skip to main |
skip to sidebar
La natalità svogliata – se il pet costa più del figlio (3)
Anche la “donna italiana”, come la
“civiltà del pet”, è esercizio rischioso.
Ma è un fatto. Di mentalità e modo di essere. Basti dire che l’età media delle
madri al primo parto è di 32 anni, qualcosa in più di 32. Assurdo. Basta del
resto poco per prenderne le misure, basta fare una conversazione in francese, o
in tedesco – anche in inglese: la donna americana, virago per ecellenza, la prima e la più indipendente, non si fa
nessun problema con la maternità, anche nei vent’anni, anche prima, perfino da star, del pop o di Hollywood, col tour
o il kolossal in attesa.
Nel 1995-96, quando la denatalità si manifestava, era effetto della famiglia cinese: un solo figlio per coppia - con quattro nonni, niente cugini, niente zie. Ora, con le primipare a 32 anni, la storia è diversa, di donne che temono o rifiutano la maternità.
Per il ritardo o
il rifiuto della maternità si danno motivi speciosi. Si oppone la maternità alla carriera, che invece è garantita,
ci sono le leggi, e sono osservate. Gli asili nido ci sono (quelli del Comune
di Roma di una bellezza spropositata), e in mancanza ci sono i sussidi. Tutte le
scuole hanno il tempo prolungato e molte tengono i bambini fino alle 18. E poi
non ci sono i troppi nonni? La casa è un
problema – troppe leggi e sentenze anti-proprietà hanno disseccato il
mercato degli affitti - ma ci sono dei correttivi, anche sostanziosi.
La causa centrale delle denatalità è “culturale”.
Questo è più certo che argomentare la “donna
italiana” o l’amore degli animali (che non c’è: tenere un cane in
appartamento, a parte i cagnetti da grembo, è una cattiveria e una violenza).
Per la falsa “cultura dei diritti”. Che
si basa sull’anti-famiglia, per quanto di soli due corpi e due anime, e
sull’anti-procreazione. Contro la maternità, che una volta era, e in certo
femminismo ancora è, roba “di destra”, absit
iniuria - un privilegio.
(fine)
Nessun commento:
Posta un commento