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sabato 18 luglio 2026

Problemi di base classici (824)

spock

Fanno i classici diventare il nuovo vecchio?
 
O il vecchio nuovo?
 
Sono i classici livellatori?
 
Perché tutto comincia con una guerra?
 
La poesia è melodica – era in antico – oppure no?
 
Anche quando canta(va) l’ira, in Omero, o lo degno, in Dante?

spock@antiit.eu

Cronache dell’altro mondo – intelligenti (411)

Battaglia a colpi di PAC SuperPAC (poliical action committee), fondi liberi di finanziamento politico, in OpenA I. Di dipendenti contro il Super PAC “Leading the Future” lanciato dal loro presidente Greg Brockman. Il PAC di Brockman ha già raccolto “oltre 100 milioni”. I dipendenti Open AI hanno subito sottoscritto per 250 mila doari il SuperPAC Guardrails Alliance, appena lanciato, con una dotazione iniziale di 5 milioni, che si dichiara “populista” e sindacale.
I dipendenti Open AI hanno sottoscritto in segno di protesta contro i tanti licenziamenti disposti da Brockman.
Si discute l’effetto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro, ma il primo si è avuto dentro lo stesso settore IA.

La famiglia oltre il divorzio

Lei vuole divorziare perché non si sente realizzata. Lui le prova tutte, per ultimo con la proposta di un’ultima vacanza insieme nei luoghi dove in passato più si sono divertiti.
Un pretesto, per una serie di gag. Grazie a lui, José Garcia, più che a lei - Charlotte Gainsburg riesce a mantenere la stessa espressione, scocciata, per un’ora e mezza, che è exploit notevole, però…
Un film francese. Ma di una Francia 2026? Forse non metropolitana. È sommessamente un inno alla famiglia, sempre unita, malgrado il divorzio. Perfino i figli adolescenti sono della partita – scocciati, ma seguono i genitori farfalloni.
Florent Bernard,
La famiglia Leroy Rai 3, RaiPlay

venerdì 17 luglio 2026

Verso una Spagna di origine straniera

Sono circa 12 milioni i residenti in Spagna di origine straniera – tra essi anche i figli di almeno un genitore nato all’estero: un quarto circa della popolazione. Con percentuali più alte tra i giovani, fino ai 29 anni.
L’immigrazione è particolarmente elevata dall’America Latina, per la lingua comune, e per le relazioni speciali, politiche ed economiche, che Madrid mantiene col subcontinente americano.
Nelle fasce dì età inferiori, 0-19 anni l’Ine, l’Istat spagnolo, calcola (calcolava per il 2024) un 38,5 per cento di nati da almeno un genitore di origine straniera: il 39 per la fascia 0-4, il 36 per la fascia 5-19, il 31 in quelle 20-29. La tendenza cioè è in crescita. Confermata dai decessi: l’Ine calcola che per ogni percento di decessi, i nati da entrambi i genitori spagnoli ne rimpiazzano la metà. E il saldo ancora positivo della crescita demografica si deve solo all'1,5 per cento di nuova popolazione con retroterra migratorio. Nella regione di Madrid gli immigrati sono più numerosi: il 28 per cento è di origine straniera quanto a residenza, al 45 per le nascite, uno su due. A Siviglia invece le percentuali si dimezzano, al 15 e al 27 per cento.

L'amore che innamora

Una storia di amore povero. Tra un mugnaio e la giovane aiuto domestico che arriva al mulino. Tra le montagne. Un racconto di tristezze che dà un senso alla vita. Non si finisce di rileggerlo, sia pure a distanza. E di trovarlo nuovo – cioè ricco, intenso, benché semplice.

Un racconto di vita vissuta, di un uomo tra due donne, niente di speciale, in ambiente montano. Di un amore semplice, di sguardi, e contrastato - lui è sposato, a una donna che s’improvvsa cerbero.

Un racconto rincuorante, anche. Seppure di disgrazie: malattie, debiti, cattiverie.

Con un saggio di Harold Bloom.

Edith Wharton, Ethan Frome, Bur, pp. 139 € 10

giovedì 16 luglio 2026

Una guerra per il petrolio, made in Usa

Che l’unica logica nella confusissima guerra d Trump alIsi’Iran fosse quella di rilanciare il business petrolifero in America sembra una motivazione da poco e pretestuosa, ma è l’unica che regge. Che regge non solo nel fatto, ma anche come strategia: la politica estera e militare non s’improvvisa, neanche negli Stati Unit, dove il presidente non ha tutti i poteri che siamo portati a dargli, è anche lui “legato” alla Costituzione, e la politica estera in particolare è il risultato e l’effetto del deep State, il corso politico nazionale, oggetto di analisi multiformi (militari, economiche, politiche, strategiche) e di un processo decionale ampio.
Tutti gli altri effetti della guerra sono non voluti e anche negativi. Solo il rilancio della sicurezza energetica nazionale negli Usa, essenziamente fossile, ne beneficierà. La chiusura di Hormuz da parte di Teheran è sicuramente ipotesi di qualsiasi piano strategico.
Gli Stati Uniti hanno riserve provate di petrolio di soli 48 miliardi di barili – il consumo di pochi anni. Riserve che per tre quinti, il 56 per cento, secondo l’Energy Information Administration, consistono di shale oil, scisti bituminosi, carissimi e inquinantissimi, alla produzione e alla raffinazione, Quanto basta nel complesso, senza un rilancio, per sette anni di consumo.
Un’ipotesi di carta. Ma non solo: le riserve sono immutate da sei anni, le nuove scoperte cioè riequlibrtando al più il consumo annuale, fra i 6 e i 7 miliardi di barili di greggio.
L'orizzonte per il gas è solo leggermente migliore. L’America dispone, dice l’Eia, di riserve di gas naturale per 16,5 trilioni di metri cubi – di cui due terzi, il 65 per cento, di costoso shale gas. Che, al tasso annuo attuale d produzione\consumo, 1.200 miliardi di mc, significano 14 anni di vita.
A meno di novità, insomma, l’America ritornerebe dipendente presto dalle importazioni. 
È in questa ottica che si collocano due delle sortite apparentemente più balzane di Trump: l’imposessamento effettuato del Venezuela, per mezzo di quisling locali. E la pretesa di fare del Canada il 51mo Stato americano. La chiusura di Hormuz e il disarticolamento dei riforimenti peroliferi internazionali, se ha un senso, è di ricapitalizzare l’industria petrolifera tradizionale, fossile, giova ripeterlo, anche se il “green deal", vivo ancora un anno fa, è d’improvviso dimenticato e morto. La benzina e il gas costeranno di più anche agli americani, ma possono permetterselo. L’industria  petrolifera, a cui comunque Trump ha fatto destinare contributi e benefici prr 50 miliardi di dollari nel bilancio in corso, si rilancia. Il primo atto di governo dei Trump dopo il giuramento è stato dichiarare il settore energia emergenza nazionale.




Avere Lavitola per amico

Alcune cose sono chiare nella vicenda Ranucci-Lavitola. L’attentato è stato organizzato da Lavitola. A fini dimostrativi? Probabile, conoscendo la propensione di Lavitola ai margini della legalità. Compreso il vecchio “impegno”. In questo caso elettorale: l’attentato dimostrativo, in una col sondaggio-diffusione su Ranucci uomo della Provvidenza.
Una certezza c’è, ed è Lavitola. Un giornalista,i poco conto, anzi di dubbia appartenemza professionale. Socialista anche questo per modo di dire. Della “corrente napoletana e o del Golfo”. Che nella crisi del Psi dopo il 1992 s’impossessa della testata storica del partito. Non della testata, attenzione, “Avanti!”, che è immersa in una procedura fallimentare. Ma di una furbamente analoga”, nella grafica e nella compitazione, “L’Avanti!” – come dire il vero e il migliore. Sempre della “corrente del Golfo”, dei rimasugli ormai. Ma in grado di accedere – come? – alle sovvenzioni pubbliche ai giornali politici.
Su questo la criminalità di Lavitola è riconosciuta. È stato codannato dalla Corte dei Conti a risarcire 23 milioni dei fondi per l’editoria che si era intascato col quotidiano – che si stampava in poche copie, non circolava. Come abbia potuto farlo è rimasto un mistero, ma il fatto è avvenuto. Lavitola è stato condannato anche in sede penale, per la “compravendita” dei senatori, sempre in ambito “Golfo” o campano, nel 2015 a favore di Berlusconi. Ora trafficava, pare, in “carbon credit”. È possibile, è un’altra lucrosa manna pubblica. Sempre con protezioni istituzionali, nella Funzione Pubblica, come già per i fondi per l’editoria?
L’apertura della pescheria e del ristorante ai Quattro Venti di Monteverdevecchio è di una decina di anni fa. Ha avuto sempre l’aria di un ripiego e o di una copertura – una presenza estranea all’ambiente, di tranquilla piccola borghesia. Ma non si può dire. Lavitola comunqne, che non ne aveva bisogno, ha subito fatto sapere in giro che ne era il proprietario.
Si può essere amici di Lavitola, come Ranucci pretende. Ma sapendo che era ed è un (simpatico?) lestofante?
Lavitola è il tipo, sicuramente ha “investito” su Ranucci, una volta catturato in qualche maniera. Magari solo perhé una sera è andato a cena al suo ristorante. Ma Ranucci, re del giornalismo investigativo, come fa a investire su Lavitola?
 

Il Grande Smottamento – o il conto presentato a Meloni

Pensavano di fare parte della solita coalizione, invece si sono trovati dentro un governo-che-governa – che ha la pretesa di governare. Hanno atteso, non contando niente politicamente, per quattro anni, e ora passano al mercato: centro-sinistra perché no, purché ci riconosca. Cioè, ci dia un posto, sicuro.
Lo smottamento evita anche che  il partito di Meloni si rafforzi (ma qualcuno è sicuramente anche del partito di Meloni, che la considera troppo forte e “riformista”). Questo in particolare è obiettivo dei figli Berlusconi, il compito affidato alla fidata Craxi, facendola capogruppo FI al Senato. Insieme con l'altro, evidente: poter contare su parlamentari sicuri, indipendenti dagli umori degli elettori ( i parlamentari aziendali).
Si dice: è la legge elettorale.La legge elettorale favorirebbe le manovre, le “pastette”, a scapito del (buon)governo. No, è il modo d’essere della politica. Che non ha altra consistenza – solo una manovretta,  destra e sinistra, per me pari sono.
È la realtà che la sociologia politica non indaga ma che tutti conoscono, del perché le “riforme” in Italia non si fanno, l’ammodernamento della macchina pubblica, il rendimento, la produttività, l’intelligenza costruttiva invece che “perequativa” – “mi tocca, me lo prendo, lo pretendo”, essendo povero e sfortunato, e anche un po’ profugo – “profugo per essere naufrago”, come richiedeva il vecchio Diritto Marittimo per dare assistenza. Da qui il partito della crisi, continua, costante. Ma è il corpaccione che alimentava la Dc: tutto sottogoverno. Per cui il governo governa ma non decide. Che è un’anomalia costituzionale e parlamentare, anche se sotto forma legalitaria e perfino democratica, ma è stata ed è l’anima della Repubblica: il sottogoverno, la piccola corruzione, la spesa pubblica improduttiva, l’aggiornamento lento e tortuoso, la Funzione Pubblica demotivata e “politicizzata”. Il tutto nel nome della politica, cioè dell’impolitica.
Era prevedibile, era “naturale”, e il conto è giù presentato a Meloni – chi si crede di essere?
 

L'Italia abbandonata

Una ventina di borghi rurali, una decina di castelli, altrettante ville-dimore storiche, e chiese, ospedali (manicomi), cimiteri, fabbriche, una cava, la ferrovia dismessa Lucca-Pontedera: un’esplorazione localizzata, di un ambiente piccolo, che mostra e lascia presumere un abbandono  radicale, esteso, dell’ambiente, del territorio. Per il declino demografico e per l’urbanizzazione. Si sfoglia l’illustratissimo volume presi esteticamente dal fascino dell’abbandono, e insieme sconfortati. Vezio De Lucia, presentando il lavoro dell’autrice, ricorda sommesso che “il territorio finora esplorato è una frazione piccolissima di quello abbandonato nel resto d’Italia”. Mel Mezzogiorno, spiega, la situazione è ben più disastrosa, e quindi “il destino di luogo abbandonato è fatalmente destinato a estendersi, e con un ritmo accelerato”. Non sappiamo a che abbandono, o disastro, naturale e anche economico, stiamo andando incontro.
Bettolla, spezzina, di città dunque, e psicologa del lavoro, ha cominciato presto a ccuparsi di ambiente, laureandosi a Torino con una ricerca sulla “Cultura dell’abbandono”, dei luoghi. Pubblicando presto, nel 2015, una prima raccolta di “Luoghi abbandonati”, da lei stessa molto illustrata come questa, con foto, anche molto “espressive”, e cartografie. Anche in questo volume sulla stessa regione del primo (la regione del cuore?), la Lunigiana-Garfagnana: la valle ligure-toscana del Magra da Pontremoli al mare,  e l’ex governatorato dell’Ariosto.
Maggy Bettolla,  Luoghi abbandonati 2, Giacché, pp, 255, ill. € 16,90  

mercoledì 15 luglio 2026

Letture - 617

letterautore

Autore - “Un movimento teso alla destituzione dell’«autore» è in atto ormai da più di cento anni”, è l’esordio di Susan Sontag, “Accostarsi ad Artaud” (in “Sotto il segno di Saturno”): “Fin dall’inizio, l’impeto che lo ha animato è stato – e resta – apocalittico: innescato dalle recriminazioni e dalle esultanze suscitate dal convulso decadimento degli antichi ordini sociali”. P.es. dopo la rivoluzione del 1789, il Grande Secolo della letteratura francese? O dopo quella bolscevica, il ventennio o trentennio rosso di cui non si riesce a completare la lista: Majakovskij, Achmatova, Belyi, Mandel’stam, Cvetaeva, Chlebnikov, Esenin, Bulgakov, Gorkij, Babel’, Sklovskij, Pasternak …. Il saggio su Artaud essendo del 1973, l’assalto all’autore è in pieno Ottocento, il secolo dei Grandi Autori russi, tedeschi, oltre che francesi, e americani anche?
Di suo Sontag aggiunge - una che si esiliò un anno a Parigi, in una stanzetta, senza conforti e senza libri, per “scrivere”, non da ragazza sentimentale, sui trenta o quarant’anni: “L’autore è stato smascherato: che sia conformista o meno, il suo ruolo risponde inevitabilmente a un determinato ordine sociale” – anche se, certo, “non tutti gli autori premoderni adulavano la società in cui vivevano”, Giovenale p.es., ma anche Richardson, “Clarissa”. E quelli moderni?
Lo scrittore è uno scribacchino  - uno scriba libero di fantasticare.
Poi Sontag ci ripensa – con l’autore non ci va di mezzo la scrittura (v. più giù)?
 
R.Barthes – “Roland Barthes aveva sessantaquattro anni quando è morto, la settimana scorsa, ma la sua carriera è stata più breve di quanto l’età potrebbe suggerire, poiché aveva trentasette anni all’epoca in cui pubblicò il suo primo libro. Dopo quell’esordio tardivo si sono susseguiti molti libri, molti oggetti di studio. Barthes dava l’impressione di poter generare idee su qualsiasi cosa” – Susan Sontag, “Ricordando Barthes”, “The New York Review of Books”, 15 maggio 1980 (ora in “Sotto il segno di Saturno”).
 
Cinema - Una manna per gli affari lo trovava Flaiano in una nota sugli arredamenti nei film, l2 aprile 1949, “Dolce casa” (nella raccolta “Chiuso per noia”): “Ogni industriale riconosce che se fino a pochi anni fa il commercio «seguiva» le fiere, oggi segue i film. Il cinema ha contribuito alla vendita dei frigoriferi, a diffondere  i rivestimenti di ceramica nelle cucine e l’uso normale del bagno….”.
 
Dunne-Didion – John Gregory Dunne, marito amato di Joan Didion, che alla sua morte nel 2003 ha dedicato un libro molto amato, “L’anno del pensiero magico”, è stato nel 1974 autore del libro-rivelazione sui “segreti” di Las Vegas, il bestseller “Vegas. A Memoir of a Dark Season”. “Dunne era ovviamente ossessionato dal denaro (Didion pure)”, spiega sulla “New York Review of Books” il critico Charlie Lee, che su Dunne ha lavorato molto.
 
Intercettazioni – “Sono la migliore letteratura contemporanea, le nostre memorie del sottosuolo”, dostoevskjane – Francesco Merlo, “Botta e risposta” con i lettori, “la Repubblica”.
 
Marcia su Roma – “Il 29 ottobre 1922 il «Corriere della sera» non uscì” – “La Lettura”. Era il giorno della “Marcia su Roma”, e dell’incarico da parte del re a Mussolini di formare un nuovo governo, benché capo di un piccolo partito in Parlamento. Il giornale, prosegue “La Lettura”, “che di fatto guidava l’opposizione a Mussolini, raggiunse tirature e vendite di oltre un milione di copie”. Un record storico in Italia – le seconde maggiori vendite, negli ani 1990, del “sorpasso” di “la Repubblica” sul “Corriere della sera”, sono state di 600 mila copie.
 
Pasolini – “È un romanziere di terzo grado. Come poeta di secondo. Come saggista è di prim’ordine”. È perentorio Walter Siti, curatore per i Meridiani di tutto Pasolini, con Nicola Mirenzi sul “Venerdì di Repubblica”. E come regista?
 
“Salò-Sade” si lavora in contemporanea col “Ludwig” di Visconti e “Il portiere di notte”. Un filone di mercato?
 
Pastiche – “Lo stile degli autori di pastiche è sostanzialmente fantastico”, Susan Sontag è perentoria a proposito del regista Sylberberg, del suo monumentale (diciassette ore di proiezione) film sulla Germania di Hitler. Vi si esercitava molto Proust, scrittore realista – rifare il verso agli altri scrittori lo divertiva molto.
 
Remigrazione – Un’esibizione “senza veli” , metaforicamente, tra “provocazioni” di varia specie, Filippo Ceccarelli fa fare alla signora Camelia Mihailescu – con la dieresi sulla a o sulla i? Che è la moglie del generale capopartito Vannacci, nome toscanaccio che è tutto dire, ora in termini di remigrazione, rimpatrio forzato degli immigrati. La quale si esibisce anche in foto, in didascalia dicendo di sé: “Immigrata rumena vi saluta!”, seminuda in giardino, in trasparenze in cucina. Oppure, esibendo un foto con ai lati il generale e Cruciani, quello de “La Zanzara”: “L’immigrata rumena e  due fasci”. Si fa per ridere?

Scrittura – “La destituzione dell’«autore» comporta inevitabilmente una ridefinziione della «scrittura» - Susan Sontag ci ripensa, dopo aver scandito con Antonin Artaud la morte dell’“autore”, dello scrittore: “Quando la scrittura si definisce non più responsabile, la distinzione apparentemente sensata tra l’opera e l’individuo che l’ha prodotta, tra enunciati pubblici e privati, si svuota di significato”. Tutto rimane dunque per aria, autore e scrittura? Non sembra.
 
Sogno – Si è moltiplicato, variando anche molto, col cinema: è la diagnosi di Flaiano, nella noterella “I sogni del pomeriggio”, del 7-14 aprile 1946 (nella raccolta “Chiuso per noia”) - dopo la premessa: “Voglio qui escludere ogni riferimento alla psicanalisi, che ci poterebbe troppo lontano”: “Negli ultimi anni il sogno ha trovato modo di perfezionarsi, di scoprire le sue leggi prospettiche ed armoniche. di inaugurare il suo piccolo Rinascimento”. Un progresso, “benché trattandosi di arte sia inesatto parlare di progresso”, cui “molto ha contribuito il cinematografo; anzi, si può affermare che”, prima del cinema, “l’umanità non sognava con quell’abbondanza di particolari, con quel rispetto della sintassi, insomma con quell’eleganza alla quale oggi è abituato chiunque frequenti il cinema con una certa regolarità”.
Una teoria, Flaiano precisa infine, del tutto autonoma dal libro che “lo scrittore russo Ilia Erenburg scrisse anni fa su Hollywood, intitolandolo “La fabbrica dei sogni”.

letterautore@antiit.eu

Quando la cultura si scoprì multiforme

"Il padre dell’antropologia culturale americana e lo studioso che ha insegnato a generazioni come pensare alla diversità umana senza gerarchie. Un tempo, la «cultura» era considerata qualcosa che un gruppo possedeva in misura maggiore rispetto a un altro. Boas e i suoi studenti dimostrarono come usare la parola al plurale: popoli diversi avevano culture diverse e, mentre le peculiarità di una cultura straniera erano evidenti, avremmo fatto bene a riconoscere gli aspetti arbitrari della nostra”.
Un lunglo articolo che è un saggio biografico e antropologico, della personaltà multiforme e avventurosa di Franz Boas (1858-1942), prima e dopo la vocazione accademica. E delle sue innovazioni, di metodo e di esiti, una volta che, dopo molteplici esperienze, e giusto per poter sposare la ragazza che voleva, facendosi una posizione giudicata idoenza dalla di lei famiglia, si fece antropologo.
Un ricercatore nato e formato in Germania, che trovò la sua strada in America. Da dove lo indirizzò e alla fine lo cooptò lo “zio Jacobi”, che aveva sposato una sorella dells madre, già sodale di Marx, esiliato nel 1848 dopo le rivolte fallite in Prussia, e a New York brillante medico, pioniere dela pediatria e della sanità pubblica.  Pieno di cicatrici da Mensur, i duelli d’obbligo nelle università tedesche pre-1848, per lui “le contingenze della cultura erano scritte sul suo volto. Quando, vent’anni dopo i suoi giorni universitari da duellante, descrisse dettagliatamente le tecniche di pittura facciale tra gli abitanti dei villaggi indiani nella Columbia Britannica, doveva essere consapevole che i suoi stessi lineamenti recavano i segni di usanze altrettanto legate alla comunità”.
Un accademico diverso. Di famiglia ebrea che celebrava il Natale, e di quella borghesia, dirà lui stesso, per la quale “gli ideali del 1848 eranlo forza viva” Altri mondi, ancora un secolo fa.
Kwame Anthony Appiah, The Defender of Differences, “The New York Review of Books”, libero online, leggibile anche in italiano, Il difensore delle differenze)

martedì 14 luglio 2026

Secondi pensieri - 587

zeulig

Diritti – La cultura woke o “critical theory” non è – non era? – una teoria ma un manifesto. Uno dei tanti per l’affermazione dei diritti. Nell’“età dei diritti”. Che si vogliono “tutti subito”, e benché minoritari e talvolta perfino isolati, totalitari. Oltre che imperativi.
 
Fascismo – Si evoca, ubiquo, ma non s’incontra. Non nell’Europa che ha virato a destra, o in  America (non c’è capo dello Stato che ha parlato e parla più profusamente e dilettevolmente del presidente Usa Trump con i media, appassionato dell’informazione, quindi della libertà d’opinione), neppure nelle solite dittature sudamericane, di destra e di sinistra, non nella Russia di Putin. Con l’eccezione probabilmente della Cina di Xi, tornata stabilmente al culto della personalità, discreto ma rigido, di radiazioni e sparizioni senza spiegazione, e della fucilazione, senza nemmeno processo. Non ne ha l’armamentario, violento (pestaggi, tortura, assassinii) o estetico (culto della forza, simmetria, perfezione). I canoni politici – razzismo, nazionalismo, governo forte – non ha rigidi. È parlamentare e costituzionale, pluralista, per la libera opinione – non controlla i media, di più li subisce. Non è demagogico o impositivo , è anzi minoritario, ne ha il complesso – “scusate se esisto” e quasi “scusate il disturbo”. È “atlantico”. Diffida del mercato, ma nella giusta misura.
La sua evocazione connota o esprime - esaurisce - la sinistra europea, la vacuità. Di una sinistra che era anticomunista (antibolscevica), ma si è dissolta col bolscevismo.
 
Occidente – Gioca in difesa. Caratterizzato, storicamente e culturalmente, come espansionista, è adesso in America e in Europa difensivista, si direbbe nel gergo del calcio.  Si può anche dire che il suo caratterizzante imperialismo, in atto, sempre come legge del migliore, il suo carattere distintivo, continua a giocarlo da difensivista. Ma è un fatto che si sente sotto minaccia, e quasi sotto scacco. Per il vulnus demografico più che di potenza  militare od economico. Per una sua diminutio interna.
S’identifica e impone i “diritti”, come sua bandiera. Ma, sotto specie sempre superiore e inoppugnabile, di fatto come minoranza, per quanto dominante nella comunicazione e, naturalmente, nel buon diritto. I “diritti” non sono la sua frontiera espansionista, quella che per secoli e millenni lo ha caratterizzato – sono, al più, una sorta di ultima spiaggia (“non mi riproduco? ti sterilizzo”).
L’esplosione dei diritti è storicamente e sostanzialmente difensiva, e quasi una forma isterica di  richiesta d’aiuto. L’Occidente ha paura e lo dice.
 
È la libertà, vive e ha prosperato all’insegna della libertà. Da cui però oggi per vari aspetti si sente minacciato, comunque indebolito. Per una sorta di autocoscienza spinta al limite e oltre, autodistruttiva, dai “diritti” alla cancel culture. Per il coraggio di cui si è fatto insegna buttato oltre l’ostacolo. Ha paura di se stesso.
 
Remigrazione – I fautori amano esibire un amico o un congiunto, un figlio adottivo, un collaboratore, qualcuno (il generale Vannacci la moglie), immigrato e benissimo trattato. Anche solo il “vucumprà” della spiaggia, amabilmente intrattenuto a riposare all’ombra. È una costante dei “remigrazionisti” che si conoscono: tutti devoti e servizievoli, verso una qualche fattispecie di immigarìto, nero, infartato, cionco, disabile – bisognoso: il remigrazionista è molto generoso con i “bisognosi”. È solo la superiorità che vuole affermare, sotto la specie della generosità, più che l’opposizione o la negazione di un diritto – d’asilo, di residenza. Forse non c’è nemmeno razzismo (gli immigrati islamici, p. es., sono in vario modo fonte di ammirazione), giusto un sentimento personale di sovranità, più che il rifiuto delle leggi e dei diritti umani.
È una forma del nazionalismo, un suo modo di essere – il nazionalismo ne ha molti, non è mai morto benché criticato e rifiutato. Il nazionalismo è un sentimento di superiorità comunque esprimibile –anche da parte dei poveri e analfabeti che emigravano in Libia e in Africa orientale al confronto coi potentati locali, di peso sociale e tradizione storica.
 
Riso – Non è più dell’uomo. Non sarebbe proprio dell’uomo, argomentava già Darwin nel 1872, “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, per il solletico: provocava negli animali un gorgoglio, come nei bambini, una specie di risata. Ora uno studio dei primatologi Chiara De Gregorio, Marina Davila-Ross e Adriano Lameira su “Commnications Biology” dimostra che il solletico a un gorilla, orangutan o scimpanzé e a un bambino produce risate analoghe, con uno schema ritmico simile. Con la sola differenza, attribuita all’evoluzione-educazione, ma marginale: gli esseri umani (quattro bambini nell’esperimento) hanno nella risata un ritmo un po’ più veloce, e a differenza delle scimmie controllano le vocalizzazioni della risata, adattandola alle situazioni e ai contesti sociali.
 
Spinoza – “Un ritmo vagamente discusso, alla Spinoza”, ha all’improvviso un personaggio del romanziere Houellebecq nel romanzo “Annientare”, all’immagine di un “sabba di Yule” che una comunità buddista-tibetana starebbe celebrando.  Per dire del panteismo, dell’ “idea di divinizzare la natura”.
 
Storia – “La storia è qualunque cosa diciamo che è storia”. J.L.Borges, “Pierre Menard, autore del Chisciotte”.
 
 

Donne e problemi alla Costituente

Il quotidiano ha avuto un’idea originale per celebrare gli 80 anni della Repubblica. “Un’opera divisa in nove libri”, spiega ilcuratore, Ottavio Dragone, “ciascuno pubblicato contemporaneamente nelle nove grand città italiane in cui “Repubblica” ha una redazione: Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari Palermo. Un lavoro in rete, nazionale e locale insieme”. Cascuna delle redazioni locali introduce fatti, ambienti e personaggi cittadini.
Una serie concepita con l’immagine di Teresa Mattei, la partigiana fiorentina eletta alla Costituente:  “Teresa ha 25 anni quando interviene nell’Assemblea Costituente”. Ponendo il problema: “Nasce e viene finalmente conosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina...”. E con lei la piccola serie celebra le tante donne che per qualche verso si distinsero alla, e attorno alla, Costituente. 
Teresa che il volume “Firenze” celebra come “ragazza d’acciaio che resistette alle sevizie dei nazisti”. E molti saggi del volume evocano per i tanti ruoli e aspetti della politica cittadina in cui si distinse. Ma senza mai ricordare l’assassinio di Giovanni Gentile - che forse non fu un atto di resistenza, da come lo ha ricostruito Luciano Canfora. La storia sempre si riscrive. 
Una commemorazione originale. E una raccolta di ritratti e ricostruzioni altrimenti irreperibili di ambienti e problemi.
Aa. Vv. -
Le donne della Repubblica - Firenze, “la Repubblica”, uno di 9 voll., pp. 157, ill., gratuito col quotidiano

lunedì 13 luglio 2026

Ombre - 830

 "Hormuz vale più della bomba atomica”: dunque gli ayatollah, che il tonitruante Trump minaccia ogni giorno di sterminare, lo prendono per i fondelli. Con una presa di giro che però è più che reale: Giove tonante capitolino (di Washington, D.C.) ha fatto una guerra con cui ha mandato in crisi l’Europa (inflazione, riarmo, tensioni). Solo per rilanciare l’industria petrolifera Usa? Per fare un favore elettorale al suo compagno di merende Netanyahu? 

L’Europa vittima di questa guerra è la verità dei fatti. Che però non si dice. Anzi con mea culpa europei, e richieste di perdono - “Trump, non lo faremo più“ (che cosa?).


“Fino al 2019 l’Europa era la prima destinazione dell’Ide, Investimenti diretti esteri", spiega su “l’Economia” Lucilla Aleotti, vice-presidente di Confindustria e azionista di riferimento del gruppo farmaceutico Menarini, di proiezione mondiale: “Dopo, col Green Deal e la proliferazione normativa gli Ide sono crollati, da 450 a 150 miliardi. Fra il 2019 e il 2024 la Ue ha varato tredicimila leggi. Servono 1.425 ore solo per leggerle. Succede solo qui”. È tutta stupidità?

S’inframezza la lunga sfida Jannik Sinner-Sasha “Alexander” Zverev a Wimbledon col cancelliere tedesco Merz ospite, con la moglie, del principe ereditario William. Una gita domenicale con la prospettiva di una possibile, comunque auspicata, vittoria del “tedesco” Zverev. Ospite di William in ricordo dei trascorsi tedeschi della famiglia che ora si chiama Windsor? Ci fosse andata Meloni, saremmo qui ancora a rifarle le bucce. E certo, non avendo marito, magari non sarebbe stata nel palco regale.

Si fa a Istanbul un vertice Nato in cui il tema è: gli europei si discolpino della mancata assistenza alla’America contro l’Iran. Mentre avrebbe dovuto essere l’inverso: come mai l’Europa è vittima di una guerra sconsiderata che l’America ha fatto all’Iran? Per di più solo – forse - per consentire a un politico screditato, il primo ministro israeliano Netanyahu di vincere, forse, le elezioni. Poi dice: perché si fanno le guerre?

La crisi Nato viene letta in termini di Usa troppo impegnati, con la spesa militare e con i morti, e di Europa latitante. Mentre è l’Europa che dovrebbe rimproverare agli Usa l’unilateralità. Anche insipiente (piani strategici? Stati Maggiori? Cia e servizi collegati?. E forse solo nepotistica (ma chi è questo Kushner?). Il fatto è che non c’è un’alleanza, ma solo un gruppo di “volenterosi”, gli europei, su cui gli Usa possono contare quando vogliono. E una base avanzata “americana” verso la Russia, il Medio Oriente e ora l’Indo-Pacifico. In cui gli europei non contano niente.


“L’altro giorno”, lamenta su “la Repubblica” il notista tv Dipollina, “nell’arco di tre ore si è passati da «L’Italia del tennis si prende il mondo intero» a «Beh, certo,in fondo c’è solo lui… Che, poi, italiano mah, insomma…”. Lui è Sinner. Ma gli italiani pensano come il notista vuole che pensino? Sinner è un bravo ragazzo – la foto che circola, di un magrolino coi pantaloncini corti, la mano di Djokovic paterna sul capo. Rosso, coi suoi problemi, fisici e psicologici, chi non ci impone,della già terribile (bombarola) Val Pusteria, tirolese cioè, con l’italiano seconda lingua. Ma bravo cittadino. Come Nanni Moretti, anche lui della Val Pusteria.

Il curioso di questi campioni di Montecarlo è che tutti poi preferiscono l’inglese.


I Verdi tedeschi, il partito che con i Liberali più si dissangua da qualche anno a gonfiare l’estrema destra di Alternative für Deutschland, corrono ai ripari con un “manifesto degli uomini” – dei maschi. Con effetto solo buffo. Un manifesto che è il problema delle sinistre, di reagire invece di agire. Cioè di agire senza misura, per ideologia, per poi seguire l’avversario.
Questa è una delle “lezioni” tedesche. L’altra è che l’“estrema destra” è “tutti noi”, un partito antisistema, prima che di destra o di estrema destra, come il furbo Vannacci e la sua corsa in folle testimoniano e spiegano. Come spesso siamo noi, che non ne possiamo più – di “correttezza”, unanimismo, stupidità.
 
“Casa nel bosco, i bambini ascoltati tre ore dai magistrati”. Dopo dieci mesi di confino nel business dell’accoglienza. Magistrati di che, “interrogare” dei bambini di sette e nove ani per tre ore, dopo averli brutalmente privati dei genitori? Perché questi magistrati non sono loro in prigione, sequestrare dei bambini? Perché nessuno li processa?
Ma dove li prendono? Non sarà l’Abruzzo imbarbarito, che deve arricchirsi con le rette dei bambini?

Il principe Harry, Hugh Grant e Elton John devono pagare 50 milioni (?? sarà un errore di stampa?) di sterline di “spese legali” per non aver vinto la legittima causa per diffamazione contro  i giornaletti scandalistici inglesi – ah, la libertà d’informazione. Che li aveva di fatto diffamati, con “campagne” spregiative, basate su notizie false. Ma i giudici di Londra hanno evidentemente le polveri bagnate – vuoi avere un “Sun” alle costole? Falla come vuoi, è sempre aggiustizia.


Anastasia Berezovska, attentatrice pasticciona di Montecarlo, è freddata al rientro a Kiev da un agente dello spionaggio ucraino. Tal quale come l’assassino di John Kennedy, Oswald, fatto freddare da un “passante”, Jack Ruby. Mentre Zelensky in Turchia, al vertice Nato, può assicurare: “Apparteniamo all’Alleanza”. Chi si somiglia si piglia.

L’assassino assassinato non è tema d’informazione. Si 

penserebbe ma non lo è, nemmeno per caso, nessuno si arrischia anche sembrerebbe ovvio. C’è un ordine?
Si fanno in compenso paginate sugli Ermolaev a Montecarlo, marito e moglie o compagna (insinuazione, tipico dei servizi, che sono sempre di bassa lega), vittime dello Hur, la Cia ucraina. Anche questo è strano, c’erano pagine già pronte su questi illustri sconosciuti?


Si raccontano gli Ermolaev, con abbondanza di particolari piccanti, come se fossero un’eccezione nel panorama ucraino – dove sono corrotti anche i collaboratori di Zelensky. Già il giorno dopo il “Corriere della sera” è in grado di farlo – tralasciando il fatto che Ermolaev è in coma, e alla moglie o compagna sono state amputate le gambe: ben due servizi il quotidiano milanese dedica, di una Chiara Barison, e dell’“informato” Olimpio, al “Battaglione Monaco”, che non è la quinta colonna ucraina nel mondo, ma un gruppo di ricchi ucraini che ha lasciato l’Ucraina – da sterminare tutti?

Mosca accusa i paesi baltici di discriminare e perseguitare le minoranze russe. Che è vero, ci sono leggi in proposito. Sky Tg 24 decide di verificare, unica testata, ma poi nasconde il servizio a metà bollettino, in edizione pomeridiana. Che storia ci raccontano? Soprattutto, come è possibile tanta,  generale, costante, unanimità? Ma è Orwell.

Caccia al cristiano

Le avventure, si fa per dire, di una giovane coppia di cristiani missionari in Africa. Nel deserto del Kalahari, ma non proprio fuori dal mondo, tra Botswana, Namibia e Sudafrica. Quando una banda ostile, non caratterizzata religiosamente ma noi sapiamo che lo è, li prende di mira.
Un film in certo senso coraggioso, adando contro lo stereotipo politicamente corretto che di tutto fa colpa sempre e comunque alla cristianità, all’Occidente, all’Europa.
Dewil, un anglo-sudafricano che ora lavora a Hollywood, sa di che si tratta: era un monaco, con molti anni di esperienza in India, Paese non benevolo coi cristiani, sia la parte mussulmana che quella indù.
Mukunda Michael Dewil, Prey – La grande caccia, Italia Uno, Infinity

domenica 12 luglio 2026

Appalti, fisco, abusi (248)

D’improvviso si scopre che un autovelox su cinque è illegale (a Milano 1 su 2, anzi epggio, 10 su 17). Si scopre quello che tutti sanno, che il controllo della velocità è un falso scopo: è di fatto un mezzo, nobile, per estorcere denaro. Che i Comuni, specie in Toscaca e limirofi, lo hanno sempre usato “a trucco”, non per la sicurezza ma per fare cassa (con postazioni mascherate, o un passo dietro un ridoto limite di velocità).
Un business evidentemente esteso a parenti e conoscenti, per l’acquisto di autovelox illegali. Con tangenti attaccate?


Il casello in entrata di Autostrada non funziona (in genere la porta telepass\biglietto, giallo\blu), e Austrade carica il massimo della distanza che si può calcolare all’uscita, se registrata. Senza previa contestazione: carica gli 80-90 euro, e l’utente se la veda lui.


L’addebito Autostrade fa dopo sei mesi, a differenza dei pedaggi che addebita in tempo reale. In modo che l’utente stenti a raccapezzarsi: cosa ho fatto sei mesi fa a quella data ora? Che non possa ricostruire un come o un perché dell’errore contestato. E si faccia un complesso di colpa? Non è esagerato pensarlo, tanto assurda è la contestazione. Mentre Autostrade "sa" che quella porta, quel casello, non funzionavano quel giorno a quella ora, ma ci tenta, e ci riesce - il suo addebito non si può impedire.


Un comportamento scorretto e perfino illegale, contro cui non c’è rimedio. C’è un’Autorità sugli autotrasporti, ma fa capo all’Anas, figurarsi – non prevede nemeno le modalità di accesso.
 
Unipolpass, utilizzato dopo analogo addebito con Telepass, è altrettanto inefficiente. Risponde che c’è solo da pagare. Se si vuole, si può fare una segnalazione - non un ricorso, che ha valore legale (procedure, termini): “Autostade in genere impiega sei messi a rispondere”. Sembra un’estorsione, tra "compari", e lo è. Ed è vera, non è inventata.
 
 

L'amore rinasce

Nel 2019 Trintignant ha 89 anni, Aimée 87 (moriranno di lì a poco, nel 2022 e nel 2024, quasi coetanei, due anni di differenza, nella vita e nella morte – cioè al cinema, senza esserlo nella vita vera), Lelouch , 82 anni, non resiste e riprova per la terza volta con la coppia amata, Jean e Anna, del sempiterno “Un uomo, una donna”, vincitore a Cannes nel 1969 e Oscar miglior film straniero. Un secondo remake aveva già fatto con una piccola serie tv.  
Un film intimo, sebbene tutto all’aperto, tra i prati della casa di riposo o scarrozzando per mezza Francia nelle fantasie di kui. Tutto di suggestioni, di primi piani. Straordinario qui lui, sempre campione automobilistico come si voleva da ragazzo e bello scemo (“non  parlavo, e allora le ragazze pensavano che fossi molto intelligente”).  
Claude Lelouch, I migliori anni della nostra vita, Rai 3, Raiplay
 

sabato 11 luglio 2026

L'Europa dei cattivi corrispondenti

Si legge sul giornale, nel caso “la Repubblica”, di “obiezioni” e “osservazioni” Ue al bilancio italiano. Che non ci sono state – c’è un documento generico sulle politiche di bilancio dei Paesi europei, con le solite raccomandazioni di rito. L’articolo, non volendosi masochisticamente limitare al titolo, è una “curvatura” dell’insieme delle solite frasette prudenziali di Bruxelles.
La cattiva immagine della Ue nell’europeista Italia non sarà opera dei corrispondenti? Annoiati nella noiosa Bruxelles e in corsa, anche loro, per un giornalismo “scandalistico”? Perché altrimenti si fa scandalo dello 0,1 di sforamento del disavanzo al 3 per cento concordato o concesso da e con Bruxelles? Mentre non si dice niente della Francia, che sfiora comodamente del 4 e del 5 per cento i limiti Ue al bilancio. O della Spagna, pe esempio, che il bilancio non lo fa neppure, da alcuni ani.
Strana figura quella del corrispondente da Bruxelles. Impelagato in burocratiche commissioni,  assemblee e portavoce, mentre ambiva a Parigi o New York, invece che a Bruxelles. Eppure vi si mangia bene.

Quando al calcio si giocava

Le cose viste e vissute da Calabrese in trent’anni da cronista con la Fiorentina. E la storia per sommi capi del club, delle presidenze, e soprattutto degli atleti e degli allenatori che si sono susseguiti, nella storia che ora fa un secolo. Nella memoria facendo rivivere quella del campionato 1955-56, il primo che si poteva “vedere”, in tv, invece che ascoltare alla radio.
Un campionato di partite vere. Tecniche, tattiche, come no, l’allenatore Fulvio Bernardini, detto “il dottore2ì” (era laureato), era specialista di trovate tecnico-tattiche (a lui si deve l’invenzione del “tornante”, il calciatore in grado di farsi tutto il campo più volte, e più veloce, e più aggressivo, degli avversari). “Vinto” già dalla seconda giornata col 4-0 alla Juventus, di Boniperti, in casa della Juventus – arbitro un ironico Concetto Lo Bello, come si èuà vedere in una delle tante foto dell’illustratissimo volume, giovane ma già veemente anti-juventino. Da uno squadrone costruito, senza parere, con campioni che si ricordano: Sarti, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato, Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, con gli incursori e tornanti Magni e Prini. Il “dottore” Bernardini, detto anche “il filosofo”, parlava ma soprattutto faceva giocare. Come non usa più: il talento, se c’è, si limita con la tattica – e le smorfie disperate al minimo contatto. Nella grande ricchezza, come il Mondiale in corso testimonia, ricchezza di dollari, e di noia.
Giuseppe Calabrese,
Fiorentina 100, “la Repubblica-Firenze”, pp. 213, ill., gratuito col quotidiano
 

venerdì 10 luglio 2026

La caccia al cristiano

Negli ultimi venti anni 100 mila cristiani – almeno 100 mila – sono stati uccisi dagli islamici in Nigeria. Senza risposta, senza difesa. E almeno 15mila strutture di cristiani, fra dispensari, scuole, chiese, sono state saccheggiate e incendiate, comunque distrutte.
La caccia al cristia non non avviene in Africa solo in Nigeria. Si pratica ovunque ci sia un movimento islamista, dal Mali al Benin, l’ex civilissimo Dahomey – compreso, sporadicamente, il Senegal del cristianissimo “padre della patria” Léopold Sedar Senghor (che avrebbe dovuto essere il primo Nobel africano trenta o quarant’anni fa, per la Letteratura o per la Pace, se la Scandinavia avese avuto discernimento, punta di diamante dell’assimilazione occidentale e cristiana).
Specialmente in Etiopia, il più antico Stato cristiano del mondo - dal 330-340 d.C, sotto il regno di Aksum, re Azana - gli Amhara, che praticano il cristianesimo, sono stati oggetto nel Millennio di pogrom di varia specie, con centinaia di assassinii, decine di chiese incendiate, comunque distrutte, e perfino paesi dispersi. Costringendo l’attuale uomo forte del governo, il primo ministro Abiy, cristiano benché di nome faccia Ahmed Alì, Nobel per la Pace nel 2019, per aver fatto la pace con l’Eritrea dopo una guerra di oltre vent’anni (in realtà una guerra endemica di settant’anni, dopo la fine del colonialismo italiano), a una sorta di coprifuoco in varie aree del Paese. Durante il regime “marxista”-militare di Menghistù, negli anni 1970-1980, peraltro la caccia al cristiano era diventato sport nazionale, in chiave “rivoluzionaria” – a partire dall’assassinio di Hailé Selassié, l’imperatore forse più etnonazionalista di molta storia, e dai cinque anni di prigionia e torture, culminate con lo strangolamento, del patriarca Theophilos, il capo della chiesa etiope.
Molti assassinii di cristiani si registrano, singolarmente non come pogrom, fuori dell’Africa nei Paesi islamici con cospicua presenza storica cristiana, soprattutto in Pakistan. E anche in Turchia.
II “jihadismo” africano è in parte indipendente da - e precedente a - quello mediorientale, siro-iracheno-afghano. Già nei primi anni 1970, quindi prima della crisi del petrolio che arricchì all’improvviso e ingigantì le petromonarchie della penisola arabica, cospicui fondi sauditi e degli Emirati erano sbarcati nell’Africa sub-sahariana: in Senegal, in Camerun, nel Dahomey, e in Nigeria negli emirati storici del Nord, di Kano e Kaduna. Per la costruzione di scuole coraniche e moschee, con spreco di marmi di Carrara e vetri di Murano. Un’esibizione di potenza e di benessere nel più vasto campo “occidentale”, cioè americano, di uso dell’islam in funzione anti-sovietica e anti-cinese, in Africa e nello stesso Medio Oriente (gli stessi fondi alimenteranno Al Qaeda e l’Is). L’antisovietismo è morto da tempo, l’anti-cristianesimo gli è subentrato. Forse perché i cristiani sono poco cristiani (non più militanti), prima che deboli politicamente.