Un ricordo atteso, di uno scrittore notevole per più aspetti, se non altro perché ha fatto la storia. Quella importante, con la deportazione in Germania, da ufficiale di artiglieria richiamato, nel 1943, e la prigionia in Italia, comminata dai giudici italiani senza possibilità di difesa v- unico giornalista carcerato negli 80 anni della Repubblica per il suo lavoro (utilizzò documenti contro De Gasperi che poi, fuori processo, si riveleranno falsi). E quella editoriale, per la gioia dei librai, con le storie di due personaggi, il prete e il comunista, che contraddicevano le "due culture" che a lungo si sono volute imperanti e esclusive, quella di sacrestia e quella di cellula.
Una "vita" che si è fatta seguire per tutte le due ore. Per il ricordo, e per i personaggi di contorno, molto caratterizzati: l'editore Rizzoli, l'altro dimenticato Peppino Amato, effervescente produttore partenopeo col naso per i film di successo, e il regista Duvivier simpaticissimo, così preciso nella preparazione dei film, e per questo anche inventivo - inventò la coppia Fernandel-Gino Cervi.
L'impianto di fondo anche è apprezzabile. Guareschi è un umorista, e quindi indisciplinato. Quando nel '48 in paese fanno colpa a lui di aver fatto vincere la Dc se ne meraviglia: lui non è per I preti, né per i "trinariciuti". È anche vero che non teme i comunisti, per quanto minacciosi. Ha indagato da giornalista i delitti postbellici del Triangolo Rosso, le vendette comuniste. Ma per il resto non sappiamo niente. Salvo che - per stare fuori dell'agone politico? - si dichiara monarchico
iLo vediamo all'inizio tornare dalla deportazione in Germania, che era un forma di Resistenza, come se fosse un qualsiasi sbandato. Ce l'ha col padre, e non sappiamo perché. Giuseppe che lo impersona, ha la stessa espressione, corrucciata, per tutte le due ore. Occhipinti ha fatto di meglio, di questo che è pure una sua idea. Guareschi torna dalla deportazione in ghingheri, come un trekker - ha pure la t-shirt bianca immacolata, scollo a V. Benedetta Cimatti, la moglie, e i due figli rimangono uguali per tutti i vent'anni successivi - i figli pure sempre della stessa età. Guareschi figura sceneggiatore nel 1947 di un film di Cerchio, "Gente cosi", e non sappiamo come né perché. Poi sarà scettico piantagraýne quando Rizzoli e Amato preparano "Don Camillo" al cinema. Insomma, sciatteria - Guareschi meritava di meglio.
Andrea Occhipinti, Giovannino Guareschi - non muoio neanche se mi ammazzano, Rai 1, RaiPlay

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