africa. In Libia, e ora anche in Algeria, dove è riemersa la divisione tra arabi e berberi. Tribale è la “costituzione materiale” dell’Iraq. E ancora di più dell’Arabia Saudita, un reame di 50 milioni di abitanti che si basa unicamente su accordi matrimoniali tribali, del fondatore Abdelaziz e dei suoi figli, che si sono succeduti alla guida del regno fino al re in carica, Salman.


zeulig@antiit.eu

Nessun commento: