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venerdì 19 giugno 2026

La prima volta dell’Italia

La reazione è probabilmente stata eccessiva, si sa che Trump parla “colorito”. Ma c’è stata, dalla presidenza della Repubblica a quella del consiglio e al ministero degli Esteri, poco ci manca per una “crisi diplomatica”, con ritiro degli ambasciatori. Anche perché Trump non si scuserà – e nessuo dei suoi oserà.
È la prima volta che l’Italia entra in crisi con gli Stati Uniti dall’8 settembre 1943 – non lo fece nel caso dell’“Achille Lauro” (Sigonella) né in quello della mancata eliminazione di Gheddafi - Reagan rispettava le forme. Del resto Craxi (le due crisi, Sigonella e Gheddafi) è stato il governante europeo che ha validato come Nato il progetto reaganiano degli euromissili, che ha portato alla resa l’Unione  Sovietica.
L’Italia è il Paese che più di ogni altro nella Nato è sempre stato sottomesso agli Stati Uniti, e tra  i più “volenterosi” delle guerre americane di “pacificazione”. In Libano negli anni 1980 (Reagan) e in Somalia nei 1990 (Clinton), aiutando in entrambi i casi i marines a districarsi da situazioni a imbuto, con perdite anche numerose. E poi, dopo l’11 settembre, in Afghanistan e in Iraq e perfino in Libia – contro i propri interessi - e nella vigilanza anti-jihadista, efficace. Facendone anche il mercato più importante del made in Italy, anche questo è vero.
Che succederà è impossibile dire, Trump non ha mai chiesto scusa per le intemperanze, sottintendendole scherzose, e i suoi marciano compatti, senza autonomia. È possibile che la bolla si sgonfi, Trump è solito bollare tutti. Ma è improbabile: il Quirinale e la Farnesina hanno fatto mosse diplomatiche importanti, più consistenti che le “battute”.
In certo modo, anche, gli Stati Uniti si sono inimicati Roma. Il Vaticano oltre che palazzo Chigi.  Roma è poca cosa, forse. Ma non strategicamente. Per la posizione della penisola, con le isole, nel Mediterraneo. E per il voto dei cattolici: sanguinosi i dileggi. E probabilmente degli italoamericani, colti in piena riscoperta delle “radici”. Ma, poi, dopo il voto del 4 novembre, Trump non sarà più Trump.

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