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lunedì 17 agosto 2026

Sesso e morte, Russia senza misura

Sesso senza inibizioni, della padrona col servo, liberamente in casa, in assenza del marito, nel letto del marito, e assassinii senza nemmeno pensarci su, del suocero, del marito, con furbizia, con cattiveria, con le proprie mani. Per finire sul Volga, con la tradotta verso la Siberia, tra le angherie di carcerate e carcerati, e dello stalliere amatissimo, stupido stallone. 
Un racconto anomalo. Di un “verismo” anticipato, 1865 - specie in questa traduzione, di Margherita Crepax, che non sdolcina e piuttosto acuisce, nel trionfo e nella disgrazia. Una  Lady Macbeth che ispirerà Šostakóvič, con una partitura che ne ricalca le asprezze in un’età, 1934, in cui già più non si poteva  (l’opera il compositore camuffò come la prima di una trilogia sulle donne russe – di cui Katerina L’vovna, assassina a mani nude, non poteva certo dirsi esemplare).
Un racconto anomalo nella narrativa pur già aperta alla licenza – a Parigi se non altrove – del secondo Ottocento. Passionale, anche. Licenzioso, anche – non c’è donna che “non la dia” al primo che incontra. Libertino, sembra. Perché poi nudo per mancanza di fede – di fede religiosa.
Un romanzo breve – il canovaccio di un romanzo – ma pieno. Di umori (cattiveria) in un mondo remoto – di “cuoche” e chiacchiere, e poi di tradotta notturna, verso la Siberia. Svelto, gestuale, irriflessivo e ingiustificato. Di una “libertà” senza limiti, e anche di prudenza, o di furbizia. Forse antifemminista, anche in questo in anticipo sui tempi – di una donna che passa su tutto come un carro armato. Sicuramente molto russo - come solo ora si comincia a raccontare, dopo quasi due secoli.
Nikolaj Leskov, Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk, Garzanti, pp. 11 € 5,90

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