Cerca nel blog

sabato 17 ottobre 2026

Viaggi all’interno di sé

Il Giro d’Italia come non l’avete mai visto – pensato, immaginato. E poco altro. La “lente scura” dell’autrice annebbia i tanti viaggi di cui racconta – questo è un libro di viaggi, si articoli e corrispondenze di viaggi, per “Il Mondo”, “L’Europeo”, il Corriere d’informazione” e altre testate. Sono cronache quasi sempre in “soggettiva”: non di cose viste, ma di sentimenti e sensazioni personali, non legati al luogo o all’ambiente che visita. Eccetto che nel racconto di due viaggi in Russia, la Russia sovietica, dove il contatto umano la emoziona ed emoziona. La raccolta è di  visioni specialissime, di realtà minute, specie di soggetti femminili, compagne di viaggio in treno, o al vagone ristorante, o in albergo, o incroci sul marciapiede, casuali, che Ortese locupleta di umanità.
Per il resto molte cronache di niente. In Sicilia, a Napoli, a Parigi, ovunque. A volte con un insight prodigioso.  Sulla borghesia romana (“La diligenza della capitale”, 1987). Sul tassista romano capace “di dirvi in un sospiro la propria storia, ch’è quella di una comprensione”, fugace, col passeggero. Sul forte senso di umanità per reggere il grigiore sovietico, delle donne.
Racconti di fughe più che di viaggi. A partire dai primi due, a Londra e a Palermo, con cui ha voluto aprire la raccolta: Anna Maria scende, va in albergo, non sa dove e non se ne cura, e riparte, non ha voglia di vedere né di ascoltare. Viaggia senza carte, fa sapere sul treno per la Russia, e senza orologio, viaggia – come vive? - senza coordinate. E sempre parla di sé, inesausta, inesauribile. È la sua “chiave”, per coinvolgere il lettore. Con esito bizzarramente positivo: la prima edizione della raccolta, nel 1991, spiega Luca Clerici, che cura la riedizione, il curatore, ebbe “un’ottima accoglienza critica”, con decine di recensioni elogiative sui maggiori giornali, “e un discreto successo di pubblico”. Una cospicua forma di ansia\desiderio di malattia, di morbosità sofferta\compiaciuta – la “lente scura” del titolo. Nell'insieme è la dromomania di un'inappetente. Il viaggio come modo di estraniarsi, per parlare di più e meglio di sé. “La sola idea di un viaggio a Roma mi riempiva di spavento” - e così via: “veri attacchi di nevrastenia”, “continue sensazioni di precipizio, particolare ai cardiaci, terrore di essere afferrati e dispersi, comune ai montanari e contadini”…. (“Inglese a Roma”, p. 43). 
E non solo le città, anche le persone non offrono alla scrittrice un minimo d’interesse – a parte quelli, pochi, che s’inventa come “personaggi”, tutti peraltro marginali, il comandante del postale Napoli-Palermo, un ingegnere, una burocrate sovietica. Con due eccezioni dal vivo, dal vero: don Milani perplesso, visto di sbieco al termine di una lunghissima galoppata notturna per il Mugello alla sua ricerca, che ne rende plasticamente l’isolamento, e la Nomadelfia ricostruita nel grossetano dopo il fallimento a Fossoli - un fallimento anche alla ripresa, senza dirlo, facendo parlare don Zeno Saltini, senza più estro creativo, sulla pietraia dove i benefattori lo hanno relegato.
I racconti di viaggio promettono molti spunti di interesse. Di novità, diversità. Qui l’interesse è unico, la viaggiatrice. I suoi problemi, le sue “visioni”, le sue immaginazioni. Poche volte proiettati su personaggi e cose – allora dense, pregne, fertili, pregne, dense.
Anna Maria Ortese ha viaggiato tanto, sopratutto negli anni 1950 e 1960, da giornalista, inviata, soprattutto dell’“Europeo” prima, e poi del “Corriere d’Informazione” di Gaetano Afeltra (prose assurdamente pesanti, faticose, per un giornale del pomeriggio tutto titoli e frivolezze, ma Afeltra voleva coltivare i geni). Forse a malincuore, per ragioni alimentari, da lei forse considerati “lavoretti”. Però a questi viaggi ci teneva, poiché ne ha curato la raccolta, nel 1991, e poi l’ha confidata a Luca Clerici, che la riedita, con lo stesso titolo, ma con qualche aggiunta, di testi dispersi, o minime correzioni, di cui dà dettagliatamente conto nelle note in fondo al testo, e un preciso, agevole calendario delle date e luoghi di pubblicazione dei vari testi.
Clerici documenta anche la passione della scrittrice per un suo “libro di viaggio”. A partire dal 1952, quando propose a Vittorini un “prospetto di libro siciliano”. Cinque anni dopo proponendo a Vito Laterza “Un mese a Roma”. E così via.
Anna Maria Ortese,
La lente scura, Adelphi, pp. 516 € 15

 

Nessun commento: