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giovedì 20 agosto 2026

La natalità svogliata – se il pet costa più del figlio (3)

Anche la “donna italiana”, come la “civiltà del pet”, è esercizio rischioso. Ma è un fatto. Di mentalità e modo di essere. Basti dire che l’età media delle madri al primo parto è di 32 anni, qualcosa in più di 32. Assurdo. Basta del resto poco per prenderne le misure, basta fare una conversazione in francese, o in tedesco – anche in inglese: la donna americana, virago per ecellenza, la prima e la più indipendente, non si fa nessun problema con la maternità, anche nei vent’anni, anche prima, perfino da star, del pop o di Hollywood, col tour o il kolossal in attesa.

Nel 1995-96, quando la denatalità si manifestava, era effetto della famiglia cinese: un solo figlio per coppia - con quattro nonni, niente cugini, niente zie. Ora, con le primipare a 32 anni, la storia è diversa, di donne che temono o rifiutano la maternità.
Per il ritardo o il rifiuto della maternità si danno motivi speciosi. Si oppone la maternità alla carriera, che invece è garantita, ci sono le leggi, e sono osservate. Gli asili nido ci sono (quelli del Comune di Roma di una bellezza spropositata), e in mancanza ci sono i sussidi. Tutte le scuole hanno il tempo prolungato e molte tengono i bambini fino alle 18. E poi non ci sono i troppi nonni? La casa è un  problema – troppe leggi e sentenze anti-proprietà hanno disseccato il mercato degli affitti - ma ci sono dei correttivi, anche sostanziosi.    
La causa centrale delle denatalità è “culturale”. Questo è più certo che argomentare la “donna  italiana” o l’amore degli animali (che non c’è: tenere un cane in appartamento, a parte i cagnetti da grembo, è una cattiveria e una violenza). Per la falsa  “cultura dei diritti”. Che si basa sull’anti-famiglia, per quanto di soli due corpi e due anime, e sull’anti-procreazione. Contro la maternità, che una volta era, e in certo femminismo ancora è, roba “di destra”, absit iniuria - un privilegio.   
(fine)

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