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Di Pietro santo
Un’agiografia,
come è nel Dna delle Paoline. E nello stile del giornalista – allora non “padanista”,
non odiatore: “Il giudice terremoto. L’uomo della speranza”, un po’ come quello
della provvidenza.
Un libro pieno di
mamma. Tre anni di seminario – da dove scappa ma vabbè. Fa la scuola di perito elettrotecnico,
è rimandato in quinta ma vabbè. Se ne va in Germania, dove fa l’operaio, il manovale:
E forse è vero, anche se “in Germania uno così non s’è mai visto”. Ma poi è
inutile insistere, è tutto come dicono le Paoline: “La storia vera e seducente”
del “magistrato che con la sua intelligenza, il suo coraggio e la sua tenacia
sta facendo tremare l’Italia”. Ma non, a Milano dove operava, andrebbe aggiunto,
l’Opera del Duomo, l’arcivescovado, all’epoca il più grosso immobiliarista della
capitale morale. Tutto un “Grazie Di Pietro”, “Forza Di Pietro”, “Avanti Di
Pietro”.
Un cimelio. Il documento
non di un’epoca ma di un mondo sì, quello dei preti, a cui tutto scivola
addosso.
Il repertorio è
sempre quello, del genere: “Nonno Giovannino e Nonna Pazienza, il furto dei cavalli,
la guerra, i genitori Peppino e Annina, le sorelle, la masseria, la stalla, le
mucche e le pecore. Il seminario, il diploma, Elsa il primo amore, il lavoro in
Germania, il concorso, la laurea, la polizia, la magistratura, i figli, “il
fedele Rocco” – sarà il cane?
Un modello, se
non un santo. Ma manca quando, a Bergamo, andavano a “farsi le poliziotte”. Moncalvo
è pio ma è leghista, Bergamo non si tocca.
Gigi Moncalvo, Di Pietro, Edizioni Paoline, pp. 238
pp.vv., da € 4
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