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giovedì 25 maggio 2023

Problemi di base pedagogici - 749

spock


“Il coraggio è l’effetto di una grandissima paura”, abate Galiani?
 
“Il belletto non ha mai reso belle le brutte: ha bensì reso brutte le belle”, id.?
 
“L’educazione è un istinto, tutte le specie  di bestie hanno un proprio sistema educativo”, id.?
 
“La solitudine è amica della saggezza”, Madame de Lambert?
 
“Essere l’amico di se stessi, così non si è mai soli”, id.?
 
“Chi più desidera di più è il più povero”, id.?
 
“La religione è un commercio che si pratica tra Dio e gli uomini”. id.?


spock@antiit.eu


Il mattino di Firenze

“«Il Giornale del Mattino» fu il primo dei due giornali che inaugurarono un modo nuovo e moderno di fare il giornale quotidiano”, Sergio Lepri, che ne fu a lungo caporedattore, può sintetizzare così il giornale della Firenze di La Pira: “L’altro era (in realtà sarà, qualche anno dopo – n.d.r.) «Il Giorno» di Milano… Dico «moderni» per l’architettura delal pagina, per la gerarchia dei contenuti, per il tentativo (e questo fu caratteristico del «Giornale del mattino» più del «Giorno» di Milno) di vedere nel giornale un quotidiano dialogo con i lettori”.
Allo scioglimento del Cln, il Comitato di Liberazione nazionale, nel 1946, la testata del giornale interpartitico (cinque direttori, ognuno per ciasuno dei cinque aprtiti del Cln, e redattori divisi pro quota, due per aprtito…. ) “Nazione del Popolo” viene assegnata alla Democrazia Cristiana, comunisti e socialisti prendono il “Nuovo Corriere”, fondato dagli Alleati, sempre alla liberazione di Firenze, come avvenne con la “Nazione del popolo”, l’11 agosto del 1944.
Non c’erano i fondi per continuare la pubblicazione della “Nazione del popolo”, ma Vittore Branca, che ne era il direttore per conto della Dc, li chiedìse e li ottenne da mons. Montini, il futuro Paolo VI, sostituto alla  Segreteria di Stato del Vaticano – “Proprio ieri”, dice Montini a Renato Branzi, futuro aministartore, che ha accompagnato Branca, “il.Santo Padre mi ha dato questo asegno di otto milioni, lasciatogli da un visitatore, perché lo destini alla ricostruzione delle chiesse distrutte dalla guerra in Toscana. Il Papa è molto angosciato per la presenza in Toscana di un comunismo  ideologizzato come forse in nessuna altra parte d’Italia… Spiegherò al Santo Padre il cambio di destinazione”. Presto la testata sarà cambiata, attraverso un referendum con i lettori, in “Il Mattino”, in varie declinazione per non inciampare nella testata storica di Napoli.
Un giornale cittadino, nemmeno toscano, che però è arrivato fino a 50 mila copie, e a farsi leggere a Roma. Legato a Fanfani, allora “rivoluzionario”, dopo La Pira. Ma anche molto professionale. Ha redattori agli inizi Cancogni, Cassola, Citterich, Palandri, Cavallina, Sandro Norci, professore di filosofia, poi capo del Culturale all’Ansa, Hombert Bianchi – anche lui professore di liceo:molti i professori . Per la politica estera fa capo ai corrispondenti della “Gazzetta del popolo” di Torino: Ottone, Buno Romani, Mino Caudana, Arrigo Levi, Del Boca. Tra i collaboratori vanta Berenson, Luzi,  Leone Traverso, Branca, Betocchi. E molti giovani che diventeranno autorevoli: Folena, Baldacci, Leone Piccioni, Coccioli, Sanvitale, Valentino Bucchi, perfino Oriana Fallaci al debutto.
Una vivacissima ricostruzione di Sergio Lepri che apre il volume, un piccolo libro nel libro, testimonia di una Firenze molto vivace, e molto presente nella scena interna e internazionale. Soprattutto per le iniziative di La Pira, il professore siciliano di Diritto Romano che ne fu due volte sidaco. Il Festival dei Popoli, quando ancora molta Africa e molta Asia era in condizione coloniale, e le varie iniziative per la distenzione: dei sindaci delle città nemiche, Washignton, Mosca, Pechino, degli incontri e colloqui di pace tra nemici, arabi e israeliani, russi e americani.
Il volume raccoglie una selezione (una trentina) dei 299 editoriali di Ettore Bernabei, che per sei anni fu il direttore del quotidiano. Scelti e presentati da Piero Meucci. Con due testimonianze sullo stesso Bernabei, una sulla sua indelebile fiorentinità, del figlio Marco, e una sul suo ruolo, in effetti rivoluzionario, alla Rai di cui fu poi presidente, di Giuseppe Fedi, il figlio di Uberto, il responsabile della segreteria tecnica, il funzionario che introdusse il presidente-senza-poteri nell’intricato organismo.
Lo stesso Meucci ricorda nella breve introduzione un’altra Firenze, che riusciva ad “anticipare l’agenda del dibattito pubblico”, laboratorio di idee e di iniziative, nell’apertura sociale della città, e tra Nord e Sud, tra Est e Ovest.
Piero Meucci (a cura di), Ettore Bernabei e il Giornale del Mattino, Polistampa-Fondazione Giorgio La Pira, pp. 367, il. € 18

mercoledì 24 maggio 2023

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (526)

Giuseppe Leuzzi


“La mafia dà lavoro, l’antimafia lo toglie: è il luogo comune preferito dai mafiosi”, Luigi Ferrarella, “Corriere della sera”, 19 maggio. Dei mafiosi non sappiamo ma dell’antimafia sì. Ma l’antimafia da più lavoro della mafia, molto di più.
 
Un Gianforte, governatore del Montana negli Stati Uniti, prende la rivoluzionaria decisione di vietare TikTok, perché “i suoi dati vanno a paesi nemici”, cioè al governo cinese. Gianforte fa per questo cronaca anche in Italia, ma nessuno si chiede se è italo-americano - lo è – né da dove veniva il babbo o il nonno. L’integrazione diventa “normale” anche per l’Italia, che usava rincorrere gli oriundi anche alla quarta o quinta generazione – se si si facevano onore, nello sport, lo spettacolo, la politica, gli affari. L’integrazione non è un percorso difficile, nemmeno complesso.
 
Galliani, titolare di una Elettronica Industriale, ha da Berlusconi l’incarico di creare una rete nazionale di ripetitori. “Fu il mio periodo eroico”, spiega a Cazzullo sul “Corriere della sera”: “Ho comprato pezzi di colline e di montagne in quattromila comuni. Al Sud sul rogito spesso il venditore scriveva: benestante”. Verro.
 
A Cazzullo che gli chiede di Dell’Utri – “è stato scritto che (Fedele) Confalonieri è il lato bianco del berlusconismo, e (Marcello) Dell’Utri, condannato per mafia, quello nero” - Galliani può rispondere: “A parte il fatto che il concorso esterno esiste solo in Italia, Marcello è nato a Palermo, Confalonieri a Milano e io a Monza. La cosa è tutta qui”.

Sudismi\sadismi
Aldo Grasso fa l’elogio di “Che tempo che fa”, la trasmissione tv di Fabio Fazio, e conclude: “Ultimo elemento rilevante: Fazio funziona meglio al Nord (18 per cento di share in Liguria) che al Centro Sud. Altro elemento che ne definisce l’unicità”. Cioè  non solo il valore commerciale (pubblicitario) ma anche il pregio.

La persistenza – radici (endurance)
“Per ‘Time’ era simbolo dei cervelli in fuga. Ora dice: «La ‘Ndrangheta esiste, ma l’America è più violenta»”. Dice Sandra Savaglio a Elena Dusi su “la Repubblica” – che titola: “Io, astrofisica negli Usa, sono tornata in Calabria perché cambiare si può”. Lei del resto viene da Marano Marchesato, dove “per fortuna negli anni ’70 la luce non aveva ancora preso il sopravvento sul buio”. Dove c’era poco “consumo del territorio”, poche case. E il papà aveva comprato un telescopio. Una ribelle, insomma, di carattere – figlia del papa?
Sandra Savaglio fu copertina di “Time” nel 2006, come simbolo di una generazione di ricercatori europei emigrati volontari negli Usa. Ma preso è passata in Germania, al Max Planck Institut, il Cnr tedesco, e anche di questo non ha buona memoria: “La Germania può essere maschilista: denunciai i soprusi contro una ricercatrice e mi feci dei nemici”. Il mondo è pieno di sorprese. Ed è tornata in Italia, in Calabria, a insegnare a Cosenza-Rende.
Le radici non muoiono – sono come il carattere, incancellabile. Anche a distanza possono insorgere. Nelle memorie, le forme verbali, espressive (dialetto), le parentele, le nostalgie. Che operano per gli emigrati, e per chi è rimasto in terra di emigrazione: segni di resilienza, come usa dire, di continuità, di radicamento nello sradicamento, di stanzialità, di restanza come dice l’antropologo Teti. Più che di identità, come vorrebbe l’ideologia di moda, che invece è fluida – conformabile. Le forme dilettali (idiomatiche, storiche), il rapporto genitoriale forte, gli usi culinari (i cibi ma anche, al Sud, il pranzo in comune), e anche la nostalgia, per quanto dissipati o mal riposte, continuano a interagire. Sopravanzando anche le delusioni: è sempre difficile che i luoghi d’origine colmino le attese (ma questo è vero anche per il turista, una delle cui regole-base è non tornare mai sui luoghi di una grande emozione). C’è una persistenza delle emozioni.
La persistenza è legata alle orini extraurbane – anche questa è una costante. La città di origine non la stessa emprise.
C’è nello sradicamento, nell’atto di emigrare, perfino dopo una generazione, due, una sorta di schizofrenia inconscia. Tra il territorio diverso, anche a distanza non oceanica, la lingua diversa naturalmente, i tempi, i modi, il diverso flusso dello stesso eloquio – l’italiano, per esempio, è diverso a Napoli e a Roma, o a Firenze, o a Torino. Oltre alle inevitabili divergenze di socialità, di attitudinalità. Un estraniamento che si compensa intimamente con la persistenza, più o meno riflessa – va anche in automatico. Anche quando è rifiutata – quando l’assimilazione è radicale. Sono ambivalenze ritornanti nella letteratura degli esuli, anche se volontari e non forzati – degli esuli sull’esilio.
Ove questa ambivalenza manca, svanisce, si resta indifesi. Si rileva, per esempio, in Paul Celan, poeta tedesco in terra francese, che ha trascurato tutto della Romania, dove è nato e cresciuto fino ai vent’anni, e probabilmente delle origini ebraiche – non ce ne sono trace nella sua poesia.
Un radicamento non legato alla nostalgia. Che è un altro stato d’animo. Voluto e non voluto – inconscio. Anche malgrado se stessi. Come un substrato, in un formazione tellurica multistrato.
 
Piove sul bagnato
Circolano, dopo le alluvioni in Emilia-Romagna i dati Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sul “consume di suolo”, a uso edificatorio. Le più alte percentuali di consumo annuo sono delle regioni più ricche e industrializzate. L’Emilia-Romagna è la quarta regione in Italia per “consumo di suolo”, dopo Lombardia, Veneto e Campania. Terza tra le regioni che hanno registrato l’incremento maggiore negli ultimi tre anni, 2020-2022, dopo Lombardia e Veneto. Tra le città, Ravenna è stata seconda, negli ultimi anni, dietro Roma.
Il Sud, eccetto la Campania (la aree metropolitane di Napoli e Caserta), viene agli ultimi posti, con percentuali irrisorie.
Piove sul bagnato non si può dire, poiché in Romagna è stato un disastro, ma il tema non è da scartare. Tra delocalizzazioni e migrazioni, interne ed esterne, crescere produttivamente per contiguità implica risparmi aziendali. Ma minaccia il territorio. Il ricacolo dei costi aziendali\locali che tenga conto anche dei rischi ambientali legati al consumo del suolo contribuirebbe forse proficuamente ai costi aziendali e al riequilibrio territoriale.
 
Milano
Nelle tante celebrazioni di Scalfari non si è detta una cosa pure singolare: che il suo giornale, pur conoscendo Milano, di cui era stato anche deputato, aveva volute romano. Una sfida tanto più ardua progettando, da Roma all’editoria milanese. E c’era anche riuscito, non fosse stato rimosso da “Milano” – dai debiti, suoi personali e di Carlo Caracciolo, con De Benedetti (il declino di “Repubblica” cominciò con la cessione forzosa).
   
Roberto De Zerbi, allenatore di calcio, è divenuto famoso in pochi mesi al Brighton, in Inghilterra, un club si serie B, in Premier League solo da sei anni. Consacrato ieri da Guardiola: “Il suo Brighton crea 20-25 occasioni a partita. Monopolizza il pallone come non vedevo da tempo. È unico, come un ristorante stellato Michelin”. De Zerbi la Procura antimafia di Milano, Boccassini e Storari, cinque anni fa lo voleva in carcere, con l’accusa di avere preso in nero 15.050 euro dal Foggia Calcio. Un’elemosina - per un allenatore di calcio una vergona. Poi la cosa finì nel nulla,  insieme con i fulmini sul Foggia Calcio.
De Zerbi è di Brescia, ma di papà calabrese. E allenava il Palermo e il Benevento, dopo il Foggia.

Che ci azzecca l’antimafia di Milano col Foggia Calcio? Ci azzecca perché uno del Foggia Calcio pretendeva di fare l’imprenditore a Milano. Un mafioso per definizione, anche se senza interfaccia milanesi, vittime o complici. L’antimafia di Milano è durissima, eccetto che con i milanesi – mai nessun condannato, nemmeno uno inquisito.

Piero Amara, un consulente dell’ufficio legale dell’Eni, persa la consulenza si vendicò montando un caso Eni-Nigeria, di tangenti multimilionarie, poi sgonfiato, e una loggia massonica coperta “Ungheria”. Ricevendo credito dallo stesso giudice Storari, passato dall’antimafia agli affari correnti. Che ci ha prosperato nei media, diffondendo i nomi della loggia segreta, in massonico numero di 66, attraverso il suo sodale al Csm, Davigo. Ora Amara, messinese, dovrà risarcire i 66 che ha calunniato. Storari e Davigo, lombardi, no – ogni tanto se ne chiede una sanzione al Csm, ma vengono sempre assolti.
 
Maestro di Resistenza il 25 aprile, con accenti di fuoco - “affila il colpo”, assicura il “Corriere della sera” – il sindaco Sala. Uno degli artefici dello spolpamento Telecom-Tim. Rimesso in carriera da Letizia Moratti, quando era sindaca, berlusconiana - una cui “Milano” ha negato la partecipazione al 25 aprile.
 
“Nelle strade di Milano sfilano in 100 mila”, strilla il “Corriere della sera” per il 25 aprile. Un  miracolo, in effetti, in una città deserta dalle tredici di venerdì 21, causa ponte.
 
Milano è “la metafora dell’amore” per i Baustelle, band di origini toscane. Non è vero, non ci sono grandi storie passionali, i narratori milanesi non ne hanno, Porta, Manzoni, Gadda, Scerbanenco, Arbasino, Testori, ma l’attrattiva evidentemente c’è.
 
Antonella Sciarrone Alibrandi, docente alla Cattolica Milanese, di padre messinese e madre di  Reggio Calabria, è milanese professa. Intervistata dal “Sole 24 Ore”, ricorda così l’adolescenza in zona San Siro: “Ricordo bene i picchetti e gli scioperi con le catene. Il quartiere di San Siro era residenziale….Era poco toccato dalla malavita di Francis Turatello e di René Vallanzasca  che aveva in mano la città. Ma la criminalità politica era ovunque”. Anche a San Siro, intende: “Una mia vicina di casa e compagna di classe si chiamava Francesca Marangoni. Qualche volta suo padre Luigi ci accompagnava in macchina al liceo prima di andare al policlinico, dove era direttore sanitario. Il 17 febbraio del 1971 stava salendo dalla rampa del parcheggio di casa. Quattro brigatisti rossi bloccarono l’auto e lo uccisero. Francesca, come me, aveva sedici anni”. In effetti, il segno di Milano è la leggerezza.
 
Gian Arturo Ferrari confronta, nel suo “romanzo” dell’editoria, di cui è stato megadirigente, “Storia confidenziale dell’editoria italiana”, “l’antica bottega dei grandi editori milanesi” a Torino, Boringhieri, dove ha lavorato, Einaudi, “disciplina”, “stile”, “aristocrazia culturale, dello spirito, orgogliosamente portata”. Ma dei “milanesi” aggiungendo: “Che proprio per questo sono diventati grandi”, niente stile e niente aristocrazia.
 
È la terza città più cara per viverci in Europa, dopo Londra e Lisbona - se ne parla per gli affitti agli studenti fuori sede, ma è cara per tutti. E la terza vita più inquinata al mondo, dopo Teheran e Pechino. Ma è contenta di sé, che sempre si elogia.
Dell’allegria milanese fa parte buttare la spazzatura sui piani di sotto, da Firense in giù. Ma l’Italia non si oppone, l’opinione si fa (sempre) a Milano.
 
Le borseggiatrici della metro postate in rete sono una violenza? Violenza delle borseggiatrici o violenza alle borseggiatrici? Milano sostiene l’una e l’altra cosa, non si perde nulla.
 
Era una cittadina all’unità, benché capitale del Regno Lombardo-Veneto: contava 169 mila abitanti nel 1861, duemila più di Palermo. Dietro Torino, 205 mila, Venezia, 340 mila, Roma esattamente  433.044, e Napoli, 447.765.

leuzzi@antiit.eu

Appalti, fisco, abusi (228)

“Giustizia allegra” dice Gramellini quella sportiva - “il folle andirivieni della giustizia sportiva”, tra 9, 10, 11 e zero punti di penalizzazione, a giorni alterni. Mentre invadono il campo i cronisti giudiziari, con le loro folli riforme, architetture di chi li manipola con le indiscrezioni. Ma chi sono Gravina, Chiné, Raiola (Raiola? Montecarlo?), i “giudici” dei vari tribunali calcistici? Basta scorrerne i curricula: sono il corpus romano-democristiano, il piccolo potere immarcescibile. Dal Coni alla Figc, alle altre federazioni sportive.
 
Il Tribunale di Ida Raiola sedeva da remoto, ognuno al televisore. Ha giudicato sparso, senza memorie scritte, non erano ammesse. Il Procuratore Chiné ha parlato (“sbraitato”, dicono alcuni) per un’ora. Che allo schermo è un tempo interminabile. Chiedendo non si capiva bene che cosa, ma sicuramente un punto in meno, un punto in meno, che la Juventus venisse rubricata in classifica dietro la Roma…. La presidente Raiola ha lamentato di non averci capito molto – “una memoria scrita avr ebbe aiuttato”. Che c’entra la giustizia?
 
Basta una scorsa alle bollette, cambiando operatore, per vedere, palese, un cartello, dietro la liberalizzazione dei mercati: dei telefoni (rete fissa) come dell’energia, luce e gas. La tariffa è, dietro le diversioni promozionali, la stessa.
I cartelli sono poibitissimi. Ma né le autorità di settore, Agcom e Arera, né l’Antitrust intervengono. In una situazione incancrenita ormai da un venticinquennio.
 
Il mercato libero è solo del tormento quotidiano di telefonate di procacciatori di contratti. Senza che l’Agcom, o il Garante della Privacy, sanzioni queste scorrettissime intrusioni. .  
 
La CO2, “l’elemento antropico”, è colpevole solo del 2 per cento dell’inquinamento dell’aria, certifica Franco Prodi, l’ultimo degli accademici fratelli Prodi, “fisico delle nubi”: “Conosciamo poco il sistema clima: di certo però il riscaldamento del pianeta non dipende al 98 per cento da noi, questa è una fesseria” – c’entrano il sole, gli altri pianeti, la gravitazione.
Il change, la transizione, è solo un diversivo industriale e commerciale, per far comprare al mondo intero un’auto nuova, a prezzo raddoppiato. Senza beneficio per l’ambiente, addizionando i fattori, soprattutto produzione e smaltimento delle batterie, e produzione di elettricità, fossile o rinnovabile - l’eolico modifica la circolazione dell’aria, i pannelli solari (le centrali) consumano, letteralmente, il territorio.

Giallo d’autore

Un ispettore di polizia giovane e perspicace, separato dalla moglie, che vede nei week-end, e una dark lady cinese, il cui marito muore sfracellato dopo un’arrampicata, sono fatalmente attratti. In un lungo intreccio, di sospetti, prove d’innocenza, e di colpevolezza, “buone morti”, misericordiose (la decision to leave del titolo), tema di obbligo di molti film, abbandoni e ritrovamenti.
Premio alla regia a Cannes 2022, celebrato come giallo hitchkockiano. Ma il richiamo è piuttosto ad Antonioni: un film di atmosfere, gelide, e di poche parole e molte intuizioni libere, o scorciatoie narrative. Un film “d’autore”, per il bene e per il male. 
Park Chan-wook,
Decision to leave
, Sky Cinema

martedì 23 maggio 2023

Problemi di base - 748

spock


“Il mondo è pieno di brave persone, che fanno brutte cose”, Poirot?
 
“Quanto il tuo matrimonio va a pezzi, fai lunghe passeggiate”, John Le Carré?
 
“La vita conta in quanto c’è la morte, altrimenti non ha alcun senso”, Paolo Sorrentino?
 
Per chi è orfano?
 
“Chi può credere veramente all’amore”, Puškin?
 
“Può una cosa del genere mai esistere nel cuore volubile di una donna”, Id.?

spock@antiit.eu

Lo scandalo non è sportivo – Appalti, fisco, abusi (227)

Cominciati i processi alle plusvalenze nel calcio, sono scomparsi i procuratori dei calciatori, già pilastri dell’informazione sportiva. Letteralmente, scomparsi. Tutti domiciliati a Montecarlo o più in là. Dividevano le provvigioni sul proficuo mercato dei trasferimenti in serie? Erano il veicolo “sportivo” per la creazione di fondi neri – peculii esentasse?
 
Della fitta rete di acquisti-cessioni di facciata era capo e maestro Lotito. Che però è del tutto esente da sospetti o inchieste. Perché è lui che ha nominato Gravina, il presidnete della Federazione Calcio, e Chiné, il procuratore?
 
Resta inspiegato perché si fa un solo processo per le plusvalenze fittizie, a carico della squadra degli Agnelli, quando la pratica era comune a tuti i club. Ma non è un mistero: si sa che la giustizia è corrotta – è “politica”, si dice, ma è corrotta. La giustizia in generale – in Italia naturalmente: non c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, è un simulacro. Le Procure sono centri di potere sovversivo: possono fare quello che gli pare.


Naturalmente è per caso che la punizione venga annunciata poco prima che la squadra da punire scenda in campo, in un match decisivo per partecipare alle coppe europee la prossima stagione. Partecipazione da cui dipende la valutazione dei calciatori - che quindi studiano e si impegnano soprattutto a lasciare il club, a sistemarsi altrove (in gara nessuno correva).

Dante brutto, sporco e cattivo

Accoppiamenti, defecazioni, minzioni, in un tardo Trecento polveroso, stinto, cencioso.  Dopo la peste, ma non solo a Firenze. E tante agonie e morti - di donne: c’è un perché? Dante si vede bambino impaurito, poi giovane sciocco, in troppe inquadrature, anche nudo mentre si accoppia con la moglie inamata, e basta. Si schiera con i Bianchi e non si sa perché - forse per odio alla moglie? E tradisce pure l’unico amico che ha, Guido Cavalcanti, condannandolo superficiale a quell’ostracismo di cui poi lui stesso avrà da soffrire tutta la vita.
Nella trama, Pupi Avati spedisce Boccaccio a Ravenna a portare un risarcimento di Firenze per i danni inflitti a Dante e alla sua famiglia all’unica figlia sopravvissuta, custode dei resti del padre a Ravenna. Un viaggio tra echi della vita e l’opera di Dante nebulosi, poco o nulla significanti, a meno di non averne già conoscenza.
Un racconto per immagini, i dialoghi sono di circostanza, di cui sovrastano tonalità, scorci, tagli di disfacimento. Di tristezza, cupa – mai un sorriso, anche quando se ne mostra il disegno. Sembra un atto di malumore di Avati verso il genio nazionale. A meno che non si sia fatto condizionare un impeto “filologico” – ringrazia in fondo quattro biografi di Dante, naturalmente molto romanzieri, inventivi di una vita poco documentata. Teoricamente segue la prima vita di Dante, quella di Boccaccio che lo consacrò quarant’anni dopo la morte, il “Trattatello in laude di Dante” – la missione riparatrice si situerebbe agli inizi della sua quindicennale riflessione su Dante. Ma forse Avati ha più seguito i “biografi” che ringrazia in fondo, Santagata, Pellegrini e altri.
Sul soggetto, prima ancora di riuscire infine a realizzare il film, Avati aveva costruito un romanzo, “L’alta Fantasia, il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante”. Che così presentò: “Racconto Dante, il suo dolore e la bellezza”. Ma qui s’incontra solo isolamento, morte, e sporcizia.
Pupi Avati, Dante, Sky Cinema

lunedì 22 maggio 2023

Berlusconi risorto - 33

Rosario laico domenica sera da Fazio, compunto e corretto, a botte di incostituzionalità al governo (e quindi a Mattarella?). Si conclude con la faccia misteriosa di una delle vice-direttrici del “Corriere della sera”, Sarzanini, la quale nasconde il titolo di apertura del suo gionale l’indomani ma annuncia che ci sarà un’intervista. Con chi? Anche qui segreto, ma allusivo: “Non si può dire ancora per un’ora” –“ah, ah!”, commentano intesi gli altri recitanti, come a dire: “Bisogna guardarsi dalla concorrenza” (c’è una concorrenza al “Corriere della sera”?)?
L’indomani uno va a vedere e l’intervista è a Berlusconi. Il quale è lieto di essere fuori dall’ospedale, ma poi non dice nulla. Se non che dopo di lui Forza Italia non ci sarà più.
Cioè: non è vero che non dice nulla. Ancora all’ultimo giro di boa conferma che Forza Italia è stato il primo Partito del Capo (il “partito di plastica”, si diceva trent’anni fa), e tale rimane. Conferma anche (non lo dice ma si vede) che negli anni dell’interdizione giudiziaria alla politica ha giocato al ribasso a ogni voto, amministrativo o politico, per impedire che una diversa leadership emergesse nel suo partito – con candidati inappetibili, oppure dividendo il voto fra più candidati.
Si completa così, in diminuendo, l’identikit storico del Berlusconi politico. Ha impedito che il governo post-“Mani Pulite” passasse all’ex Pci. Ha costretto alla democrazia una Lega golpista. Ha democratizzato i neo fascisti – fino a farli sbroccare a sinistra… Se è stato uno statista Giolitti, Berlusconi un secolo dopo non è stato da meno. Tra l’altro nello stesso arco di tempo, trent’anni – corsi e ricorsi storici... Ha pure fatto anche lui una guerra in Libia. E allo stesso modo non ha organizzato il partito, pur pretendendo che sia esso il Centro del diorama politico - l’erede in realtà del vecchio quadripartito, “cristiano, liberale, europeista (rigoroso sui conti. n.d.r.), atlantista”.
Questo naturalmente non c’è nell’intervista, e questo è un altro aspetto “storico” del berlusconismo: l’opinione – l’informazione – ridotta a diversione. Alla vecchia formula del giornalismo popolare: sesso, malattia, denaro, principesse. Nella forma orrenda dei cronisti della giudiziaria prima e a lungo, per gran parte di questi trent’anni. Ora, scappate le pecore dallo stazzo (i lettori), provando a recuperare con l’aria fritta dei social: tiktokando invece che creando storie, e alle principesse sostituendo ipertatuati e influencerine, di nessun nome e attrattiva, per paginate. Mai una cosa giusta – una domanda, un risvolto, un senso? Berlusconi finisce in gloria.


Cronache dell’altro mondo – a guardia armata (233)

Cessando le restrizioni federali all’immigrazione sulla base dell’emergenza covid (Title 42), il Texas ha lanciato un coordinamento fra gli altri Stati per fronteggiare la prevedibile ondata di afflussi. Ma gli altri Stati della frontiera col Messico, Nuovo Messico, Arizona e California, non hano risposto: sono a guida Democratica, mentre il Texas è Repubblicano.
Il Messico ha una frontiera col Messico lunga poco meno di due terzi di tutta la frontiera americana sud, 1.254 miglia su 1.954
Tutti gli Stati a governo Repubblicano, 24, si sono detti invece pronti ad aiutare il Texas a fronteggiare l’emergenza immigrazione, se come previsto si produrrà.
Il governatore DeSantis della Florida, concorrente alle primarie repubblicane per il voto presidenziale 2024, ha mandato un migliaio di guardie e provvisto facilitazioni e finanziamenti per fronteggiare i migranti.
Chiudendosi l’emergenza covid, cessa la possibilità di applicare la legge nota come Title 42 all’emergenza immigrazione – Title 42 intitola il governo federale a misure di emergenza contro l’immigrazione di persone o mezzi se si temono disordini, infezioni, infiltrazioni.

Il sogno di diventare una domestica

Sulle note allegre di “Alla fiera dell’Est, apprese al primo sbarco in Europa, in Sicilia, da una volontaria, una delle tante che si susseguono nel film, la vicenda dolce e amara di una ragazza e un ragazzo  che sul barcone dall’Africa si sono dichiatati fratelli. Lei, Lokita, sedici anni, lui,Tori, undici, iperattivo, ingegnoso. Ospiti di una casa famiglia, si ingegnano di guadagnare qualcosa da mandare alle madri. Il venerdì sera recapitano a domicilio la dose settimanale di erba dei clienti di un ristoratore. Che dà loro volentieri resti di focaccia ma lesina sul pattuito e talvolta abusa di lei – per 50 euro. A volte fanno karaoke nel ristorante, “Alla fiera dell’Est” è gettonata, per qualche elemosina. Ma niente basta: gli africani trafficanti del “passaggio” in Europa controllano ogni movimento di Lokita e ne ntercettano ogni euro. Quando a Lokita viene negata la carta di lavoro, prova con le carte false: ma costano molto, per pagarsele dovrà coltivare una piantagione clandestina di marijuana, in isolamento. Non può finire bene, e infatti finisce male.
Tanta energia, allegria, innocenza, in un mondo devastato, devastante, dietro i suoi volontari. Il modesto sogno di diventare “una domestica” , per inviare alla mamma i pochi euro necessari per le scuole dei cinque fratelli, si trasforma in’odissea di squallore, alla mercé di trafficanti africani e di sfruttatori europei. In un’Europa che solo si vede che si droga, uccidendo e uccidendosi. Dovrebbe essere una tragedia, ma è un film lieve, nella sua pesantezza: l’Europa non è più terra di tragedie, scivola in superficie.
Jean-Pierre e Luc Dardennes, Tori e Lokita, Sky Cinema

domenica 21 maggio 2023

Ombre - 668

Si riunisce il G 7 - “i Grandi della Terra” - a Hiroshima e avalla l’agenda e il comunicato preparati da Jake Sullivan, il “consigliori” per la Sicurezza Nazione del presidente americano. C’era bisogno di andare fino a Hiroshima? Forse per la foto-ricordo?
O non sarà stato per reiterare le mancate scuse americane per l’uso della bomba atomica – che i “Grandi” capiscano?
 
A Torino si impedisce a Eugenia Roccella di parlare. Schlein applaude. È di sinistra?
Impediscono a Roccella di parlare un gruppo di donne, ghignanti e di poche parole. Roccella: “Quello che più mi ha colpito, e sinceramente mi addolora, è che delle donne abbiano impedito ad altre donne di parlare”. Se lo impedivano a un uomo era meglio?
Roccella, femminista ormai da qualche anno, non conosce le donne?
 
A Roma alcuni municipi-circoscrizioni non sanno spendere i soldi allocati da Roma Capitale, dal Campidoglio, per lo “sfalcio”, per ripulire marciapiedi e giardinetti da ortiche e altre erbacce - e dalle deiezioni canine. È vero, non è una barzelletta: hanno anche restituito a Roma Capitale i soldi ricevuti per questo appalto. I consiglieri circoscrizionali non ci potevano guadagnare?
 
“la Repubblica” fa quattro-cinque pagine contro il governo (non vuole aiutare l’Emilia, perde i fondi europei, “Trudeau gela Meloni”, si sa che il Canada è freddo), e poi gli sbatte in faccia una pagina di Zerocalcare: “La destra è ossessionata dall’egemonia culturale, la sinistra l’ha persa”. Cioè?
 
Eurobond è un’emissione obbligazionaria di un governo o di una società in una valuta straniera. Il primo eurobond, ricorda l’“Economist”, raccolse 15 milioni di dollari per Autostrade, il gestore della rete autostradale italiana, nel 1963. Allora di proprietà pubblica, dell’Iri. I gruppi pubblici, l’Eni ancora più dell’Iri, conoscevano e praticavano i mercati internazionali, a differenza di quelli privati – se non per le relazioni dubbie (personali) di Cuccia per Mediobanca.
 
Bono Vox degli U2 canta e ricanta “Torna a Surriento” al San Carlo di Napoli, in memoria del padre Bob, “un bravissimo tenore”, e di un Sorrento Lodge, il bar che col padre frequentava la domenica per una birra. Ne ha anche per Giovanni Paolo II, nel suo spettacolo – a Napoli in chiave festa di campionato: “Un portiere in gioventù diventato un marcatore. È stato il nostro Osimhen”.
 
“Io non voglio fare politica, ma per ogni serbo il Kosovo è il cuore, è il centro della nostra cultura, della nostra identità, della nostra tradizione, della nostre religione” - Novak Djokovic a Aldo Cazzullo sul “Corriere della sera”. È per questo che la Cia lo ha strappato alla Serbia, con le bombe, e con i “volenterosi” Scalfaro e D’Alema, la sacrestia e la falce e martello: per aprire una piaga in  Europa? Affidandolo a un capomafia, Ibrahim Thaci, un contrabbandiere di droga.
 
Quando la Nato bombardava Belgrado Djokovic aveva dodici anni. Al primo bombardamento che colpisce la casa, scappa con i fratelli più piccoli verso casa di una zia, alle tre del mattino. Inciampa cade, guarda in alto, e vede due caccia : “Spararono due razzi contro l’ospedale militare, che esplose a 500 metri da noi, la terra tremò, tremava tutto…”. Crimini di guerra? I “volenterosi” hanno e lanciano sempre  “bombe di precisione” – l’Occidente è esotico-….. (Evola) più che razionale. In guerra e non solo.
 
Il tennista serbo è stato in carcere in Australia. “Non potevo aprire la finestra. Io sono rimasto meno di una settimana, ma ho trovato ragazzi, profughi di guerra, che erano lì da moltissimo tempo. Il mio caso è servito a gettare luce su di loro, quasi tutti sono stati liberati, e questo mi consola. Un giovane siriano era lì da nove anni”. In Australia, una costola dell’Inghilterra, che è naturalmente la patria del diritto.
 
“La guerra l’hanno vinta gli Americani. E i Russi”, poteva annotare Le Carré nelle memorie, “Tiro al piccione”, 2006: “L’Europa è uno spettro, da Londra a Bonn”.

La morte di Poirot

Si parte col funerale di Poirot: il cimitero, la bara, l’interramento, il bastone sulla bara, gli amici inconsolabili al vermuttino postfunebre. Di che scolorire gli incubi mattutini di Montalbano, quando si sogna sepolto in bare di legno chiaro. Anche perché qui è Poirot che inscena la sua morte, interramento compreso, è lo snodo del plot, contro avversari che solo si manifestano con assassinii, e non la sogna. Naturalmente non metterà in moto le sue celluline grigie dalla tomba - il come è da vedere.
Un geniale adattamento televisivo – uno degli ultimi, se non l’ultimo della lunga serie, 2013 - del personaggio di Agatha Christie. Notevolissimo al confronto del romanzo da cui è tratto (“The Big Four”), un affastellamento di trappole e intrighi che A. Christie chiamò romanzo, legando insieme vari racconti e raccontini già pubblicati, per sfruttare il successo di “L’assassinio di Roger Ackroyd” l’anno prima.
Notevoli anche le ambientazioni. Il mondo del teatro,creativo e distruttivo, nella seconda parte. Una Società della Pace nella prima, che inalbera il solito ricchissimo mecenate, con la brillante scienziata, e il guru orientale - in un secolo poco è cambiato.
Peter Lydon, Poirot e i Quattro, TopCrime

sabato 20 maggio 2023

L’Europa entra in guerra e non lo sa

La piega sorridente del presidente Biden, che potrebbe leggersi come un ghigno (i dermoplastici sono cinici), manda gli europei alla fornitura degli F-16 all’Ucraina. Per smaltire le scorte e obbligare poi i partner a rinnovare il parco caccia, con beneficio di Lockheed, Northrop Grumman e altri fabbricanti (gli Stati Uniti da tempo hanno smesso di armarsi con gli F-16, un caccia di cinquant’anni fa, e fra un paio d’anni non li utilizzeranno nemmeno, cercano compratori di seconda mano, Pakistan, Brasile, Indonesia, etc.). E per mandare l’Europa in guerra, né più né meno.
L’F-16 non è più da tempo un caccia intercettore. È un caccia multiruolo, compreso il bombardamento. Armato anche di missili aria\suolo, una dozzina, e di una quantità di bombe, in caduta libera e a grappolo. Fa male.
Le fornituire americane ed europee all’Ucraina sono state finora analoghe al Lend Lease Act del 1940, tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, all’accordo che consentì alle forze armate britanniche di rispondere all’aggressione tedesca grazie ai rifornimenti di materilie e mezzi Usa. Non del tutto analoghe:  ora gli armamenti vengono non da oltreoceano ma da paesi limitrofi ai contendenti. Una differenza capitale - ma anche allora, dopo due ani di Lend Lease, gli Stati Uniti furono coinvolti nella guerra. 
Il caso non è analogo anche perché la Russia non è la Germania di Hitler. La sua è una guerra d’aggressione, e l’Ucraina va quindi difesa. Ma l’Ucraina è una nazione che ha una storia di persecuzione delle minoranze. E l’America punta a una sconfitta della Russia, non a una pace onorevole: “Non basta che l’Ucraina vinca, la Russia deve perdere”, è l’assioma strategico degli Stati Uniti.
Questo fa capire che la Russia dovrà combattere fino in fondo, con Putin o senza. E con tutti i mezzi.
Che la Russia combatterà a fondo e con tutti i mezzi è dato per scontato, anche questo, dai piani militari americani. Solo gli europei non lo sanno.


Parisi matematico (non) per tutti

“Un trattatello per principianti volnterosi” è il sottotitolo. Ma non è una lettura, è un libro di testo, per studiosi e studenti - che Cambridge University Press ha in pubblicazione insieme con Zanichelli. Anche se, assicura il matematco di Stanford Persi Diaconis, “è un affascinante distillato degli aspetti più utili della probabilità e della statistica”.
Il Nobel della Fisica 2021 e i suoi collaboratori, fisici matematici, hanno scelto un linguaggio, anche quando affrontano argomenti sofisticati, di “elegante essenzialità”, sempre a giudizio di Diaconis. Una serie di appendici sono state elaborate per consentire riscontri pratici agli strumenti matematici di base. Con esempi di stime su questioni e dati attuali – varie argomentazioni confluiscono nell’analisi  dei dati della pandemina da covid.  
Luca Leuzzi-Enzo Marinari-Giorgio Parisi,
Calcolo delle probabilità, Zanichelli, pp. 418, ill,. € 48

venerdì 19 maggio 2023

Il mondo com'è (461)

astolfo


Adam Gannibal – Originario del lago Ciad, la sponda oggi Camerun, fu il bisnonno materno di Alexander Puškin, che ne ereditò alcuni tratti somatici, quasi da mulatto, il colorito scuro e i capelli neri crespi. La famiglia Puškin era di antica nobiltà. Ma il bisnonno materno era africano: un bambino rapito  a otto anni e venduto come schiavo a Costantinopoli, dove l’ambasciatore russo Raguzinsky, un mercante serbo, lo acquistò,  per poi farne dono allo zar Pietro il Grande. Il quale ne apprezzò la vivacità di spirito, se ne fece padrino, ne curò l’istruzione ( a 22 anni lo mandò a Parigi), lo sposò in una famiglia di bojardi, e lo portò con sé nelle spedizioni militari, promuovendolo presto al grado di generale.
Gannibal era conscio della sua importanza a corte, e fiero del suo passato, ancorché oscuro. Per questo si scelse il nome di Adam Gannibal, cioè Annibale. Nato probabilmente attorno al 1696\98, forse figlio di un capo. Rapito, in una delle tante scorrerie arabe e africane per alimentare il mercato degli schiavi, non si perse d’animo, e anzi ne fece un’occasione. Oltre che come aiuto di campo dello zar, era versato nelle lingue, le matematiche e le scienze. A Parigi ebbe il compito di studiare fortificazioni e armamenti. Al ritorno lo zar lo nominò Traduttore principale di Libri Stranieri alla Corte Imperiale. Ma non si limitò a tradurre libri scientifici e di arte militare: costruì fortificazioni per tutta la Russia. Uno di questi forti, Kronstadt nel golfo di Finlandia, sarà importante ancora due secoli dopo, nell’assedio di Leningrado nel 1941-42.
Alla morte di Pietro il Grande, nel 1725, Gannibal perse influenza a corte. La zarina Elisabetta, figlia di Pietro, gli diede in dono una proprietà a Mikhailovskoje, e Gannibal vi si ritirò con la seconda moglie. In questo piccolo feudo, Puškin scriverà in una nota al’“Eugene Onegin”, “l’africano nero che era diventato un nobile russo visse fino alla fine della sua vita come un philosophe francese”. È in questa stessa proprietà, ancora di famiglia, che Puškin cominciò nel 1827 il suo primo romanzo, “L’Africano di Pietro il grande” – che lascerà incompiuto. Mettendo a frutto i ricordi familiari, e la testimonianza di un ultimo figlio del bisnonno, ancora in vita.
Andrej Syniavsky, nel suo libro su Puškin, dirà che “si appoggiava molto sul suo aspetto negroide e il suo passato africano, che vantava forse più intensamente della sua ascendenza aristocratica” – come una sorta di outsider pur facendo parte dell’establishment, il suo rapporto con lo zar Nicola II, suo protettore, assimilando a quello di Gannibal con Pietro il Grande – un paragone lusinghiero per lo zar, che lo puniva e lo sosteneva.
Puškin era fiero della famiglia, che fa rientrare anche nei suoi capolavori, il dramma storico “Boris Godunov” e il romanzo “La figlia del capitano”.  Di più avrebbe voluto fare per il bisnonno africano, il personaggio su cui ha centrato il suo primo tentativo di romanzo, rimasto poi incompiuto – tutti i romanzi di Puškin sono incompiuti, eccetto “La figlia del capitano”.
Gannibal era conscio della sua importanza a corte, e fiero del suo passato, ancorché oscuro. Per questo si scelse il nome di Adam Gannibal, cioè Annibale. Nato probabilmente attorno al 1696\98, forse figlio di un capo. Rapito, in una delle tante scorrerie arabe e africane per alimentare il mercato degli schiavi, non si perse d’animo, e anzi ne fece un’occasione. Oltre che come aiuto di campo dello zar, era versato nelle lingue, le matematiche e le scienze. A Parigi ebbe il compito di studiare fortificazioni e armamenti. Al ritorno lo zar lo nominò Traduttore principale di Libri Stranieri alla Corte Imperiale. Ma non si limitò a tradurre libri scientifici e di arte militare: costruì fortificazioni per tutta la Russia. Uno di questi forti, Kronstadt nel golfo di Finlandia, sarà importante ancora due secoli dopo, nell’assedio di Leningrado nel 1941-42.
Alla morte di Pietro il Grande, nel 1725, Gannibal perse influenza a corte. La zarina Elisabetta, figlia di Pietro, gli diede in dono una proprietà a Mikhailovskoje, e Gannibal vi si ritirò con la seconda moglie. In questo piccolo feudo, Puškin scriverà in una nota al’“Eugene Onegin”, “l’africano nero che era diventato un nobile russo visse fino alla fine della sua vita come un philosophe francese”. È in questa stessa proprietà, ancora di famiglia, che Puškin cominciò nel 1827 il suo primo romanzo, “L’Africano di Pietro il grande” – che lascerà incompiuto. Mettendo a frutto i ricordi familiari, e la testimonianza di un ultimo figlio del bisnonno, ancora in vita.
Andrej Syniavsky, nel suo libro su Puškin, dirà che “si appoggiava molto sul suo aspetto negroide e il suo passato africano, che vantava forse più intensamente della sua ascendenza aristocratica” – come una sorta di outsider pur facendo parte dell’establishment, il suo rapporto con lo zar Nicola II, suo protettore, assimilando a quello di Gannibal con Pietro il Grande – un paragone lusinghiero per lo zar, che lo puniva e lo sosteneva.
Puškin era fiero della famiglia, che fa rientrare anche nei suoi capolavori, il dramma storico “Boris Godunov” e il romanzo “La figlia del capitano”.  Di più avrebbe voluto fare per il bisnonno africano, il personaggio su cui ha centrato il suo primo tentativo di romanzo, rimasto poi incompiuto – tutti i romanzi di Puškin sono incompiuti, eccetto “La figlia del capitano”.
 
Leopoli – Oggi parte dell’Ucraina, fu sempre polacca, dalla fondazione. Il voivodato di Leopoli figura parte del Regno di Polonia alla fondazione, nel 1265. Poi della Confederazione Polonia-Lituania, col nome teutonizzato di Lemberg. E come voivodato polacco nell’impero austriaco e poi austro-ungarico, alla spartizione della Polonia. Parte della Seconda Repubblica di Polonia al crollo dell’impero, 1919-1939. È diventata ucraina con l’avanzata dell’Armata Rossa nel 1944-45.
All’ultimo censimento austro-ungarico, nel 1910, che tracciava religione e lingua, il 51 per cento della popolazione della città si dichiarava cattolico romano, la confessione dei polacchi, il 28 per cento ebreo, e il 19 per cento della Chiesa greco-cattolica ucraina. Come lingua, l’86 della popolazione si esprimeva in polacco, l’11 per cento in ucraino.
 
Faustina Maratta – Figlia bastarda, poi riconosciuta, di Carlo Maratta, il pittore romano marchigiano di cui Sgarbi propone da tempo il recupero, fu protagonista di una “fuitina” nella Roma del Seicento, e di un aneddoto faceto dell’abate Galiani; “Fatto invaghire di sé il cavaliere romano Cesarini, fu da costui rapita e portata fuori Rima. La famiglia Cesarini, temendo che la tresca finisse in matrimonio chiede l’aiuto del papa. Che fece ritrovare i due e li riconsegnò alle rispettive famiglie. Beninteso di matrimonio non si parlò più; ma per Roma si diffuse un motto scherzoso: «Carlo Maratta ha fatto il quadro, Cesarini la cornice, e il Papa l’ha indorata»”. Il padre ne aveva da poco sposato la madre, Francesca Gommi, nel 1698, alla morte della moglie legittima, quando Faustina aveva diciannove anni.
Il “cavaliere” Cesarini, Giangiorgio Sforza Cesarini, era in realtà il figlio cadetto di Federico Sforza Cesarini, duca di Genzano, la località dove Carlo Maratta si era ritirato con la figlia. Non ci fu una “fuitina” ma un tentativo di rapimento. Nel 1703, quando Faustina aveva quindi 24 anni. Mentre andava a messa con la madre e le domestiche. Nei pressi del Quirinale, dove il papa allora risiedeva. Faustina si sottrasse all’agguato, ma rimediò una ferita alla tempia destra, che le lasciò una cicatrice. Il papa intervenne, ma per punire il duca, che per sfuggire alla prigione fuggì a Napoli, come era l’uso, e poi in Spagna – dove morì non molti anni dopo.    
Faustina era di suo poetessa, apprezzata e corteggiata – si è meritata una distesa “Vita” nella raccolta “Italian W omen Writers. A Bio-Bibliographical Sourcebook”, a cura di Rinaldina Russell, pubblicata dal Q ueens Colege a New York nel 1994 ” (una distesa “vita”, a opera di Serena Veneziani, figura ora nel “Dizionario Biografico degli Italiani” della Treccani). Provò anche la pittura: a lei si attribuisce un ritratto di papa Clemente XII ora all’Ambrosiana. Il padre la raffigura, in un quadro ora alla Galleria Corsini a Roma in atto di dipingere, con in mano pennelli e tavolozza dei colori.
 
L’Accademia dell’Arcadia la elesse suo membro l’anno dopo l’agguato di Cesarini, accogliendola col nome di Aglauro Cidonia. In Arcadia fece la conoscenza di Giambattista Felice Zappi, avvocato imolese e poeta già rinomato, col nome d’arte di Tirsi Leucasio.
  Che sposò l’anno successivo, nel 1705, e col quale convisse poi felicemente (ebbero cinque figli) – il matrimonio, è vero, fu combinato dal papa, Clemente XI Albani, per il quale il giurista e amministratore Zappi lavorava. Faustina tenne a Roma e a Albano col marito un salotto rinomato – tra i frequentatori si ricordano i maggiori arcadi, Gravina e Crescimbeni, con personaggi di passaggio, Händel, Domenico Scarlatti e altri.
Zappi morì presto, nel 1719. Faustina, malgrado le tante proposte, rifiutò di riposarsi. Nel 1723 pubblicò una raccolta di “Rime”, sue e del marito. I suoi componimenti, 38 sonetti in tutto, celebrano le grandi figure femminili della latinità, ispirate ai dipinti del padre, Lucrezia, Porzia, Veturia, Tuzia, Virginia, Claudia, Cornelia, Arria, Ortensia. O gli affetti familiari, specie per la scomparsa del figlioletto Rinaldo.
Dopo la morte del marito, viaggiò molto, a Imola, da dove il marito proveniva, Bologna e Venezia.  Si occupò dei figli - degli studi e dei matrimoni. Intrattenne corrispondenze con vari letterati. Intrattenne anche una relazione con una abate, membro dell’Arcadia, Vincenzo Parravicini, di lei più giovane.
Dal 1728 la sua vita cambiò. Da un lato la famiglia Albani (papa Clemente XI) le procurò dal re di Polonia un diploma nobiliare, il titolo ereditario di marchese. Dall’altro il Paravicini se ne allontanò. E un giovane di Albano, di cui resta il nome, Francesco, reputato figlio naturale del suo fallito rapitore, le fece causa di riconoscimento. Il processo durò quasi vent’anni: Faustina morirà nel 1745, appena dopo essere riuscita a provare che la pretesa del querelante era falsa. La ricorda la lapide tombale al San Carlino alle Quattro Fontane.
 
Massacro della Volinia – Oggi dimenticato, fu negli anni 1943-45 uno degli eventi che più fecero notizia: la caccia e l’eliminazione sistematica dei polacchi del voivodato della Volinia – e, con molte meno vittime, della Galizia orientale, della Polesia e attorno a Lublino. Una serie di stragi di massa compiute dai tedeschi, e dagli ucraini di Stepan Bandera, il creatore e capo dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, un gruppo politico filo-tedesco, nonché del braccio militare dell’Organizzazione, l’Upa, o Esercito Insurrezionale Ucraino. Le stragi, perpetrate col sostegno anche della popolazione ucraina, si presume abbiano fatto circa 100 mila morti.
Il più gran numero di morti si ebbe all’inizio dei massacri, nel luglio-agosto 1943. Vittime soprattutto donne e bambini – i maschi polacchi erano ai lavori forzati o nella Resistenza esercito interno polacco).
Nelle prime ricostruzioni dopo la guerra, la Polonia denunciò torture e stupri, e anche metodi più radicali, quali lo smembramento o il fuoco. Ancora nel 2008 l’Istituto della Memoria polacco denunciava  i massacri come “genocidio”, e con questa qualifica il Parlamento polacco li rubricava con atto legislativo nel 1956.
La Volinia, sotto amministrazione polacca all’interno dell’impero austro-ungarico, fu attribuita alla Polonia, all’indipendenza dopo la guerra, tra il 1921 e il 1939. Pur essendo di nazionalità ucraina. Al censimento 1921 del rinato Stato polacco furono registrati nel voivodato 1.437.907 abitanti. Così suddivisi per etnia dichiarata: ucraini 983.596 (68,4 per cento), polacchi 240.922 (16,8), ebrei 151.744 (10,6), cechi (cosiddetti Cechi di Volinia) 25.405 (1,77), tedeschi:24.960 (1,74), russi 9.450 (0,66%)
Il voivodato, termine e istituto originariamente medievale, feudale, era a metà tra la provincia e la regione, un distretto amministrativo.
 
Operazione Albania – Rubricata anche come Operation Fiend dalla Cia, o Operation Valuable dai servizi inglesi (l’MI 6, il controspionaggio), fu il primo tentativo di sovversione organizzato dalla Cia, con i servizi inglesi - prima di quello riuscito poi in Iran, 1953, contro Mossadeq. Un avvenimento dimenticato, che fallì, con alcune centinaia di morti tra le spie angloamericane, e innumerevoli tra gli albanesi. Lo ricorda in una noticina John Le Carrè, nelle memorie “Tiro al piccione”, a proposito della defezione di Kim Philby, uno di capi dell’MI 6 che faceva il doppio gioco per i russi. “Un tentativo fallito dell’MI 6 e della Cia nel 1949 di rovesciare il governo albanese, finito con la morte di almeno 300 agenti, e di innumerevoli arresti ed esecuzioni tra il popolino locale”, è la nota di Le Carré – con l’aggiunta: “Kim Philby era uno degli organizzatori”.
La “contro-rivoluzione” in Albania fu il tema di una proposta del ministro degli Esteri inglese, il laburista Ernest Bevin il 6 settembre 1949, alla prima riunione Nato a Washington. Ma l’operazione era già in atto, organizzata e finanziata dalla Cia. Col supporto degli agenti britannici nel Mediterraneo, in Italia, Grecia, Libia, Albania. E col contributo dei servizi italiani e greci. Una dozzina di albanesi erano stati addestrati in Libia a pilotare un aereo. E insieme alluso di armi, codici, radio ricetrasmittenti, e alle tecniche di sabotaggio e sovversione. Un altro piccolo gruppo, chiamato affettuosamente i Pixies (folletti), era stato trasportato a luglio dello stesso anno al Fort Bingemma a Malta, per l’addestramento allo spionaggio e alla mobilitazione. Il 26 settembre i Pixies, nove in tutto, furono imbarcati su un vascello della Royal Navy che li portò nell’Adriatico, dove, dopo una sosta a Brindisi, furono trasbordati su un caicco greco, da pesca o da cabotaggio, per essere sbarcati a sud di Vlora, dove la cosiddetta Resistenza albanese aveva terreno amico. Furono intercettati all’arrivo e uccisi o dispersi – in Grecia. Altri addestramenti e altri sbarchi analoghi furono organizzati ancora per tre anni, fino alla Pasqua del 1952, data dell’ultima incursione, anch’essa fallita – le milizie albanesi sempre aspettavano gli sbarchi. Uno dei sopravvissuti dichiarerà: “Eravamo usati per un esperimento. Eravamo una piccola parte di un grande gioco, pegni da sacrificare”.
L’Operazione Albania è stato uno dei segreti Nato meglio custoditi. È solo nel 2006 che se ne è avuta notizia, dai documenti declassificati sulla base del Nazi War Crimes Disclosure Act, una legge americana.      
 
astolfo@antiit.eu

Puškin osceno

Tre poemetti scurrili del “primo Russo”, il primo poeta, Puškin. Di sicura attribuzione, a Puškin giovane.
Lo pseudo-Puškin è un genere molto praticato, rilevava già negli anni 1920 Tynjanov – ancora nel 1989 ne veniva inventato un “Diario segreto”, frutto malsano della perestrojka. Questi, per strano che possa sembrare talmente sono spinti, sono di Puškin. Giovane goliarda, ma già con letture a largo spettro, accerta il curatore, Cesare G. De Michelis, della letteratura licenziosa francese del primo Settecento.
“L’ombra di Barkov” è una serie di amplessi, “all’ombra”, come parodia, di un Barkov che circolava sottomano a fine Settecento in Russia. “La Gabrieleide” è l’ennesima parodia dell’Annunciazione, un po’ prolissa, interminabile, con personaggi e intrighi da Toledoth Yesu ebraiche – questo poemetto è stato sempre pubblicato, con attribuzione a Puškin, nella Russia sovietica e dopo: la Vergine se la fa con gli angeli, Gabriele e il Demonio. “Zar Nikita e le sue quaranta figlie” è una “fiaba”, la prima delle fiabe per cui Puškin sarà poi famoso.
“Zar Nikita” è però una fiaba piuttosto volgare, ala lettura in chiaro. Le zarevne, le quaranta figlie dello zar, belle, flessuose e tutto, mancano di “passera”. Che una fattucchiera remota procurerà. Ma il curatore spiega che la lettura canonica è a chiave: una composizione satirica di riferimento massonico, sui nemici della massoneria di cui Puškin era fresco eletto.
Non manca nulla del genere. C’è anche una lotta, per i capelli, nel fango, tra i due angeli, Gabriele e il Demonio, per le grazie della vergine. Ma una letteratura desueta, dopo l’avvento del pornohub. Che si segnala per la traduzione eccellente (a fronte dell’orginale), ritmata, eloquente, in linguaggio filato, corrente, perfino un po’ coatto, opure paludato (il Diavolo-Serpente della “Gabrieleide”), di un distinto accademico. E per il contrasto con la presentazione dottissima dello stesso De Michelis, con rinvii alle teorie letter arie e semiologiche più preziose (ardue). tenne. Divertenti comunque le oscenità, pensandole opera libera di tanto poeta. 
Aleksandr S. Puškin,
Operette licenziose, Voland, pp. 135 € 12

 


giovedì 18 maggio 2023

Letture - 520

letterautore


Walter Benjamin a Sanremo
- Dora Sophie Kellner, giornalista e scrittrice austriaca attiva in Germania, riemigrò nel 1933, alla presa del potere da parte di Hitler, in Italia, a Sanremo. Era stata la prima moglie di Walter Benjamin, col quale aveva intrattenuto un rapporto sentimentale fin dal maggio 1914, dal primo incontro, e aveva creato una convivenza due anni dopo, dopo aver divorziato dal primo marito, Max Polak. Il 17 aprile 1917 Dora Kellner e Benjamin si erano sposati - in Svizzera, dove Benjamin si era rifugiato per sfuggire all’arruolamento, con un referto medico di ischemia. In Svizzera ebbero anche un figlio, Stefan. Il matrimonio era durato fino al 1930. A Sanremo l’ex moglie d Benjamin lavorò dapprima come cuoca all’hotel Miramare. Per poi rilevare Villa Emily, o Villa Verde, che gestì in proprio come pensione – la vecchia residenza di Edward Lear, l’illustratore londinese più noto come scrittore, di viaggi (in Calabria) e di limerick.
Con l’avvento di Hitler Dora e Walter Benjamin avevano riallacciato i rapporti: tra novembre 1934 e gennaio 1938 Benjamin soggiornò a Sanremo, a Villa Verde (dove nel 1935 anche Stefan si era trasferito) almeno cinque volte, anche per lunghi periodi – nell’inverno 1934-25 per cinque mesi. Come spiega la monografia illustrata “rororo” di Uwe Naumann. Visite intervallate da soggiorni a Ibiza, ospite di Jean Selz, lo storico dell’arte francese, nelle estati del 1934 e del 1936 a Skovbostrand, ospite di Bertolt Brecht, e spesso in Francia, soprattutto a Parigi, dove era rifugiata la sorella Dora, e dove poteva frequentare la Bibliothèque Nationale. A Villa Verde Benjamin scrisse due capitoli di “Infanzia berlinese intorno al Millenovecento”, e parti dei “«Passages» di Parigi” e dei lavori su Kafka.
 
Cia
- “Sono stato a Mosca solo due volte”, è l’incipit del § 17 delle memoria di Le Carré, “Tiro al piccione”: “La prima nel 1987, quando grazie a Mikhail Gorbaciov la vita dell’Unione Sovietica stava finendo, e tutti eccetto la Cia lo sapevano”.  
 
Fraülein
- Era d’uso, fin ben dopo la Grande Guerra, per le giovani aristocratiche. Lo spiega la germanista Rita Svandrlik, introducendo Schnitzler, “La signorina Else”, di Giunti.
 
Giornalisti
– “Alla fine, siamo agenti doppi. O tripli”, spiega a Le Carré (“Tiro al piccione”, 32) il giornalista francese Jean-Claude Kaufmann, che è stato ostaggio per tre anni di Hezbollah in Libano, di carcerieri incappucciati: “Dobbiamo empatizzare con altri per capire ed essere accettati. Poi tradiamo”.
 
Incoronazione
– Tutti gi ingredienti di Shakespeare, i nomi ridondanti, il principe riottoso e traditore, la regina pretendente, molti fantasmi incombenti, e invece è stato un evento pubblicitario. I personaggi sono gli stessi ma la scena è cambiata.
 
Male oscuro
– Di ritorno da un premio letterario in Europa a fine anni 1980, narra la biografia (il Prix Mondiale Cino Del Duca, a Parigi, nel 1985, un premio alla carriera, n.d.r.), William Styron torna al successo di pubblico, che lascia tramortita la critica, col racconto della sua – di una sua – crisi depressiva. Un racconto che intitolò “Un’oscurità trasparente”. L’idea, spiegava, gli era venuta  da un’intervista letta sette anni prima. Di Berto, che “Il male oscuro” aveva pubblicato nel 1964? Con analogo travolgente successo di pubblico che aveva tramortito la critica – tuttora non sa “sistemarlo”.
 
Yvette Pierpaoli
- Yvette Pierpaoli, francese figlia di emigrati eoliani, è solo ricordata da Le Carré nelle memorie, “Tiro al piccione”, § 10. Che rivela in lei il modello del suo romanzo “Il giardiniere tenace”. E poi, dopo morta, l’ha ricordata sul settimanale “The Observer”. Donna d’affari nella ex Indocina, e poi indomita operatrice umanitaria in Cambogia e altrove. Da ultimo in Kossovo, dove è morta, alla frontiera con l’Albania, in un incidente d’auto.
 
Russia
– “Ciò che la psiche collettiva russa teme di più è il caos; quello di cui più sogna è la stabilità; e quello di cui ha il terrore è il futuro ignoto”, John Le Carré, “Tiro al piccione”, § 17, “Il cavaliere sovietico sta morendo dentro la sua armatura”. Una paura che Le Carré giustifica: “E chi non lo avrebbe, in una nazione che ha dato venti milioni delle sue anime ai giustizieri di Stalin ed altri trenta a quelli di Hitler?”
 
Scrivere
– “Spiare e scrivere romanzi sono fatti l’uno per l’altro. Entrambi richiedono un occhio allenato alle trasgressioni umane e ai molti volti del tradimento”. Se lo dice Le Carré, la spia tourné  romanziere, aprendo le memorie, “Tiro al piccione”. Ma sull’autorità di Graham Greene. Benché, alla fine, con non benevola ironia: “A riprova non dobbiamo cercare più lontano di Graham Greene, a proposito di quanto si racconta sull’autoimposto gioco dei furbi con l’Fbi…. Per tutta la sua tarda vita Greene, romanziere ed ex spia, fu convinto di essere nella lista nera Fbi dei sovversivi filocomunisti. Ne aveva ragione, date le sue numerose visite in Unione Sovietica, la sua continua e dichiarata fedeltà all’amico e compagno di spionaggio Kim Philby (un agente doppio poi rifugiato in Russia, n.d.r.), e i suoi inutili sforzi di conciliare la causa romano-cattolica con la comunista. Quando il Muro di Berlino crollò, Greene si fece fotografare da lato sbagliato, mentre diceva al mondo che sarebbe stato meglio di là che di qua. Anzi, l’avversione di Greene contro gli Stati Uniti e la sua paura delle conseguenze delle sue critiche radicali raggiunse tali altezze che insisteva a tenere gli incontri col suo editore americano dal lato canadese del confine”. Finché non vennero declassificati i documenti che lo riguardavano: “Il file Fbi di Greene conteneva una sola voce: che si era accompagnato con la politicamente erratica ballerina Margot Fonteyn, quando questa combatteva la causa persa del suo paralizzato e infedele marito, Roberto Arias” (erano accusati di aver e introdotto armi in Panama, il paese di Arias, dove risiedevano, per un golpe – Panama era sotto controllo americano stretto, contro la sovversione in America Latina).  


Università
– Walter Benjamin fallì l’abilitazione all’università di Francoforte nel 1924 col saggio “Il dramma barocco tedesco” – che dopo la pubblicazione quattro ani dopo da primario editore era già un classico della letteratura critica. 


letterautore@antiit.eu

Il racconto felice della vita amata

Il tema dei ladri di bambini, in una narrazione dettaglista, lunga, e avvincente. Due “mediatori (broker) di buone azioni”, di affidi-adozioni illegali di neonati, abbandonati dalla madre o d’accordo con la madre stessa, un giovane che è stato orfano in orfanotrofio, e un lavandaio in età cacciato di casa dalla moglie e indebitato con la mala, recuperano davanti a una “ruota degli esposti” un neonato abbandonato per terra. È l’occasione di un affare ghiotto, si possono spuntare molti milioni, e un’odissea si avvia, dei “mediatori di buone azioni” col neonato, con la madre del neonato che in qualche modo si aggrega, e con un ragazzino del vecchio orfanotrofio del ladro giovane di bambini. Sotto il controllo occhiuto della polizia, nella specie di due sbirre che s’ingozzano di cibo e odiano il mondo, ma devono aspettare il momento in cui ci sarà la proibitissima vendita. Finirà male, con la condanna inevitabile di tutti, i due ladri di bambini e la madre. Ma con la più durra delle sbirre che terrà in caldo il neonato e lo farà crescere fino a che madre e ladri non escono tre anni dopo in libertà.

Un racconto anticonformista, fuori e contro l’anti-maternità, il diritto all’aborto, e “femmina è bello”. Che sarà apparso una provocazione a Cannes un anno fa, al festival reduce dalla fresca Palma doro a Ducournau, per l’horror “Titane”, in cui la lap dance per soli uomini si fa in amplessi con le automobili, e una specialista di questi amplessi uccide col fermacapelli chi attenta alla sua verginità – il festival si è fatto perdonare premiando il prim’attore, il ladro anziano di bambini, Song Kang-ho. Dal lato della vita - i cinque protagonisti si dicono reciprocamente “grazie per essere in vita” la notte prima dello scompaginamento poliziesco, del politicamente corretto.

Un film perfino troppo buono. Non c’è cura di un infante che si possa immaginare più attenta e calorosa dei due ladri-padri, del vecchio come del giovane. Ma ben scandito, e per questo pure convincente. L’esito è un inno alla vita, anche della madre degenere, anche delle polizie, anche delle organizzazioni imprenditoriali degli orfani.   

Hirokazu Kore’eda, Le buone stelle - Broker, Sky Cinema

mercoledì 17 maggio 2023

Il debito del Terzo mondo è con l’ex Terzo mondo

Il “World Economic Outlook” del Fondo Monetario Internazionale cambia la geografia dei prestatori mondiali: l’ex Terzo mondo ha rapidamente preso il sopravento in in trent’anni, anche meno. Una parte del Terzo mondo ora finanzia il Terzo mondo residuo, principalmente in Africa, con diramazioni sparse in Asia e America Latina.
Nel 1996 al Club di Parigi (Europa occidentale, ma con dentro la Russia, Stati Uniti, Canada, Australia, Israele, Corea del Sud, Giappone) faceva capo il 39 per cento del debito estero bilaterale. Oggi la sua quota è ridotta al 12 per cento. Mentre la Cina, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, cui nel 1996 faceva capo l’8 per cento del debito estero, ora ne controllano il 22 er cento. Ed è raddoppiata la quota del debito pubblico estero detenuto da soggetti privati, dall’8 al 16 per cento.
La quota restante fa capo alle istituzioni multilaterali: Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, banche regionali o settoriali per lo sviluppo.
La Cina è il primo creditore singolo. Specie dei paesi in via di sviluppo, con i quali vanta circa mille miliardi di dollari di prestiti - la “Via della Seta” si è rivelata una formidabile rete finanziaria.

La Cina non è a corto di braccia

“La Cina diventerà vecchia prima di diventare ricca” è la nota – di giubilo – che accompagna da qualche tempo la scoperta che ci sono in Cina più morti che nascite, che la popolazione comincia a diminuire. Con corredo profetico a quindici e trenta anni, di una popolazione con pochi giovani e molti vecchi, e gli aggravi che questo cambiamento comporta, per sanità, pensioni, finanza pubblica, e quindi ricchezza. Ma non è così semplice.
La spesa sociale è cresciuta in Cina di quasi tre volte in dieci anni. Anche a causa dell’invecchiamento, ma non solo. La Cina ha riserve enormi di forza lavoro. Può elevare l’età del pensionamento, oggi anacronisticamente ancora a 55 e 60 anni. Ha un serbatoio ancora ampio di forza-lavoro rurale che può urbanizzarsi per la produzione moderna. Ha un mercato del lavoro ancora ridotto: è stato calcolato che se il tasso di occupazione fosse in Cina come quello del Giappone, tra diciotto anni ci sarebbero 40 milioni di lavoratori in più, una Germania. E molto è possibile recuperare tra i più giovani, che non hanno un preciso disegno di cosa fare: la disoccupazione giovanile è ancora al 17 per cento.

Perduti nella giungla, a caccia del tesoro

Due mezzi film, che non ne fanno uno? Il primo è di una scrittrice in crisi, dopo la morte del marito, archeologo celebrato. Una scrittrice di romanzi Hamorny conditi con un pizzico di Indiana Jones (avventura) – al gusto del marito defunto. Con un modelo palestrato e cafone, col quale l’editore ha identificato in copertina l’avveturiero dei suoi romanzi. Due personaggi che interagiscono bene. Se non che si trovano poi – cambio radicale di scena - in una caccia al tesoro nella giungla, nella quale la scrittrice viene  impegnata da un improbabile riccone, che l’ha rapita a questo scopo, convinto che sia la chiave per poter mettere le mani sul fantastico tesoro del Città Perduta.
Il primo è una commediola agra, ben registrata tra battute e repartee. Il secondo una satira del genere Indiana Jones. A cui la minuscola scrittrice e il gigantesco modello si prestano fisicamente, ma senza effetti godibili.
Aaron e Adam Nee, The lost City, Sky Cinema

martedì 16 maggio 2023

Appalti, fisco, abusi (226)

Gli azionisti (i piccoli azionisti) salutano il passaggio ai paradisi fiscali come se la questo migliorasse redditività delle loro aziende. Mentre migliora solo la redditività delle holding (dei padroni delle aziende), che normalmente emigrano con le aziende. Sull’azionista (il piccolo azionista) invece si carica una seconda fiscalità, per quanto benevola. È di moda l’Olanda, a cui l’azionista italiano dovrà pagare sul dividendo una ritenuta del 15 per cento, in aggiunta a quella che paga all’Agenzia delle Entrate, del 26 per cento.
 
La Fiat emigra in Stellantis, che emigra in Olanda, e la finanziaria di famiglia Exor, padrona di Fiat, anch’essa di diritto olandese, si paga il dividendo intero, o poco meno. Il comune cassettista paga invece la ritenuta d’acconto e anche quella olandese.
Il passaggio a un paradiso fiscale modifica le condizioni reddituali non solo, ma anche di prospetto. Ma per la Consob è come se nulla fosse.
 
La bolletta della luce di marzo-aprile è più che raddoppiata rispetto a un anno fa. Benché al netto degli “oneri di sistema” (la tassa a favore del business delle pale eoliche e dei pannelli solari), e con pochissime “spese per il trasporto” (la tassa di Terna, cioè dello Stato). E il prezzo del gas, con cui l’elettricità si fa, sia da tempo ai minimi storici. Senza che l’Arera, l’Agenzia di controllo dele utilities enegetiche, abbia da eccepire.
La tariffa è in “libero mercato”, certo. Ma non c’è la possibilità  di spuntare un prezzo minore con un altro operatore. Senza che ci sia cartello, ovviamente. Almeno a giudizio dell’Arera – i “cartelli” sono proibiti. La bolletta elettrica pesa per più della metà del carovita, ma si fa finta di nulla.
 
Aruba intima ogni cinque mesi il cambio di password, pena la decadenza dello spid. Per ragioni di sicurezza? No. Per arrivare al rinnovo dello spid, tramite un tuttofare, per pochi euro è vero, ma con perdita enorme di tempo. Non converrebbe pagare un piccolo fee annuo a Aruba e contendenti, ed essere lasciati in pace – come si fa a cambiare identità ogni poche settimane?

Capitalismo di Stato made in Usa

Il liberismo americano, che viene imposto al mondo attraverso il Fondo Monetario e la Banca Mondiale (le “riforme”) si coniuga negli Stati Uniti a un massiccio intervento pubblico. Per infrastrutture non solo, molto di più per quello che viene detto politica industriale, incentivi e contributi alla produzione. Non solo nelle crisi, come è stato nel 2007-2008 per prevenire il collasso bancario e salvare i depositi, ma come vere e proprie sovvenzioni alla produzione.
Si dibatte ora al Congresso sull’innalzamento del tetto al debito pubblico, che in America è fissato per legge. Ma non è una  novità: ogni pochi anni questo limite viene innalzato - serve da freno non da ostacolo alla spesa pubblica, specie quando è produttiva, un aiuto alla produzione.
Questo aviene con le amministrazioni democratiche come con le repubblicane, teoricamente più liberiste. La presidenza liberista per eccellenza, quella di Reagan, con la semplice Strategic Defense Initiative, il programma militare spaziale, effettuò investimenti massicci nella ricerca scientifica e tecnologica del comparto militare-industriale – vantando ricadute su tutto il sistema produttivo. Di molto maggiore impatto è ora la politica industriale di Biden, con le due leggi di un anno fa, Inflation Reduction Act  (Ira) e Chips and Sciencce Act.
La presidenza Biden fa valere, nel dibattito in corso con il Congresso sull’innalzamento del tetto all’indebitamento, che esso è necessario per contrastare il capitalismo di S tato cinese. Che opera senza vincoli di bilancio. Ma Biden viene dopo Obama, anch’egli trasgressivo ai limiti di legge, che veniva dopo Bush jr. e le sue guerre, che veniva dopo Clinton, uno scialacquatore, che veniva dopo un dodicennio repubblicano non molto virtuoso.

Putin apatico e distratto

Putin combatte una strana guerra. Era un presidente accentratore, controllava perfino le nomine intermedie a Gazprom o nelle gerarchie militari. Da quando ha voluto la guerra, che non si può dire guerra in Russia perché Putin non l’ha portata all’approvazione parlamentare, dell’Assemblea Federale, è diventato “un leader assente, solitario, e spesso indeciso”.
Un ritratto del presidente russo con fonti russe. “La decisione di invadere è stata di Putin, il risultato dei suoi cupi risentimenti contro l’Occidente, di fantasie complottistiche sull’Ucraina, e di una fiducia infondata nell’esercito”.  Pochi ne erano al corrente: “Pochi nella élite russa, per non dire del pubblico, volevano una guerra e neppure pensavano che stesse per scoppiare”. Putin l’ha voluta, chiamandola con un altro nome, ma poi “ha offerto pochi segni o spiegazioni di come il conflitto sta andando, e a che scopo”.
Putin è molto lontano dalla “caricatura di Putin, dell’uomo forte che prende al balzo ogni possibilità di conflitto con l’Occidente”. La polemica di Prigozhin, quali che sino i termini esatti che usa e l’estensione delle sue minacce alla stessa Russia, “ha comunque ripetutamente umiliato l’alta dirigenza militare e gettato un’ombra sull’intero impegno bellico russo”. Senza che Putin reagisca, in nessun modo. Allo stesso modo come non ha reagito agli attentati contro gli influencer suoi sostenitori, e ai droni spavaldamente fatti volare di notte sul Cremlino.
Joshua Yaffa, The Vanishing Acts of Vladimir Putin, “The New Yorker”, free online

lunedì 15 maggio 2023

Multilateralismo senza Europa

Il multilateralismo si rilancia, in funzione anti-americana, con esclusione quindi dell’Europa. A opera della Cina. Con inclusione della Russia – dopo una storica estranetà, inframezzata da conflitti, Cina e Russia si incontrano, all’insegna del multilateralismo. 
Al netto dell’invasione del’Ucraina (che però è una trappola in cui è caduta), la Russia è ora meno isolata di quanto lo fosse due anni fa: ha perduto i legamenti con l’a Ue ma è riuscita ad avvicinare la Cina, che a lungo se ne è tenuta distante, ed esce dall’isolamento col rilancio dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina), dello Sco (Organizzazione per la cooperazione di Shangai) e del Ric (Russia, India, Cina). In ogni ambito all’ombra della Cina. Ma non iù isolata. E all’ombra del multilateralismo, in funzione anti-Usa.
Il multilateralismo era concezione e proposta politica di Kissinger nel1974, nel post-Vietnam. Gli Stati Uniti uscivano da una crisi grave, militare (Vietnam), economica (dollaro inconvertibile) e politica (dimissioni Nixon), e il segretario di Stato uscente proponeva un riequilibrio mondiale con più protagonisti. Ma con almeno due soggetti, Europa e mondo arabo-islamico, legati agli Sati Uniti. 
Il presidente cinese Xi rilancia il disegno in chiave di “contenimento degli Usa”. Come risposta preventiva alle provocazioni americane su Taiwan. Alle provocazioni del partito Democratico  americano, da Pelosi al presidente Biden - in realtà dei collaboratori e discepoli di Madeleine Albright: ad essi Biden ha confidato tutti i posti di politica estera.

Cronache dell’altro mondo – bellicose e non (233)

“Risolverò in un giorno il conflitto in Ucraina”, è quanto si sa della contestata intervista Cnn a Trump. Che è stato però specifico in alcune cose, al netto della pretesa che Putin, con lui alla presidenza, non avrebbe completato il gasdotto NordStream e non avrebbe attaccato l’Ucraina, con morti e distruzioni.
“Il problema è che noi abbiamo già donato (all’Ucraina, n.d.r.) 171 miliardi di dollari. Loro hanno donato circa 20 miliardi. Con loro da intendersi l’Unione Europea, che ha presapooco la stazza della nostra economia. Poiché noi siamo a 170 e loro a 20 ed è chiaro che loro sono più coinvolti di noi, senza bisogno di sapere troppo di geografia o di storia, loro devono fornire molti più soldi, giacché stanno sfruttandoci , allo stesso modo come ogni altra nazione ha fatto”.
Poi, pressato dalla conduttrice, ha ribadito a  più riprese che con lui alla presidenza “la guerra si concluderà in 24 ore. Non ragiono in termini di vincere o perdere, è necessaria una soluzione per impedire che si ammazzino tutti”.  

La signorina Else fa cent’anni – femminista, bassaniana

Il monologo interiore forse più celebre - dopo quello inaugurale dello stesso Schnitzler nel 1900 con “Il sottotenente Gustl”, poi ripreso da Joyce in “Gente di Dublino” - si può rileggere con una traduzione variamente rivista, e una introduzione che è un racconto a sé della germanista fiorentina Svandrlik. Sugli ebrei viennesi, come Schnitzler, che erano, ancora dopo la Grande Guerra e la dissoluzione dell’impero austro-ungarico, gli “unici veri patrioti”, quali li diceva Joseph Roth. Sugli ultimi anni di Schnitzler, “rattristati dalla separazione dalla moglie e dal suicidio della figlia (1927)”, come presentito in questo racconto. Sulla tecnica del flusso di coscienza.   
Un racconto in tempo reale, quattro-cinque ore, come solo è possibile nel “flusso di coscienza”.  Lieve, perfino banale, per l’incoscienza dell’età dell’incoscienza – anche se l’adolescenza è qui prolungata ai diciannove anni. E tuttavia ritmato, avvincente. Anche perché, nella ripetitività del lungo monologo, di grande varietà linguistica, e grammaticale. Il monologo che fa testo è sempre quello di Bloom, di Joyce, ma, seppure meno variato, anzi monotono, più formidabile, per un centinaio di pagine, è questo della giornata della signorina Else. Contemporaneo anche, nel viluppo di considerazioni, tutte ragionevoli e non, che portano spesso l’adolescente solitario a atti inconsulti.  
E di interesse storico: nell’identità ebraica sottolineata dei protagonisti marca la felice noncuranza degli ebrei al crollo dell’impero austriaco, all’ombra del quale avevano prosperato.

Bassani vi ha trovato spunti per “Il Giardino dei Finzi Contini”? La traccia è inesplorata – o allora ritenuta inconsistente. Ma per la noncuranza e altri aspetti, il tennis e non solo, più di un rinvio il racconto provoca ai “Finzi Contini”, più uno spunto o appiglio potrebbe avere dato a Bassani.
Questa Else è anche una figura femminile che non si ritrova molto nella scrittura femminile – quella che un tempo si diceva scrittura femminile, opera di scrittrici. Di donna abusata e colpevolizzata. Un secolo fa. Senza scandalo, una delle tante. Quante storie di donne, dal punto di vista femminile se non femminista, non sono opera, a volte “immortale”, di scrittori e poeti. Una storia della letteratura  al femminile ribalterebbe molto femminismo politico.  
Un dubbio emerge alla rilettura - alla rilettura in questa traduzione? Ma il caso è di un suicidio - il racconto è diventato eponimo del suicidio da adolescenti? Il veronal-barbital che Else ingerisce è abbastanza per ucciderla, ma i soccorsi stanno arrivando, e poi non è lei che ci racconta questa sua giornata convulsa?

Arthur Schnitzler, La signorina Else, Giunti, remainders, pp. 107, ril. € 2,00

domenica 14 maggio 2023

Cronache dell’altro mondo – razziali (232)

“Sono diventata Nera in America. Non è stata una scelta – la pelle color cioccolata vi predisponeva – ma una rivelazione”.
Per il decimo anniversario della pubblicazioni di “Americanah”, il romanzo che he ha fatto un’autrice americana importante, la scrittrice nigeriana Chimamanda Adichie si chiede nell’introduzione alla riedizione se ha fatto bene, a emigrare.
“Non avevo pensato mai prima di me come «Nera»: non ne avevo bisogno, perché seppure il colonialismo britannico ha lasciato in Nigeria molte brutte eredità, l’identità razziale non era una di queste”. Non come in Sudafrica. “In Nigeria ero Ibo e cattolica romana, e anzi nel gentile campus universitario entrambe le connotazioni non avevano rilievo significativo sul mio procedere nel mondo”.
La lista Adichie fa lunga dei problemi che la razza comporta in America. “Essere Nero in America è stato sentirsi schiacciato (bulldozed) dal peso della storia e degli stereotipi”, etc., - “essere Nero era sentire, in ogni circostanza, frustrazione, rabbia, irritazione, e ironico divertimento”.
In questa chiave, Adichie si dice grata all’America per avere scoperto una letteratura afro-americana, “storie piene di grinta e grazia”. Di questa letteratura pensa ora di fare parte, “ma obliquamente: come qualcuno che sta fuori della cultura americana, una persona Nera senza la storia degradata dell’America”.
“Americanah” era già sugli africani d’America: emigrati che ritornano e non riconoscono, affettano di non riconoscere, paesi, persone, lingue, abitudini.