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martedì 16 giugno 2026

L’Inghilterra si è fatta povera come il Mississippi

“Un caso di studio di autosabotaggio” è il sottotitolo: l’impoverimento come un scelta, dunque. Della Brexit? In parte. Della politica di accoglienza e integrazione? In parte. E in parte del sistema sociale, rimasto pubblico dopo il thatcherismo, il passaggio dell’economia produttiva d’un colpo al mercato.
Il Regno Unito è diventato povero, e non lo sa? “Gli ultimi 18 anni, un lasso di tempo sufficiente per la nascita e la crescita di un'intera generazione perduta, non hanno prodotto altro che stagnazione e disillusione di massa. Nel 2007, prima della crisi finanziaria globale, la Gran Bretagna era al suo apice post-imperiale. Il reddito medio delle famiglie aveva appena superato quello della Germania. Una sterlina valeva più di 2 dollari e Londra stava probabilmente soppiantando New York come centro della finanza internazionale. Da allora, però, “è un crollo, continuo.
Il pil pro capite è ora di poco superiore a quello del Mississippi, lo stato più povero degli Stati Uniti, e questo lieve vantaggio è stato raggiunto solo grazie a Londra. Al di fuori della capitale, nelle zone non frequentate dai turisti, il tenore di vita è ben al di sotto di quello del Mississippi.
“I britannici che visitano gli Stati Uniti scoprono che la loro sterlina si è svalutata, al punto che oggi vale solo circa 1,35 dollari. I salari britannici sono rimasti molto indietro rispetto a quelli statunitensi, ma anche a quelli di Germania, Francia, Paesi Bassi e Danimarca: una volta tenuto conto dell'inflazione, la loro crescita è stata pressoché nulla. Entro il prossimo decennio, se le tendenze attuali dovessero continuare, il tenore di vita del cittadino polacco medio sarà pari a quello del cittadino britannico medio.
“Una generazione fa, la Gran Bretagna era una grande potenza mondiale; oggi è una potenza di medio livello, stretta nella morsa della sclerosi. La tassazione è a livelli altissimi, ai massimi dopo la  Seconda Guerra Mondiale, eppure i servizi pubblici sono peggiorati. Il Servizio Sanitario Nazionale (NHS), il celebre pilastro dello stato sociale britannico «dalla nascita alla morte», ha un arretrato di sei milioni di pazienti, quasi un decimo della popolazione, in attesa di cure. E in ambito ostetrico, per esempio, spende più per risarcire i danni da malasanità che per fornire effettivamente assistenza alla maternità. Molti britannici non possono permettersi un appuntamento col dentista, né pubblico né privato. A un sondaggio del 2023, uno su dieci ha dichiarato di ricorrere al fai-da-te per le cure dentistiche, in casi estremi estraendosi i denti da soli o incollando corone rotte”.
Da europei, continentali cioè, si è tentati di dire: “L’avete voluto”, con la Brexit. Ma il panorama che ne emerge, a un’inchiesta nemmeno molto approfondita, è che il problema è generale, di “decadenza”. Della rappresentanza politica. Delle istituzioni, a partire dalla monarchia. Della partecipazione o fiducia pubblica, dopo l’allargamento della base demografica con la politica di generosa inclusione, dei cittadini ex del Commonwealth e anche oltre. Del diminuito ruolo di Londra come centro di affari e degli stili di vita. Della deindustrializzazione, una pesante eredità (che si trascura nelle celebrazioni) del thacherismo. Soffrono perfino le grandi università, Oxford, Cambridge, fno a ieri regine dei fondi Ue per la ricerca, sopravanzate nelle graduatorie da molte istituzioni accademiche europee, americane, cinesi.
Idrees Kahloun, How Britain became as poor as Mississippi, “The Atlantic” online – leggibile anche in italiano)

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