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mercoledì 19 agosto 2026

Perché leggiamo ancora il giornale – Lavitola

Alla terza, o quarta, settimana dello scandalo Lavitola-Ranucci, leggiamo finalmente chi era e cosa faceva Lavitola. Editore improvvisato di un giornale, “L’Avanti!” che imitava la grafica dell’“Avanti!” storico, il giornale del partito Socialista, che faceva dirigere al bonzo De Gregorio, quello che poi, eletto da Lavitola a senatore dipietrista, lo stesso Lavitola famosamente s’incaricò  nel 2006 di portare a Berlusconi, che finse di stampare – in poche copie, qualche giorno l’anno - tra il 1997 e il 2009, e col quale riuscì a intascare quasi 24 milioni (23,9) di contributi pubblici ai giornali di partito. Condannato poi alla restituzione (mai effettuata) e a quattro anni di carcere, scontati - mentre il suo direttore-senatore De Gregorio si rifugiava a Buenos Aires, protetto dai fratelli massoni contro la estradizione. Uno senza un’attività e senza un capitale, che riappare con una  pescheria e un ristorante in una strada di grande circolazione a Roma, i primi anni senza clientela, mentre maneggia capitali, forse della provvidenziale compagna argentins, e inchieste (per riciclaggio in Brasile, per altri crimini a Panama e in Camerun). Che ai cronisti si vende come imprenditore del “carbon credit”, senza che nessuno si chieda cosa sono questi “credit” -  sono titoli di merito per attività e impegni di decarbonizzazione (riduzione della CO2), concessi dopo una procedura complessa di riconoscimento (e possibilità di scambio, di vendita), molto sorvegliata.

Un imprenditore falsario. Uscito dal carcere “senza una lira”. Con “una voragine di costi, non di entrate”. Per il quale però “il contante, invece, si muoveva”.
Ma di questo non su “la Repubblica” o “Corriere della sera”, la Grande Informazione, su “L’Altravoce”, minigiornale da XII pagine, pubblicità comprese, e minidiffusione, in (poche) edicole del Sud, ma completo e equilibrato, in politica interna, in politica estera, in economia, nella giudiziaria, e perfino nello spettacolo e lo sport (meglio di tutti nella cultura) – forse perché creato e diretto da Alessandro Barbano, un giornalista, non sotto padrone.

 

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