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La transizione è piccola e nera
Come il Calimero di “Carosello”, la transizione green dei consumi
di energia resta piena di fumi, come lo
era prima che se ne parlasse. E anzi di più, perché nel frattempo la produzione
industriale è più che raddoppiata, enormi economie essendo entrate nel circuito
produzione-consumo mondiale.
Rispetto al 1990 i consumi di carbone sono raddoppiati, quelli di gas
pure, quelli di petrolio cresciuti del 50 per cento. Come dire che l’effetto
anidride carbonica nell’atmosfera nei 35 anni si è raddoppiato, pur in epoca di
transizione verde o transizione energetica accelerata.
Basta consultare l’“Energy Statistics Pocketbook 2026” dell’Onu. Il peso
del carbone tra le fonti primarie di energia è aumentato di un punto, dal 26,3 al
27,7 per cento del totale. Quello del gas naturale è aumentato, dal 19 al 23,1
per cento. Quello del petrolio è diminuito percentualmente, dal 37,8 al 30,5,
ma è molto aumentato in termini quantitativi – da un fattore 134,5 nel 1990 (in
exajoule) a 191,7.
È diminuito il peso del nucleare, dal 6,1 al 4,7 per cento – pur con un
aumento della capacità e della produzione, da un fattore 21,8 al 29,6. Mentre è
rimasto inalterato, tra l’8,2 e l’8,5 per cento del totale delle fonti di energia,
il peso del biologico e rifiuti, benché raddoppiando, quasi, di volumi, da 29 a
53,7.
Il solare e l’eolico contano sempre poco, passando dallo 0,1 per cento
del 1990 al 2,4.
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