Per la seconda volta in pochi, decisivi, mesi la dirigenza Istat ha fregato il leghista (Giorgetti) e la meloniana (Meloni) con un ridicolo 0.1 per cento. Bastante però per impedire loro qualsiasi riprogrammazione della spesa pubblica. Per di più questa volta, approssimandosi le elezioni, con la beffa: revisione al rialzo, di ben due decimi, da + 0,5 a × 0,7, del pil 2025. Che rivisto tempestivamente avrebbe evitato lo scostamento in eccedenza (lo 0,1.....) scorso - avviando l'Italia fuori dalla mannaia UE. Con danno per l'Italia, ma questo per la dirigenza Istat, tutta politica, cioè cinica, è irrilevante.
L'Istat ha sempre "lavorato" sui decimali. Si può testimoniarlo per il pil 1996, che Prodi, presidente del consiglio, voleva assolutamente sopra l'1 per cento. Il calcolo fu ritardato anche allora, e rivisto più volte, finché non dette l'1,1.
Il rank and file Istat è sempre quello, saldamente centrista (democristiano), un po' orientato a destra un po' a sinistra. Ma "fino un certo punto". Fino cioè a che non pensino di poter governare a piacimento - l'alternanza non ha intaccato il potere.

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