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Verso il faro, ladro e assassino
Cose da non credere attorno al faro, ai fari che "proteggono i naviganti". Attorno ai primi fari negli Stati Uniti. Dapprima, a lungo, impediti dai "cacciatori di relitti". Poi installati, ma con tecniche obsolete, assassine più che salvifiche.
"La storia del faro americano è una storia di calamità, follia, e almeno in un caso di cannibalismo". Successe a Boon Island, al largo della costa del Maine, "un modesto affioramento di granito appena sopra il livello del mare. L'11 dicembre vi fini l'equipaggio del Nottingham Galley", con 14 membri dell'equipaggio. E poche provviste. Furono salvati quasi un mese dopo, dopo essersi nutriti di qualche morto, mangiato a panino tra fasci di alghe al posto del pane. Per primo, testimonierà il comandante, il carpentiere, "uomo grasso, per natura di indole ottusa, paziente e flemmatico".
La vicenda impose l'introduzione in America dei fari. Ma si procedette piano. Boston fu la prima a vararne uno sei anni più tardi. New York solo nel 1787, Filadelfia due anni dopo, dopo una lunga serie di naufragi.
Non si costruivano fari per ignoranza delle novità. E per l'opposizione dei "saccheggiatori di relitti", o "cacciatori di luna" - "una sottoclasse di spazzini che infestavano la costa in attesa che le maree vi depositassero tesori". Di loro si diceva che le notti di luna legassero "delle luci alle vacche, facendole spostare lungo la spiaggia, per attrarre i marinai alla rovina".
Una recensione-rassegna della storia dei fari in America, indagata minutamente da Eric Jay Dolin ("Brilliant beams: A History of the American Lighthouse", pp. 545), che è già un racconto pieno di cose.
Nathaniel Rich, To the Lighthouse, "The New York Review of Books", 24 sett., in libera lettura, anche in italiano, Verso il faro
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