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mercoledì 19 agosto 2026

Perché leggiamo ancora il giornale - immigrazione

Ci voleva “un bavarese gentile che parla italiano” si chiama Reichel, presiede un’associazione evangelica per l’accoglienza ai migranti, per spiegare sulla corazzata del giornalismo made in Italy (non sempre marchio di qualità), dopo una settimana di polemiche, in poche righe in mezzo a due pagine di ulteriori “polemiche”, che “il Ceas, il nuovo regolamento europeo sui migranti, semplicemente non funziona, è assurdo, ed è l’Italia il Paese più svantaggiato”. E, “pur avendo il governo italiano partecipato alla revisione del regolamento (aggiornava il regolamento di Dublino, n.d.r.), è possibile che in futuro debba restare da voi fino alla metà dei rifugiati europei” - l’altra metà sottintendendosi che “debba restare” alla Grecia -. E intanto Germania, Francia, Danimarca possono permettersi di respingere tutti. Non è giusto”.
Niente di più. Il signor Reichel solleva tre formidabili pietre d’inciampo – cosa è il Ceas, chi lo ha discusso e sottoscritto per l’Italia, e perché l’Italia si deve riprendere la metà dei “rifugiati” – per un giornalismo anche mediocre. Ma il giornalone passa oltre. Il Ceas, Common European Asylum System, è stato discusso per molti anni, negli ultimi due dal governo Meloni, e firmato il 14 maggio 2024 da Piantedosi – in funzione dall’11 giugno 2024. È ancora in rodaggio – anche perché con la guerra in Ucraina, da quattro anni la rotta balcanica dei clandestini non è più percorsa, che colpiva la Germania soprattutto, e si fa quella degli sbarchi, Italia e Grecia.

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