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giovedì 21 maggio 2026

Pace con se stessi nella guerra

La storia del comandante Todaro, comandante di sommergibili, che nel 1941, mentre perlustrava l’Atlantico col “Comandante Cappelini”, affonda una nave belga che lo aveva cannoneggiato, benché il Belgio fosse ufficialmente neutrale (in realtà, come Todaro supponeva, dacché lo aveva aggredito, trasportava materiale bellico), e poi decide di portare in salvo i superstiti del cargo affondato, con un percorso lungo, fino alle Azzorre, e rischioso, in superficie. Una vicenda vera, col lieto fine – il comandante Todaro morirà l’anno dopo colpito da una scheggia in un bombardamento aereo inglese su Tunisi.
Un film di guerra, come non se ne fanno più. Un racconto denso, drammatico, senza effetti speciali, nell’ordine dei fatti. Cominciato col futuro comandante vittima da giovane di un incidente aereo che gli frattura la schiena e lo costringe al busto rigido. Con la vita in immersione, senza uno spazio proprio. Con le lunghe giornate inattive, in attesa. Col marinaio, corallaro napoletano, che si sacrifica per disincagliare il sommergibile nel passaggio in immersione di Gibilterra. O il “Cappellini” con i naufraghi in coperta cannoneggiato da un incrociatore inglese.
Un super Favino – un fregoli, quasi irriconoscibile (senza un riconoscimento, non a Venezia né al David di Donatello né al Nastro d'argento). Una superproduzione italiana, la prima dopo qualche decennio, per un film di guerra. Col tentativo di allargare alla Marina il filone dei film della bontà in guerra, “Tutti a casa”, “Mediterraneo” (1991). E un racconto sempre teso, coinvolgente. Ma forse fuori tempo: una lavorazione complessa, nella darsena di Taranto e a Cinecittà in studio, con miriadi di ingeneri al lavoro, per un investimento di 14 miliardi, che ne ha ricavato meno di un terzo.
Edoardo De Angelis, Comandante, Rai 1, RaiPlay

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