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La corrida come non è stata mai scritta
Il
primo viaggio è del 1830, quasi due secoli fa. Ma “I combattimenti di tori”, scritto
nell’autunno e pubblicato l’anno dopo dalla “Revue de Paris”, con la corrida raccontata
minutamente, quello che si vede e quello che non si vede, l’attesa, il pubblico,
i regolamenti, la preparazione, si legge come non se ne fanno più – della corrida
ora forse per la ragione che è quasi proibita. Potenza della scrittura.
Le
altre lettere (i saggi uscivano in forma di corrispondenze) sono sulla Spagna
come l’Ottocento la immaginava e la voleva. Una esecuzione capitale (impiccagione) è un quadro dettaglista e ancora vivace di Valencia. Gli inevitabili briganti di passo sulla strada per Madrid - di cui uno, José Mario, supera Robin Hood. Le streghe - in Spagna non ci sono i fantasmi, non esiste nemmeno la parola, ma le streghe si. E il culto religioso, non di Dio, ma delle Vergini, che sono numerose - questo si sa, ma lo scrittore ne sa di più, di feste e di grazie ricevute. Con note particolari per l’energia
delle donne (ne nascerà quindici anni dopo - dopo altri vigagi in Spagna, da
scrittore noto, legato in particolare alla famiglia Montijo, da cui la Francia
trarrà la sua ultima imperatrice - il personaggio incredibile di Carmen) e per,
come dice la curatrice, Graziella Martina, “l’energia e la passione profuse
nella vita di tutti i giorni”.
Quattro
saggi in forma di lettere, indirizzate al direttore della “Revue de Paris”. La
quinta lettera, al direttore di “L’Artiste”, è una visita al Prado, “uno dei musei
più ricchi d’Europa” – più del Louvre, che è tutto dire, “non per il numero dei
quadri ma per la loro qualità”.
Molto
amico di Stendhal per una ventina d’anni, gli ultimi dello scrittore “milanese”,
benché più giovane di una ventina d’anni (e malgrado un’impressione negativa di
Stendhal al primo incontro), lo aveva accompagnato a Napoli, e nelle
passeggiate a Roma, ma non ne scrisse.
Prosper
Mérimée, Viaggio in Spagna, Ibis,
remainders, pp. 18 € 4
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