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Pace con se stessi nella guerra
La storia del comandante
Todaro, comandante di sommergibili, che nel 1941, mentre perlustrava l’Atlantico
col “Comandante Cappelini”, affonda una nave belga che lo aveva cannoneggiato,
benché il Belgio fosse ufficialmente neutrale (in realtà, come Todaro supponeva,
dacché lo aveva aggredito, trasportava materiale bellico), e poi decide di portare
in salvo i superstiti del cargo affondato, con un percorso lungo, fino alle Azzorre,
e rischioso, in superficie. Una vicenda vera, col lieto fine – il comandante
Todaro morirà l’anno dopo colpito da una scheggia in un bombardamento aereo
inglese su Tunisi.
Un film di guerra,
come non se ne fanno più. Un racconto denso, drammatico, senza effetti
speciali, nell’ordine dei fatti. Cominciato col futuro comandante vittima da
giovane di un incidente aereo che gli frattura la schiena e lo costringe al
busto rigido. Con la vita in immersione, senza uno spazio proprio. Con le
lunghe giornate inattive, in attesa. Col marinaio, corallaro napoletano, che si
sacrifica per disincagliare il sommergibile nel passaggio in immersione di
Gibilterra. O il “Cappellini” con i naufraghi in coperta cannoneggiato da un incrociatore
inglese.
Un super Favino –
un fregoli, quasi irriconoscibile (senza un riconoscimento, non a Venezia né al David di Donatello né al Nastro d'argento). Una superproduzione italiana, la prima dopo
qualche decennio, per un film di guerra. Col tentativo di allargare alla Marina
il filone dei film della bontà in guerra, “Tutti a casa”, “Mediterraneo” (1991).
E un racconto sempre teso, coinvolgente. Ma forse fuori tempo: una lavorazione
complessa, nella darsena di Taranto e a Cinecittà in studio, con miriadi di
ingeneri al lavoro, per un investimento di 14 miliardi, che ne ha ricavato meno
di un terzo.
Edoardo De Angelis,
Comandante, Rai 1, RaiPlay
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