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I giudici si racconta(va)no
Forse il libro più
onesto su Mani Pulite - impresa disperata – e sugli altri “fronti giudiziari”
aperti, dalla mafia, e l’antimafia, all’ambiente: lasciando parlare i giiidici.
Nove giudici, allora di “prima linea”, che si raccontano: Almerighi, Borrelli,
Bricchetti, Caselli, Cesqui, Cordova, Priore, Siclari, Vigna.
La storia di Borrelli,
come da lui raccontata, è proprio “italiana”, meridionale, napoletana: familiare
Si è giudici di padre in figlio. Che sarebbe anatema in America, anche in
Inghilterra, ma a Napoli con orgoglio.
La vicenda di Cordova
- di cui si tace che era e si voleva della destra, allora Msi - Calabrò non riesce
però a fargliela concludere bene, con l’allora ministro della Giustizia Martelli.
Col quale ha un lunghissimo colloquio, dalla mattina alle 15 del pomeriggio. Che
Martelli conclude lealmente, spiegando che lo ha sostenuto per la Superprocura
Antimafia, ma vuole sapere perché nelle sue indagini a Palmi in Calabria infila
sempre esponenti socialisti, il senatore Zito e l’onorevole Principe. E gli
obietta, testualmente, nel ricordo che ne fa Cordova: “Il ministro Martelli
insiste che nella vicenda siciliana dell’onorevole Mannino non era sta contestata
l’associazione mafiosa, e che si poteva procedere solo per il reato elettorale.
Aggiunge ancora che i politici in questione erano rovinati e che il danno era
enorme”. Come si è visto per Mannino, dopo trent’anni, o quaranta.
Maria Antonietta
Calabrò, In prima linea,
Sperling&Kupfer, pp. 224 pp.vv., da € 9,40
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