Tre brevi raccolte del 1988, e alcuni componimenti dello stesso riemersi tra le carte. Molti medaglioni, di tipo epigrammatico, senza essere cattivi, molto lucidi, che valgono una biografia – almeno dei personaggi che si sono conosciuti, padre Turoldo, padre Camillo de Piaz, Vanni Scheiwiller. Con Nicola Crocetti un po’ovnquue, anche insolentito. Raboni, invece, e Patrizia Vaduga, “bellissima Patrizia”, omaggiati per Natale, a mo’ di ringraziamento per l’impegno di Patrizia in suo favore, col compagno Raboni. Non mancano Manganelli e Spagnoletti. E i Pierri, padre e figli. Una sorta di colloquio muto della poetessa con i suoi tanti amori e le amicizie. Un “Spoon River” di viventi, di una poetessa viva ma sola e solitaria.
Tre plaquettes,
“La piccola Spoon River”, “Breviario sconsacrato” e “I filibustieri della
follia”, la prima dedicata a Scheiwiller, la terza a Patrizia Valduga, più una
corposa silloge di poesie “disperse” dello stesso 1988 (molte “lettere”, a
Crocetti, a Manganelli, a Raboni - con più confidenza). Compresa una lunga
“lettera” all’editore Mani (Piero Manni), che la assisteva nella controversia
mossale quell’anno dai figli orfani del suo secondo marito, il medico-poeta di
Brindisi Michele Pierri. Il tutto riemerso dai lavori di catalogazione e
archiviazione intrapresi da varie università sui materiali accatastati dalla
casa editrice dopo che, nel 2022, è stata riconosciuta “di interesse storico”.
Poesia come sempre
“occasionale”, svagata. Come un dialogo monologale variato, frantumato. Ma su
stilemi sempre appropriati, pur nella ripetizione. Su un fondo di solitarietà,
nelle persistenti professioni, o tra i ritrovamenti, d’amore.
Con introduzione
di Daniela Cristofori e Giacomo Poretti, “una psicoterapeuta ed un comico”, che
ne enucleano una “logica della piuma”, della poesia che si posa dove capita. Di
sicuro gradimento sarebbe stata alla ragazza Merini, “sempre ed eternamente attratta
dall’amore” - anche se ce la propinano
sempre appesantita dagli elettroshock, sola ai Navigli quando erano grigi, a un
pianoterra.
Alda Merini, Il
mio labirinto di assurdo silenzio, Manni, pp. 109 € 15
Poesia come sempre “occasionale”, svagata. Come un dialogo monologale variato, frantumato. Ma su stilemi sempre appropriati, pur nella ripetizione. Su un fondo di solitarietà, nelle persistenti professioni, o tra i ritrovamenti, d’amore.
Con introduzione di Daniela Cristofori e Giacomo Poretti, “una psicoterapeuta ed un comico”, che ne enucleano una “logica della piuma”, della poesia che si posa dove capita. Di sicuro gradimento sarebbe stata alla ragazza Merini, “sempre ed eternamente attratta dall’amore” - anche se ce la propinano sempre appesantita dagli elettroshock, sola ai Navigli quando erano grigi, a un pianoterra.
Alda Merini, Il mio labirinto di assurdo silenzio, Manni, pp. 109 € 15

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