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Che fine ha fatto Bpm e perché – risiko bancario de noantri
Con Monte dei Paschi divisa tra Intesa
e Bper, l’ex Popolare Milano, oggi Bpm, rimane sola. In mano a Crédit Agricole.
Era questo il disegno del ministero dell’Economia
quando si oppose al passaggio di Bpm a Unicredit, argomentando che Unicredit è
in mano straniera? Che non è vero da nessun punto di vista, mentre Crédit Agricole
lo è, è francese, e se ne fa un punto di forza.
Unicredit non si è opposta al no alla
fusione con Bpm. Fatti loro, fatti privati. Ma il ministero dell’Economa è
pubblico, e non può indirizzare una banca verso un’altra, soprattutto se
straniera, soprattutto senza argomenti tecnici settoriali validi.
È un errore? No. Il ministro, Giorgetti,
può dare l’impressione di non capirci molto. Ma i direttori dell’Economia sanno
benissimo quello che hanno fatto e fanno. Così pure qualcuno dei direttori di
Palazzo Chigi, dove ha sede il coordinamento per l’esercizio del golden power,
il veto a prelazioni straniere sul capitale.
È un caso di malaffare. Più evidente di
questo non c’è. Perché la Procura di Roma tace? Tutti collusi nel caso, anche il solerte Procuratore Lo Voi, che solitamente non risparmia gli avvisi di garanzia?
E l’informazione? Si prospetta il risiko
bancario come un gioco di monòpoli. Non quello in atto Di Bpm regalata a Crédit
Agricole. E ora di Intesa che si prende Generali con un socio concorrente di
Generali. Tutto oscuro, e tutto violento. Comunque opaco, contro ogni vera
regola di mercato aperto.
Le Autorità finanziarie, oltre che la
Procura di Roma, se ne disinteressano. Tutti collusi, anche al Parlamento? Ammesso
che il Parlamento abbia una mezza idea di cosa è in gioco. Usava dire “aumme,
aumme” degli accordi politici di malaffare, ora usa “de noantri”, ma il misfatto
non cambia, sempre corruzione è.
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