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sabato 20 giugno 2026

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (636)

Giuseppe Leuzzi


Il buio è “nordico”, nella sfiziosa ricerca che Paolo Mauri aveva fatto quindici anni fa, “Buio” (sul buio), e ora si ripubblica. La luce è invece meridionale, non c’è bisogno di dirlo, si sa – anche se il Nord ha le estati col sole di mezzanotte, pallido. E ha quindi – avrebbe, dovrebbe – caratura positiva, rinvigorente. Anche se la “oscurità” Leopardi considera di valore poetico.
 
“Mio padre pensava che dopo tredici anni di Parigi mia madre”, il regista Edoardo Winspeare confida a Natalia Aspesi sul “Venerdì di Repubblica, “avrebbe voluto una città. Invece lei scelse il Salento. Diceva che voleva vivere vicino a Costantinopoli. Strano, visto che stavano in Puglia. Per lei il Sud aveva questa dimensione di confine, di Oriente, di mondo antico”.
 
Fa senso, curiosamente, scorrere in parallelo le due ricerche quasi contemporanee, dopo l’unità, nel 1877 e 1878, sulla povertà a Napoli, le “Lettere meridionali e altri scritti sulla questione sociale in Italia” di Pasquale Villari, e “La miseria in Napoli” di Jessie White Mario. Un cattedratico, conservatore, e una vulcanica attivista risorgimentale “progressista” – tra Mazzini e Garibaldi. Che impietosamente, sebbene non senza fondamento, intitola la sua ricerca “miseria” e non “povertà”. Termine rispettoso - a cui peraltro era adusa, dalle leggi contro la povertà che il suo Paese, l’Inghilterra, per prima aveva adottate.
 
L’Italia (del Sud) dei prefetti
Esisteva un regime dei prefetti, è esistito nella storia d’Italia documentato da Giovanni Spadolini nella veste di giovane grande storico, nei lunghi anni di Giolitti – in grado anche di “orientare” il voto. E c’è al Sud d’Italia da qualche anno, sotto la specie dell’antimafia, del business dell’antimafia.
Un fatto che non ha storici, benché grave, fare un business dell’antimafia. Ma c’è, documentato recentemente da Alessandro Barbano in un volume corposo, “L’inganno”, sempre in libreria, evidentemente ben venduto nell’Universale Feltrinelli, e incontestato. È il potere prefettizio di commissariare gli enti locali per sospetto di mafia. Discrezionale, e incontestabile – non amministrativamente, ci si può solo tutelare in sede penale, quindi nell’arco di quindici-venti anni. La discrezionalità è solo limitata, in genere, dalla disponibilità in prefettura di funzionari e impiegati a cui delegare i diciotto mesi di pacchia. Cioè di commissariamento, con indennità di trasferta e autista, un giorno a settimana – gli altri quattro della settimana lavorativa vanno a conguaglio.
Non bastando evidentemente i Comuni mafiosi, o forse per aprire un filone di incarichi più prestigiosi e più opimi, un anno fa a Reggio Calabria la prefettessa Clara Vaccaro ha pensato di commissariare la Fondazione Corrado Alvaro. Fondazione letteraria, di studi, che però ha sede nel paese natale dello scrittore, San Luca, terra di ogni magagna. Che però è – era – gestita da due galantuomini di forte e incontestabile spessore: Aldo Maria Morace, professore di molti studi e molti incarichi all’università di Sassari, e Tonino Perna, rimpianto presidente-fondatore del Parco dell’Aspromonte, professore all’università di Messina, parlamentare Pci-Pds. Nominando al loro posto Luciano Gerardis e Zaccaria Sica, un giudice in pensione, come ora usa (per pararsi le terga, giudice non mordendo giudice? altra qualifica non si vede), e un vice-prefetto. Che un paio di settimane fa alacri hanno insediato un nuovo consiglio d’amministrazione – per escludere l’associazione di professionisti locali “Il nostro tempo e la speranza”, dal titolo dell’ultima pubblicazione di Alvaro, che la Fondazione aveva inventato e realizzato. Solo un paio di giorni prima, però, che il Tar desse ragione a Morace e Perna – i due accademici, ben assistiti, sono riusciti a perforare la non sindacabilità amministrativa delle prefetture.
E ora, come non detto? Non si può dire, i prefetti hanno sempre ragione.
 
Il Regno delle scommesse
Il gioco d’azzardo è una piaga, il gioco d’azzardo online è una piaga soprattutto al Sud. “Il libro nero dell’azzardo”, la rilevazione (quasi) annuale che Federconsumatori e Cgil Modena fanno dell’“investimento” nell’azzardo dà al Sud un primato imbattibile.
Campania, Sicilia e Calabria capeggiano la classifica regionale. Con puntate complessive, online e fisiche, di 21,6 miliardi in Campania, di 16,3 in Sicilia, di 6,17 miliardi in Calabria.
Napoli e provincia (la “città metropolitana” di Napoli) è la capitale indiscussa dell’azzardo, con 11,65 miliardi – Roma la supera, 12,8 miliardi, ma con un cinquanta per cento di popolazione in più, 5,3 milioni contro un po’ meno di 3. 
Palermo, Salerno e Caserta esibiscono “dati annuali”, dicono gli estensori del rapporto, eccessivi: Palermo ha “investito” 4 miliardi e mezzo, Salerno 4,2, Caserta 3,8.

In termini regionali, “nel solo online, ogni residente in Campania, neonati compresi, ha «investito» 2.527 euro; in Sicilia 2.472 euro, in Calabria 2.436, in Molise 2.288. “L’ultima delle province per abitanti”, Isernia, è “la prima per quanto giocato nel solo online, nella fascia d’età 18-74anni”, 4.074 euro – “quasi quattro volte le province venete di Vicenza, Belluno e Rovigo” messe assieme. Subito dopo, “poco sotto i 4.000, le province siciliane di Messina, Siracusa e Palermo. Nei primi dieci seguono Caserta, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Salerno, Napoli e Catania”.
Passando dalle province, o città metropolitane, ai capoluoghi la classifica è sempre la stessa: primo il comune di Isernia, con 6.307 euro pro capite in età maggiorenne. Seguita dai comuni di Messina, Siracusa, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catania, tutti al di sopra dei 4.000 euro pro capite.
C’è tanto risparmio, dunque, nel Sud? E tutto va nelle scommesse? Come una voglia di dissoluzione, il cupio dissolvi classico. Ognuno è causa del suo male? Non se ne può essere certi. Però.
Un risparmio di 4-5 mila euro l’anno, in una famiglia di due-tre adulti, farebbe un cospicuo capitale. Si vuole del Sud che sia risparmioso e cocciuto, è invece volubile, e sprecone.
 
Cronache della differenza: Milano
Ha del fantastico l’assoluzione piena e pronta dei costruttori milanesi che hanno innalzato un grattacielo di 82 metri e 24 piani al posto due casette di due piani con una semplice Scia (Segnalazione certificazione d’inizio attività), come una ristrutturazione. Con l’invenzione della “buona fede” tra le attenuanti dirimenti. Ma è nelle cose: Milano non morde Milano, altro che omertà  – è la grandezza di Milano, che sempre si assolve, in buona fede.
 
Sempre più al vento degli affari, sempre più volatile in Borsa: i titoli salgono e scendono come in una qualsiasi Borsa del Terzo mondo, del 5 e 6, e perfino dell’8, per cento. Per un fatto tecnico certamente, la scarsità di flottante a fronte della liquidità, della disponibilità – che non è colpa di Milano, è la debolezza del sistema Paese, fatto di piccole e micro aziende. Ma è questo che fa soprattutto la ricchezza di Milano: in questo tipo di mercato basta un minimo di accortezza per moltiplicare il denaro. Milano è ricca di poco?
 
“La Lettura” di fine maggio dedica molto spazio alla città che “non c’è più”. E alla città come la vivono due suoi scrittori, due “giallisti”: Gian Andrea Cerone, ligure trapiantato, e Alessandro Robecchi. Cerone, nel libro in uscita, “L’incertezza del domani”, ha ambientato due delitti nel Bosco Verticale: “Per capire com’è ci ho persino dormito. Sembra di stare in un ospedale lituano”. Trovando l’ambientazione impossibile, ha riunito i personaggi “attorno a una comunità di lavoro: a Milano si lavora sempre”. Robecchi non ci si trova più: “Dal ponte di corso Lodi l’orizzonte non lo si vede più”.
 
Si lamenta molto, nel dibattito tra i due romanzieri, l’indebolimento (impoverimento) del ceto medio, imprenditoriale, impiegatizio, professionale. Ma nel “canone di autori milanesi” mettono Bianciardi, Testori, Beppe Viola, naturalmente Scerbanenco, Buzzati e anche Umberto Saba. Ma non Gadda né Arbasino, che di quel ceto individuarono per tempo le debolezze.
 
Da molti anni ormai rinuncia al Giro d’Italia, che era “meneghino”. Anche alla Scala, a parte la  finta passerella di “celebrities” della prima Rai (condotta da Vespa…) non c’è più attenzione – progetti, passione (alla direzione musicale trova solo Myung-Whun Chung, 73 anni, “ho poche energie”, che a 39 anni è sbarcato in Europa come direttore musicale, ma all’Opéra di Parigi). Si direbbe una società senz’anima.
Anche delle squadre di calcio, la passione è extraurbana. Il leghismo non stringe niente, dissecca.
 
«I tempi non aiutano, però voci importanti si stanno affievolendo. Trenta, quarant’anni fa c’era maggiore coesione tra i ruoli apicali della società», il sindaco Sala lamenta col settimanale “7”, che conclude con lui una serie di reportages su Milano oggi. Dacché il malessere? Il sindaco non lo dice ma si sa: il leghismo è un virus, che non risparmia i leghisti.
 
“Milano città che sale, lo diciamo da inizio ‘900, città delle opportunità, dei grandi eventi, poi Milano città esclusiva, dal mercato immobiliare inaccessibile, dalla sicurezza sfilacciata”, così “7” sintetizza la sua serie di articoli su Milano. Veramente la “sicurezza” a Milano è sempre "sfilacciata”, dai poveracci di “Miracolo a Milano” agli hooligan, quando la città cominciò a sentirsi una piccola Londra, ai terroristi – e prima ancora agli squadristi. Ma forse è una percezione - è sempre “dagli all’untore”.
 
Le baby gang imperversano, fanno anche morti. Con invocazioni alla polizia. Mentre è un fenomeno sociale, di ragazzi lasciati a sé stessi. Il milanese non ha tempo e non ha voglia di occuparsene. A difetto di polizia, la colpa è della scuola. La realtà è un disturbo a Milano.
 
Sabato la milanese Bpm si compra Mps e tutta Mediobanca-Generali. Domenica se li ricompra Intesa. Era un po’ da ridere in effetti l’ascesa di Roma (Siena ne è da sempre succursale) al cuore di Milano, che è monetario e finanziario. Che quando il gioco si fa duro (Mediobanca? Generali?) è in grado di reagire con due sberle.
 
“La stanza proibita nella Milano segreta” – la “Milano da bere” non si pone limiti: “Fruste, corde, catene, manette” per incontri sadomaso, “in uno spazio di 50mq, affittato a ore nel cuore della città. In condominio. Forse qualcuno si domanda il motivo del viavai, ma nessuno ha mai chiesto niente”. Bocche cucite, ma non è mafia, sono affari.
 
“La città è molto cambiata. Il ceto medio del centrodestra è stato praticamente «espulso» dalla città – se scientificamente o ideologicamente non lo so – e a dominare c’è un mondo di sinistra radical chic”. Lo dice La Russa, il presidente leghista del Senato, ma è la verità. Un tempo la città si governava con i socialisti perché era operaia. Poi è diventata impiegatizia, e quindi leghista. Ora, dopo tanto leghismo celodurista, è senz’anima, se non l’immobiliare.
 
Non si fanno statistiche né indagini sociologiche, ma ha il record da qualche anno delle violenze giovanili, in rapporto agli abitanti e in assoluto: stupri, agguati, assassinii. Non sempre di giovani figli di sudamericani. Ma non ne fa un problema, non studia rimedi. Né c’è un ceto dirigente cui fare capo, per critiche o iniziative – Gadda e Arbasino non saprebbero chi irridere. Il sindaco Sala  rappresenta solo se stesso, e gli immobiliaristi. 

leuzzi@antiit.eu

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