Malgrado il forte ridimensionamento di Fiat \Chrysler (Jeep), che ha condizionato per anni il pil industriale italiano, e malgrado il caro energia, il più caro in Europs, che scoraggia gli investimenti strabieri, l’Italia figura positivamente nelle classifiche Eurostat sulla produzione industriale per settori nel 2025. Il pil industriale Ue è cresciuto del 3,8 per cento, dopo due anni di decrescita, meno 1,5 per cento nel 2023 e meno 1,9 nel 2024. E l’Italia figura tra i sei pesi ai quali Eurostat attribuisce i due terzi della produzione industriale, il 70 per cento. Al secondo posto, dopo la Germania: la Germania ha coperto il 26 per cento del pil industriale UE, l’Italia il 14 – Francia 12, Spagna 8, Polonia 6, Olanda 4.
La prospettiva è al miglioramento. Da
aprile è in vigore il piano della Commisione Ue di sostegno all’industria,
Industtial Accelerator Act, con l’obiettivo ambizioso di portare il peso del comparto
manufatturiero dal 14,3 per cento del 2025 al 20 per cento del pil complessivo
tra dieci anni. Con una serie di misure promozionali. Tra queste la certificazione
Made in Europe, come garanzia di qualità, e di rispetto dei diritti.

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