Il
Napoli calcio invece alterna una-due annate di eccellenza, brillante, divertente,
a due\tre annate mediocri, in cui perde cn le ultime in classifica, litiga,
gioca male, è ingovernabile. Con la stessa proprietà, gli stessi tecnici
(quanti ne ha silurati, e dei più quotati) e gli stessi calciatori. Non sono cicli,
un anno\due non fa ciclo. Non possono essere sortilegi. E dunque, la città è
viziata, viziosa – povero Maradona?
Nel
1924 Napoli e Capri erano ancora le mete di Walter Benjamin, con Asja Lacis. L’estate
del 1925 di Adorno e Kracauer. Di Sohn-Rethel (“Napoli: la filosofia del rotto”)
e altri. Poi non più. La città non è più così “diversa”? Ospitale? In qualche
modo non più attraente?
“Grigio” è il colore di
Napoli, Anna Maria Ortese rispondeva alla domanda “Napoli è grigia o colorata?”
del settimanale “Epoca” nel 1952, che al sondaggio faceva partecipare anche i
napoletani Carlo Barbieri, Compagnone, Gatto, Prisco, Marotta, Stefanile e Angioletti
(milanese, da ultimo viveva a Napoli). E argomentava: “Poca la differenza tra
una città come Napoli e il mare”. E: “Il fondo di questo mare umano - il popolo
di Napoli - è per me di un grigio tranquillo, uniforme”. Ma poi cambiava idea. “Ora
questa città è tutta rossa, ora celeste, ora grigia”. E così via, fra “i troppi
colori, il celebre azzurro di Napoli” e “il grigio, e il meno grigio”. Non si sa
– insulsa la domanda, milanese?
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