D'Annunzio a Fiume, mentre a Versailles si discute a chi assegnare le spoglie in Adriatico dello sconfitto impero austro- ungarico. D'Annunzio al suo meglio, reso sobriamente da Maurizio Lombardi, senza i tic che avvolgono il personaggio: conciso, saggio, e rivoluzionario. Conteso da Lenin e, di sbieco, da Mussolini, che D'Annunzio lascia perplesso. Fino al finale, il trattato di Rapallo, tra l'Italia e la nascente Jugoslavia, per la partizione dell'Istria e la Dalmazia.
Catinari, direttore della fotografia di un numero sterminato di film, collaboratore di Virzi, Milani, Muccino, Moretti, e di serie tv di grande presa, offre immagini che da sole valgono il racconto. Di un'impresa avvolta nelle nebbie, fuori e dentro, compresi i personaggi che attorniato il Vate.
I Lucisno si sono cimentati in una grande produzione. Rasentando il capolavoro, senza esito di pubblico. Il tema è difficile. E il numero e eccessivo dei peronaggi, quelli femminili pure somiglianti, poco distinguibili. Forse per non essersi privati dei tanti appigli della narrazione di Claudia Salaris, la studiosa delle avanguardie, dallo stesso titolo, sul Fiume nelle memorie di artisti e avventurieri.
Arnaldo Catinari, Alla festa della rivoluzione, sky Cinema, Now

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