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martedì 18 agosto 2026

Levantinismo al potere

Trump dice una cosa, subito gli ayatollah dicono che non è vero. Soprattutto da quando gli Usa hanno capito in che pantano si sono cacciati solo per lo “stretto rapporto” (tutto, fuorché sessuale – almeno, a quanto sembra) della ditta Trump con Israele.
Il capo degli Usa alla mercé di quattro levantini è uno spettacolo affascinante ma anche preoccupante. Anche perché lui stesso ne subisce il fascino, che si produce in lo dico-non lo dico-non l'ho detto-vediamo. 
E d’altra parte l’Iran è appeso a un ectoplasma, il fantasma del figlio di un ayatollah non dei più apprezzati – di cui Trump o Israele ha fatto un martire. L’Iran non è un Paese uscito dal bush, ha una popolazione importante e colta, e una storia complicata e lunga. Ma è come se: il Paese sospeso e muto dice tutta la vergogna del regime degli ayatollah.
Anche questo è molto levantino, il Paese muto. Nonché ovviamente per prodursi gli eventi in Medio Oriente, tra mediorientali, persiani e arabi, con contrappunto di ebrei.
La barbarie è sempre pronta, c’è scritto nella storia. E non c’è bisogno di prepararla, succede –le cause della barbarie (le cause della decadenza) sono state un esercizio storico prestigioso, da Gibbon a Santo Mazzarino, ma a babbo morto.  

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