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Secondi pensieri -
zeulig
Corrida – Il rito più antico e più misterioso, se ascende al culto mitraico, persiano, quindi anteriore alla “nostra” storia, la storia greca. Col Mitra tauroctono al centro, di cui è opaca la simbologia, per quanto si argomenti del toro come la Forza, una sorta di personaggio da “Star Trek”. Poiché il culto di Mitra è misterico. Lo era all’origine e lo è rimasto fino alla concorrenza del cristianesimo nella tarda Roma – importato e diffuso nell’impero dai soldati romani dopo le guerre partiche, come religione “spettacolare” – Porfirio che lo celebra, “L’antro delle ninfe”, è del III secolo.
Resta che il culto del toro nel Mediterraneo orientale era ben antecedente, della civiltà minoica. E la sua diffusione, nella toponomastica, i miti, la poesia, indipendente dal culto mitraico.
Identità – “L’identità (forse) non esiste”, argomenta Mauro Bonazzi su “La Lettura”. Un falso problema poiché lo argomenta un Mauro Bonazzi che forse non esiste.
Se ne fa un gran parlare, dell’identità, fino a metterla in discussione, non sul piano personale (come discuterla, senza?), ma su quello politico. A proposito delle identità “nazionali” a petto di forti immigrazioni. Si negano l’identità in segno di forte “impegno” politico. Negando la quale si nega, però, anche quella degli immigrati – come se fossero numeri, da aggiungere una volta sbarcati o al posto di arrivo: una registrazione impersonale, a un approdo non scelto, il primo accessibile, sotto la minaccia della morte, per annegamento, gelo, fame.
Strano comunque, curioso, modo di argomentare, quello di negare negandosi. Di negare l’identità, ovvia perfino, dato che nasciamo soli, a uno a uno, e diversi, anche i gemelli, non in serie. Per una testimonianza politica. Che è fatale poi per il soggetto che s’intende proteggere.
È tema politico, quindi divisivo, ma su un punto oggi nuovo, sulla migrazione in Europa. Sulla immigrazione reale, per la quale è previsto il diritto di asilo. Che, essendo antecedente al bisogno, evita, può evitare, l’integrazione – che ora è positiva ora è negativa, a seconda del pendolo dell’identità, dell’identità del migrante, non dell’accoglienza. Il problema identitario nasce quando l’identità di origine resta più forte di quella di accettazione (l’integrazione). Nella religione non solo, ma nelle abitudini, i linguaggi, le concezioni politiche e sociali generali.
Mainstream – Si dice dell’opinione pubblica, dei media, come di un filone di pensiero principale, e quindi “più” vero. Nel senso cioè di maggioritario e di giusto. Del giusto rafforzato dal numero. Volgarmente si direbbe prevalente. In uso come di una sorta di validazione, in senso cioè e con caratteristiche positive (ragionato, illuminato, e un po’ esclusivamente democratico). Come quello che non molto tempo fa si sarebbe detto “benpensante” e “borghese”.
Un anglicismo, di connotazione difficilmente configurabile per un utente mediamente colto, o semplicemente distratto, per dire che il “padrone” (delle ferriere, del vapore, del giornale, o della televisione ha sempre ragione.
Una traslazione di senso che non sarebbe dannosa. Se non che vuole comprendere e significare tutto ciò che è buono, compreso il colto, civile, progressivo, democratico. Mentre è, nello stesso momento in cui si qualifica e si pone al vertice, il contrario, la vecchia “buona borghesia”, piena di se stessa.
Non una novità, può sempre rifasi a Platone, alla sua kalokagathia – non c’è nulla di male: siamo tutti filosofi, e alcuni sono buoni.
Meraviglia – È forse il tema più ricorrente, della filosofia come “meraviglia” – in volgare si direbbe “curiosità”. Da Aristotele a un po’ tutto il Novecento, ma specificamente a Jeanne Hersch – e ora si riannuncia con Bonazzi. Ma più correttamente, significativamente, si direbbe come ricerca o esplorazione. Al modo delle esplorazioni tipiche, degli esploratori ottocenteschi, per continenti visibili, deserti, foreste, oceani, e in qualche modo noti, ma del genere terrae nullius, o hic sunt leones.
Rivoluzione – Tema ricorrente, di valenza positiva, oggetto anche di idolatria, ma sempre è incompiuta. È un processo. Avvenne nella rivoluzione per antonomasia, la Rivoluzione Francese, che è stata anche una guerra civile fra rivoluzionari, fra più fazioni – di cui poi ebbe gioco facile Bonaparte, un uomo solo al comando. E in quella sovietica, a più rirese, su un vasto sgranarsi storico. Non è il processo ultimativo di Marx, la creazione rivoluzionaria, per di più dal basso, dalla fola, dai più, di un nuovo ordinamento politico e sociale è necessariamente incompleta, difettosa, migliorabile, perfezionabile, anzi augurabilmente in fieri, un work in progress. E perché è, appunto, si vuole, un progresso rigeneratore. Non finito e definito come vuole l’utopia o una qualche escatologia. Compresa quella di Marx, biblico - a sua insaputa?
Spontaneità – Evocata nei recenti fatti di Milano e in Francia (dove però la “spontaneità” è ormai vecchia di tre anni, e molto organizzata, di sabato a Parigi, da metà ottobre a metà maggio), come di “movimenti” giovanili che si raggruppano e coalizzano “spontaneamente” in luoghi e per fini decisi all’istante, è in questo caso palesemente regolata se non diretta, dai social, o attraverso i social – più probabile quest’ultima ipotesi, i social non hanno autonomia di giudizio, checché si propali dell’Intelligenza Artificiale. È sempre derivata e avviata, se non diretta o gestita.
Fa sempre capo a una radice, sia essa l’insegnamento-aggregamento oppure la semplice formazione, lo sviluppo psicologico.
Di spontaneo c’è solo la credulità – l’ignoranza.
zeulig@antiit.eu
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