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sabato 20 giugno 2026

Ammazzare stanca lo spettatore

"Autobiografia di un assassino” è il sottotitolo. L’assassino essendo un improbabile figlio di un mafioso calabrese cresciuto urbanizzato nel varesotto, lombardizzato, nell’eloquio e nella mentalità, bravo operaio in fabbrica, innamorato, corrisposto, di una giovane dottoressa, niente di meno, ma killer a comando del padre, quando qualcuno non paga il pizzo. Che disprezza il padre ma gli obbedisce, limitandosi a una vendetta autoriale, “Le memorie di Antonio Zagari”, le sue memorie.
Una trama inconsistente – una trama come un’altra. P
er un film alla Tarantino – che fa(ceva) film all’italiana? Gli assassinii sono figurativi, inventivi, il resto arranca. Un film dell’orrore? Ma si vuole d’autore – è stato portato a Venezia. C’è cura filologica, sugli attori, gli ambienti, le figurazioni dei caratteri, il parlato, la pochezza, il selvaggiume, ma tutto accavallato, ammassato, senza carattere.

Molto la narrazione deve anche alle trame annuali di ‘ndrangheta di Gratteri e Nicaso. Con abbondanza quindi di “sante”, “giuramenti di sangue”, “battesimi”, “unzioni”, di un’ipotetica Calabria di fede e di violenza. In cui i Carabinieri non ci sono, se non per qualche ufficiale bizzarro. Solo a tratti viene fuori l’opportunismo dei mafiosi, la loro inconsistenza, caratteriale e sociale.
Un’inconsistenza narrativa che più risalta a fronte delle ottime prove d’attore, di Vinicio Marchioni, gelido padre, e Gabriel Montesi, il figlio emigrato anche mentalmente e linguisticamente ma incapace. In ruoli, però, da burattino, da maschera.
Una megaproduzione, pare. Ma quando il padre arcimafioso diventa nonno, e al neonato affianca un coltello, per vedere se la manina avvicinerà la lama, buon segno di malandrinaggio, nella casa e tra i parenti e gli invitati della nuora, un ambiente buona borghesia, uno capisce che siamo in una trama di Gratteri e Nicaso, e questo è tutto.    
Daniele Vicari,
Ammazzare stanca, Sky Cinema Uno, Now

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