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Viaggi all’interno di sé
Il Giro d’Italia
come non l’avete mai visto – pensato, immaginato. E poco altro. La “lente scura”
dell’autrice annebbia i tanti viaggi di cui racconta – questo è un libro di viaggi,
si articoli e corrispondenze di viaggi, per “Il Mondo”, “L’Europeo”, il
Corriere d’informazione” e altre testate. Sono cronache quasi sempre in “soggettiva”:
non di cose viste, ma di sentimenti e sensazioni personali, non legati al luogo
o all’ambiente che visita. Eccetto che nel racconto di due viaggi in Russia, la
Russia sovietica, dove il contatto umano la emoziona ed emoziona. La raccolta è
di visioni specialissime, di realtà
minute, specie di soggetti femminili, compagne di viaggio in treno, o al vagone
ristorante, o in albergo, o incroci sul marciapiede, casuali, che Ortese
locupleta di umanità.
Per il resto molte
cronache di niente. In Sicilia, a Napoli, a Parigi, ovunque. A volte con un insight
prodigioso. Sulla borghesia romana (“La
diligenza della capitale”, 1987). Sul tassista romano capace “di dirvi in un sospiro
la propria storia, ch’è quella di una comprensione”, fugace, col passeggero. Sul
forte senso di umanità per reggere il grigiore sovietico, delle donne.
Racconti di fughe
più che di viaggi. A partire dai primi due, a Londra e a Palermo, con cui ha
voluto aprire la raccolta: Anna Maria scende, va in albergo, non sa dove e non
se ne cura, e riparte, non ha voglia di vedere né di ascoltare. Viaggia senza
carte, fa sapere sul treno per la Russia, e senza orologio, viaggia – come vive?
- senza coordinate. E sempre parla di sé, inesausta, inesauribile. È la sua “chiave”,
per coinvolgere il lettore. Con esito bizzarramente positivo: la prima edizione
della raccolta, nel 1991, spiega Luca Clerici, che cura la riedizione, il curatore,
ebbe “un’ottima accoglienza critica”, con decine di recensioni elogiative sui
maggiori giornali, “e un discreto successo di pubblico”. Una cospicua
forma di ansia\desiderio di malattia, di morbosità sofferta\compiaciuta – la “lente scura” del
titolo. Nell'insieme è la dromomania di un'inappetente. Il viaggio come modo di estraniarsi, per parlare di più e meglio di sé.
“La sola idea di un viaggio a Roma mi riempiva di spavento” - e così via: “veri
attacchi di nevrastenia”, “continue sensazioni di precipizio, particolare ai
cardiaci, terrore di essere afferrati e dispersi, comune ai montanari e
contadini”…. (“Inglese a Roma”, p. 43).
E non solo le città, anche le persone non
offrono alla scrittrice un minimo d’interesse – a parte quelli, pochi, che s’inventa
come “personaggi”, tutti peraltro marginali, il comandante del postale
Napoli-Palermo, un ingegnere, una burocrate sovietica. Con due eccezioni dal
vivo, dal vero: don Milani perplesso, visto di sbieco al termine di una lunghissima
galoppata notturna per il Mugello alla sua ricerca, che ne rende plasticamente
l’isolamento, e la Nomadelfia ricostruita nel grossetano dopo il fallimento a
Fossoli - un fallimento anche alla ripresa, senza dirlo, facendo parlare don
Zeno Saltini, senza più estro creativo, sulla pietraia dove i benefattori lo
hanno relegato.
I racconti di viaggio
promettono molti spunti di interesse. Di novità, diversità. Qui l’interesse è unico,
la viaggiatrice. I suoi problemi, le sue “visioni”, le sue immaginazioni. Poche
volte proiettati su personaggi e cose – allora dense, pregne, fertili, pregne,
dense.
Anna Maria Ortese
ha viaggiato tanto, sopratutto negli anni 1950 e 1960, da giornalista, inviata,
soprattutto dell’“Europeo” prima, e poi del “Corriere d’Informazione” di Gaetano
Afeltra (prose assurdamente pesanti, faticose, per un giornale del pomeriggio tutto
titoli e frivolezze, ma Afeltra voleva coltivare i geni). Forse a malincuore,
per ragioni alimentari, da lei forse considerati “lavoretti”. Però a questi viaggi
ci teneva, poiché ne ha curato la raccolta, nel 1991, e poi l’ha confidata a Luca
Clerici, che la riedita, con lo stesso titolo, ma con qualche aggiunta, di
testi dispersi, o minime correzioni, di cui dà dettagliatamente conto nelle note
in fondo al testo, e un preciso, agevole calendario delle date e luoghi di pubblicazione
dei vari testi.
Clerici documenta anche
la passione della scrittrice per un suo “libro di viaggio”. A partire dal 1952,
quando propose a Vittorini un “prospetto di libro siciliano”. Cinque anni dopo
proponendo a Vito Laterza “Un mese a Roma”. E così via.
Anna Maria Ortese,
La lente scura, Adelphi, pp. 516 € 15
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