Cerca nel blog

sabato 17 ottobre 2026

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (645)

Giuseppe Leuzzi


Salvini restaura, per restare sui giornali?, la cerimonia dell’ampolla del Po a Pontida.Tanta è la forza di attrazione della diversità, anche se stupida?
Su questo sito zeulig ci scherzava
http://www.antiit.com/2026/10/secondi-pensiweri-592.html Ma l’ampolla del Po a Pontida suona bene, una assonanza, bilabiale, insonora ma robusta: po-po-po.
Meglio con l’aggiunta “dei popoli padani”. Po-po-po-po-pa potrebbe rientrare tra le assonantissime filastrocche dei bambini, già in fasce, ancora al seno della mamma – naturale come ciucciare, forse un rigurgito.
 
Il Sud comincia a Firenze
Il Sud comincia in Toscana per Anna Maria Ortese – “Inglese a Roma”, una corrispondenza per “Il Mondo”, nel 1961, ora nella raccolta “La lente scura”, p. 44.45. Lo stesso sarà per il professor Miglio, politologo lombardo della Lega – “quando esco dalla galleria su Firenze mi sembra di essere all’estero”. Ma per Ortese con un’altra valenza: “Il Po è passato, strada schiumosa e potente che divide l’Italia in due; ecco gallerie, monti, un cielo pieno di stelle, quale non guardaste mai dalla pianura padana, e voci e soffi di aria vellutata, calmi. Con un che di insensato, e una ragionevolezza che vi rende folli”.
È cominciata svegliandosi, dopo un lungo percorso e le gallerie, passata “Bologna, panini, aranciate, si cambia”. Quando “a Firenze, la bellissima stazione illuminata dolcemente quasi da una luna nascosta viene a baciarvi sul finestrino, è quello il momento di ricordare, se siete un emigrato, la vostra patria di elezione, le strette e tristi pareti domestiche, lassù, i votri pensieri e passi quotidiani; e qualcosa sospira forte nel vostro petto”. Una liberazione – “fra poco sarà l’alba”.  
 
Le pensioni alla Lega, private e pubbliche
Una pensione per tutti – ogni anno la Lega non si fa mancare la liturgia del pensionamento a ritroso. Anche a 60 anni, perché no. Purché da fame. Che gli italiani imparino e vadano a farsi la pensione integrativa privata, ad assicurarsi con banche e assicurazioni. Tanto si sa che l’Inps, che la Lega gestisce, prima o poi fallirà.
Dopo avere varato vent’anni fa i fondi pensione privati, a opera del loro specialista, allora vice-ministro, Alberto Brambilla, lo stesso continua a profetizzare l’insostenibilità dei conti pubblici, dell’Inps, a trenta, forse a venti, forse già a dieci anni. Nel mentre che la sua Lega, forza di governo e di opposizione, si affanna periodicamente a mandare in pensione i vecchi sempre più giovani, anticipatamente – in pensione a carico dell’Inps. Inps che la stessa Lega governa, avendolo voluto per sé, per un avvocato consigliere di Stato e della Corte dei Conti. Il quale, da severo tutore della spesa pubblica, quale un leghista deve essere, per prima cosa ha voluto per i suoi 50 e più dirigenti dell’Istituto, dove non fanno niente perché niente hanno da fare, l’attuariale si cacola da sé, un superstipendio: 311 mila euro, invece dei 240 imposti come tetto massino nel 2011 dal governo. Un bell’aumento del 50 per cento – il presidente della Repubblica ne prende la metà.  
Gloria quindi e riconoscenza imperitura dell’Inps alla Lega. Tanto paga lo Stato ladrone.
Non si riesce a stare dietro alle ruberie della Lega. Sono violenti, ma sono furbissimi, e hanno avvelenato i pozzi.
Il senso delo Stato è molto forte in queste persone. Nel senso di appropriarsene – i ladri di professione fanno un baffo ai lumbard, loro sanno cosa vole dire rubare veramente.
 
Se Manzoni ad Avellino è un impostore
Carlo Muscetta, ordinario a Catania di Letteratura italiana, dirigente editoriale di Einaudi negli anni 1940, e poi ancora nei primi 1950, disprezzava Pavese e non teneva in considerazione Manzoni. Lo ricorda  uno dei suoi allievi prediletti, Salvatore Silvano Nigro, a colloquio con Antonio Gnoli sul “Robinson” il 4 ottobre. Di Pavese, con cui aveva lavorato alla Einandi a Roma, che aveva consigliato a Nigro per la tesi di laurea, dopo qualche giorno ebbe un ripensamento: “Non vale nulla”.
Di Manzoni, che Nigro qualche anno dopo avrebbe dovuto curare nel quadro dell’Ottocento per una collana di testi e critica che Muscetta dirigeva per Laterza, il giudizio fu leggermente variato, ma altrettanto crudo. Nigro ovviamente fece largo posto a Manzoni nel suo saggio introduttivo. E rischiò molto, ricorda sempre sul “Robinson”: “Mi aggredì a causa del saggio sul Manzoni. Disse che avrei dovuto dedicargli al massimo una decina di paginette e largheggiare su Leopardi. Offrendo, otretutto, una lettura psicoanalitica dei ‘Promessi sposi’ per dimostrare che Manzoni era un impostore”.
Di letture psicoanalitiche ce ne saranno poi varie – l’acqua, la peste, la verginità, etc. Quella di Muscetta riguardava la religione, la religiosità. Anche se Manzoni era un “convertito”, senza nessuna costrizione, e senza premio.
Muscetta era avellinese, benemenrito anche di studi in qualche modo locali. P.es. sul dimenticato  Vincenzo Padula, lo scrittore calabrese, editore, direttore e redattore del "Bruzio". Ma per questo perentorio. Anche nelle simpatie e antipatie da studioso: radicale. Radicale si vuole l’intellettuale meridionale. Contrariamente alla koiné-abito mentale del popolo, piuttosto incline (nella tradizione greca classica?) a valutare positivamente l’estraneo, a non diffidare.
 
Cronache dela differenza: Napoli
“Per fortuna Napoli è anora una civiltà che sa confrontarsi con il proprio passato senza trasformarlo in museo”, il cantante Raiz su “L’Altrvoce”: “Qui il passato resta vivo”. Senza essere un hadicap: “Fuori Napoli, invece, mi sembra spesso tutto un po’ appiattito. È difficile trovare altrove artisti che riprendano davvero la propria tradizione locale e la facciano vivere nel presente”.
Indubbiamente, un di più. Ma di guadagno?
 
Francesco Palmieri può evocare sul “Foglio” “il compianto critico Francesco Durante”, (che) rievocava la «fila di professionisti e anche di politici ciascuno dei quali aveva letto minimo minimo mille libri e sapeva ricordarsene il contenuto o la temperatura»: avvocati, notai, commercialisti, come il padre di Antonio Franchini….”. Durante è un coetaneo (è morto nel 2019), non parlava di un mondo remoto.
La passione dei libri è anche nell’eulogia di Sorrentino per i genitori morti in montagna per una stufa malfunzionante, “È stata la mano di Dio”.
 
“La noncuranza impedisce ai napoletani di restare ricchi, la prosperità prende il tono di un carnevale, la bontà e il sole fanno il resto”. È il commento di Flaiano a “Napoli milionaria”, il film – che lo stesso Eduardo aveva derivato dalla commedia. Si spiega che la città non capitalizzi, pur lavorando e innovando molto.
 
“La stessa musica”, Flaiano insiste (alla nota “Napoli e dintorni”, de1 4 ottobre 1950, ora in “Chiuso per noia”), “abbiamo sentito in ‘Carosello napoletano’”, il film tratto dai racconti di Marotta, “sempre pregati di inchinarci a questa verità, a questo senso del carpe diem reso più vivace dalla disposizione al canto e da quell’antica saggezza che la Guida del Touring Club attribuisce all’anima greca del popolo napoletano”.
 
La città riscopre Marotta, un  milanesizzato che sempre e solo scriveva di Napoli, nel gionalismo quotidiano come nelle opere, “Napoli Mlionaria”, ”Il teatrino del Pallonetto”, “Gli alunni del Sole”, Che di Napoli diceva: “La mia città fu, ed è, e sarà in ogni epoca, un libro di tutte le favole”.
 
“«Massimiliano» (quanto è lungo questo nome) ripetono dagli spalti”, i tifosi del Napoli che assistono ai primi esercizi della squadra col nuovo allenatore Allgeri. È toccato loro il finale di “Ricomincio da tre”, dove Troisi obietta alla proposta della compgana di chiamare così il figlio nascituro: “Troppo lungo, la mamma non fa in tempo a chiamrlo che il bambino è già scomparso. Meglio «Ugo!»”. Al massimo “Ciro”.
 
Nel “Corriere” del 30-31 luglio 1900, il giorno dopo l’assassinio di re Umberto, una pagina su quattro era presa dalla pubblictà. In evidenza grafica, con lo spazio maggiore, il farmaco “L’Antiepilepsi del Battista”. Il rimedio che aveva battuto il bromuro, “riconosciuto dai più illustri Scienziati, adottato dai principali Manicomii. Della Farmacia Inglese a Napoli. Strada Cavone a piazza Dante”. Vera inglese, la farmacia? 
 
Vale ancora il Malaparte de “La pelle”? “Napoli non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno”.
 
Pubblico record alla tre giorni di regate preliminari America’s Cup: 280mila, oltre 90mila al giorno – pochi dal lungomare, 26 mila, gli altri dal Race Viklage, più i tantissimi dal mare, su 2.500 imbarcazioni censite. Contro le 400 imbarcazioni del preliminare spagnolo, a Barcellona, con presenze di pubblico “sette volte e mezzo di meno”, calcola “Il Sole 24 Ore”.
È tutta passione nautica? La città ha bisogno di “riscatto”.

Il Napoli calcio invece alterna una-due annate di eccellenza, brillante, divertente, a due\tre annate mediocri, in cui perde cn le ultime in classifica, litiga, gioca male, è ingovernabile. Con la stessa proprietà, gli stessi tecnici (quanti ne ha silurati, e dei più quotati) e gli stessi calciatori. Non sono cicli, un anno\due non fa ciclo. Non possono essere sortilegi. E dunque, la città è viziata, viziosa – povero Maradona?

 
Nel 1924 Napoli e Capri erano ancora le mete di Walter Benjamin, con Asja Lacis. L’estate del 1925 di Adorno e Kracauer. Di Sohn-Rethel (“Napoli: la filosofia del rotto”) e altri. Poi non più. La città non è più così “diversa”? Ospitale? In qualche modo non più attraente?
 
“Grigio” è il colore di Napoli, Anna Maria Ortese rispondeva alla domanda “Napoli è grigia o colorata?” del settimanale “Epoca” nel 1952, che al sondaggio faceva partecipare anche i napoletani Carlo Barbieri, Compagnone, Gatto, Prisco, Marotta, Stefanile e Angioletti (milanese, da ultimo viveva a Napoli). E argomentava: “Poca la differenza tra una città come Napoli e il mare”. E: “Il fondo di questo mare umano - il popolo di Napoli - è per me di un grigio tranquillo, uniforme”. Ma poi cambiava idea. “Ora questa città è tutta rossa, ora celeste, ora grigia”. E così via, fra “i troppi colori, il celebre azzurro di Napoli” e “il grigio, e il meno grigio”. Non si sa – insulsa la domanda, milanese?

leuzzi@antiit.eu

Nessun commento: