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L’Inghilterra si è fatta povera come il Mississippi
“Un caso di studio
di autosabotaggio” è il sottotitolo: l’impoverimento come un scelta, dunque. Della Brexit? In parte. Della politica di accoglienza e integrazione? In parte. E in parte del sistema
sociale, rimasto pubblico dopo il thatcherismo, il passaggio dell’economia
produttiva d’un colpo al mercato.
Il Regno Unito
è diventato povero, e non lo sa? “Gli ultimi 18 anni, un lasso di tempo
sufficiente per la nascita e la crescita di un'intera generazione perduta, non
hanno prodotto altro che stagnazione e disillusione di massa. Nel 2007, prima
della crisi finanziaria globale, la Gran Bretagna era al suo apice
post-imperiale. Il reddito medio delle famiglie aveva appena superato quello
della Germania. Una sterlina valeva più di 2 dollari e Londra stava
probabilmente soppiantando New York come centro della finanza internazionale. Da
allora, però, “è un crollo, continuo.
Il pil pro capite è
ora di poco superiore a quello del Mississippi, lo stato più povero degli
Stati Uniti, e questo lieve vantaggio è stato raggiunto solo grazie a Londra.
Al di fuori della capitale, nelle zone non frequentate dai turisti, il tenore
di vita è ben al di sotto di quello del Mississippi.
“I britannici che
visitano gli Stati Uniti scoprono che la loro sterlina si è svalutata, al punto
che oggi vale solo circa 1,35 dollari. I salari britannici sono rimasti molto
indietro rispetto a quelli statunitensi, ma anche a quelli di Germania,
Francia, Paesi Bassi e Danimarca: una volta tenuto conto dell'inflazione, la
loro crescita è stata pressoché nulla. Entro il prossimo decennio, se le
tendenze attuali dovessero continuare, il tenore di vita del cittadino polacco
medio sarà pari a quello del cittadino britannico medio.
“Una generazione
fa, la Gran Bretagna era una grande potenza mondiale; oggi è una potenza di
medio livello, stretta nella morsa della sclerosi. La tassazione è a livelli
altissimi, ai massimi dopo la Seconda
Guerra Mondiale, eppure i servizi pubblici sono peggiorati. Il Servizio
Sanitario Nazionale (NHS), il celebre pilastro dello stato sociale britannico «dalla
nascita alla morte», ha un arretrato di sei milioni di pazienti, quasi un
decimo della popolazione, in attesa di cure. E in ambito ostetrico, per
esempio, spende più per risarcire i danni da malasanità che per fornire
effettivamente assistenza alla maternità. Molti britannici non possono
permettersi un appuntamento col dentista, né pubblico né privato. A un sondaggio
del 2023, uno su dieci ha dichiarato di ricorrere al fai-da-te per le cure
dentistiche, in casi estremi estraendosi i denti da soli o incollando corone
rotte”.
Da europei, continentali
cioè, si è tentati di dire: “L’avete voluto”, con la Brexit. Ma il panorama che
ne emerge, a un’inchiesta nemmeno molto approfondita, è che il problema è generale,
di “decadenza”. Della rappresentanza politica. Delle istituzioni, a partire
dalla monarchia. Della partecipazione o fiducia pubblica, dopo l’allargamento
della base demografica con la politica di generosa inclusione, dei cittadini ex
del Commonwealth e anche oltre. Del diminuito ruolo di Londra come centro di affari
e degli stili di vita. Della deindustrializzazione, una pesante eredità (che si
trascura nelle celebrazioni) del thacherismo. Soffrono perfino le grandi università,
Oxford, Cambridge, fno a ieri regine dei fondi Ue per la ricerca, sopravanzate
nelle graduatorie da molte istituzioni accademiche europee, americane, cinesi.
Idrees Kahloun, How
Britain became as poor as Mississippi, “The Atlantic” online – leggibile anche
in italiano)
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