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L’arduo spettacolo della disabilità
Una scuola aperta a tutti i ragazzi con disabilità, di tutti i tipi, dalla
cecità all’autismo e all’hikikomori. E a non disabili – che spesso hanno l’incarico
di seguire-aiutare i disabili. Con in più giovani carcerati ai lavori socialmente
utili, con buone intenzioni e con cattive (la droga naturalmente).
Un’idea sorprendente, ma forse sovraestesa. Esagerata. Forse per voler essere
realistica, o a ogni passo sorprendente: troppi casi, si rischia anche il filo.
La miscela risulta già sperimentata in Francia, con successo, “Lycée
Toulouse-Lautrec”, e quindi c’è da attendersi che i tanti nodi si sciolgano via
via? Sarà difficile in quattro puntate, questo adattamento avendo caricato una dozzina
abbondante di partite, comprese alcune fra gli insegnanti – tre o quattro solo
del preside, forse perché è Raoul Bova, con spalle pesanti? Anche perché qualche
partita è a carico della disabilità – impervia, maliziosa – e quindi contro il
senso comune. Ma bisogna sperare.
Andrea Rebuzzi, Tutto
l’amore che resta, Rai 1, RaiPlay
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