Una miniera imponente per il Tesoro sono le
partecipazioni delle banche in Banca d’Italia. Il cui valore attualizzato, di
capitale, partecipazioni e riserve, è valutato 22-23 miliardi. A fronte dei
meno di due miliardi iscritti a bilancio dalle banche azioniste.
L’adeguamento delle quote ai valori di mercato
rafforzerebbe il patrimonio delle banche azioniste, liberando le risosse pubbliche stanziate a stampellarle, e darebbe al Tesoro tre miliardi di imposizione fiscale. Che le banche pagherebbero con le plusvalenze di esercizio. Ma non si può fare, il tesoro della Banca d’Italia è
irrecuperabile per il Tesoro: la paura di Almunia lo impedisce, il commissario europeo
alla concorrenza (tedesca).
venerdì 13 settembre 2013
L’uomo creatore e il suo Dio
Dio il filosofo santo apostrofa da Dio.
Con ricoperture – tu sei tutto, tu sai tutto, sei la Verità, etc. - ma da pari a pari. “Forse perché è tua
l’eternità, tu ignori, mio Signore, ciò che ti dico, o vedi in successione temporale
ciò che avviene nel tempo?”: l’attacco è da sfida.
È un trucco, si vede subito dopo, per
svelare la potenza di Dio. La cui forza è nella Parola, la sua creazione è
Parola: “Dunque tu hai parlato ed ecco
furono tutte le cose, ed è con la Parola che le hai fatte”. La Parola è
“Dio presso Dio, che eternamente
viene detta e per lei tutto si dice eternamente”.
Un testo denso. C’è dentro tutta la
fioritura retorica del secondo Novecento, nonché di Wittgenstein (“quello che
non so, non lo so”, senza scetticismo), seppure rimossi. Sì, le cose esistono,
sono la creazione umana, dello spirito che crea e emenda – il tempo, con la
storia che è sempre al presente, sfuggente. Ma la creazione non si saprebbe
scontrare con l’eternità, come vorrebbero i creazionisti (“Non c’è un allora
dove non c’è il tempo…. il tempo è creato col mondo e non il mondo nel tempo”,
non ha senso parlare di un tempo prima della creazione): i due “tempi” sono
distinti, nella Parola e la parola. Tutt’altro che platonizzante, com’è stato
detto: la vita, il tempo, il mondo non sono illusori.
“L’eterno
è il presente di Dio”, sintetizza Roberta De Monticelli. Dei cui lunghi
“Appunti di lettura” questa breve antologia del Libro XI della “Confessioni” si
corrobora. Gli “Appunti”
iniziano dicendo le “Confessioni” una
preghiera, tra le tante cose che sono, “una lettera a Dio”. Di cui naturalmente
il santo si dà la risposta, partecipe “del potere di iniziativa d Dio. – della
sua libertà e del suo potere creativo”. La storia - ferma a Tucidide, la forza,
e al biblico romanesco nihil novi sub
sole - avviando come progresso, ma senza la freccia del tempo.
L’eterno è il presente di Dio, ma anche
la storia è creazione continua, sebbene umana: “Agostino per primo pensò la
realtà come evoluzione e continuo prodursi del nuovo, e il tempo dell’uomo come
noi lo pensiamo - come storia e come creazione di sempre cose nuove, non più
come ciclo cosmico, immagine illusoria del già dato”. O anche: “Agostino ha
detto altrove: «Initium ut esset creatus
est homo». L’uomo è, nel suo piccolo, anch’egli creatore.
Agostino, Sul tempo, Albo Versorio, pp. 56 € 4,90
Il diritto alla casa della camorra
È una
farsa napoletana, non c’è da indignarsi. Però. L’assegnazione delle case
popolari in via definitiva ai 4.500 occupanti abusivi, a scapito delle 4.500
famiglie che vi avevano diritto, è opera del sindaco-giudice De Magistris. Il
quale solo si preoccupa che non sia chiamata “sanatoria: “Io lo chiamerei
diritto alla casa”, dice.
“Il
Mattino” e Antonio Polito spiegano che l’occupazione abusiva è stata ed è uno
dei metodi, tra i più efficaci, della camorra per esibire il suo controllo del
territorio e intimorire. Che numerose case non sono state occupate
preventivamente all’assegnazione ma dopo, scacciando con la violenza gli
assegnatari. E che numerosi procuratori lo sanno, e lo dicono.
Questo,
però, forse è peggio di De Magistris, che se non altro è un ex procuratore. Perché
gli occupanti violenti non sono stai perseguiti? Perché non si persegue De
Magistris?
Il Monte dei Paschi era affiliato a Berlusconi
Si ha infine notizia, dopo un anno d’ indagini
sulle malversazioni, degli intrallazzi politici al Monte dei Paschi. di Siena. Di
cui tutti sapevano e sanno. Tranne, finora, gli inquirenti:Anche perché erano e
sono intrallazzi pubblici, la Fondazione e i suoi soggetti, i sindaci ex
Pci-Pds-Ds e i loro referenti romani, non si sono mai nascosti.
Gli inquirenti per una volta si sono imposti
prudenza, e non si può che lodarli: Giuseppe Grosso, Aldo Nastasi e Aldo Natalini,
con la guardia di Finanza e i loro giornali di fiducia. Ma la sorpresa che svelano è grande. Più sorprendente
del ritardo, se possibile: Mps rispondeva a Berlusconi. Proprio così, quel
diavolo di Berlusconi, nonché il papa e Scalfari, controllava anche la più
antica e gloriosa banca d’Italia.
Nell’inchiesta senese non ci sono le liti, le
faide, i colpi di mano e le ingerenze note, no. Nell’inchiesta ci sono solo una
telefonata di Santanché, una di Gianni Letta, e due di Raffaele Lombardo.
Nonché due di Amato, che è sempre antipatico, un ex socialista. Si vede che
Mussari e i dirigenti della banca telefonavano poco.
Per Berlusconi gli investigatori fanno uno
sforzo particolare: di una telefonata di Mussari, patron di Mps, all’autista il 12 marzo 2010, specificano che “la
cella agganciata è quella di via del Plebiscito 102, verosimilmente palazzo Grazioli”,
la casa di Berlusconi.
La cosa è rincuorante: significa che la guardia
di Finanza i mezzi ce l’ha e quindi c’è da sperare, prima o poi li userà contro
i truffatori e gli evasori. Però, in tre anni d’indagini non ha trovato nient’altro?
giovedì 12 settembre 2013
Diavolo di un Berlusconi tra il papa e Scalfari
A
Scalfari commosso, che su “Repubblica” ringrazia oggi il papa di averlo
degnato, “sullo stesso argomento” il sito consiglia: “Noemi, la ragazza
festeggiata dal premier”, www.diciottenne-berlusconi\diciottenne.
Fisco, appalti, abusi - 35
Paghiamo le energie rinnovabili tre miliardi
l’anno. Lo Stato li paga al business di settore, e li carica agli utenti,
specie all’industria, in bolletta. Una cifra iperbolica, a beneficio
dell’industria tedesca delle pale e di quella cinese dei pannelli, e dei
mediatori italiani. Senza beneficio per l’ambiente.
La Tobin Tax non funziona. Non può funzionare,
in nessun paese ha funzionato. Serve solo a scoraggiare gli investimenti
azionari, facendo pagare agli operatori finanziari e alle banche, che
trasferiscono il costo agli investitori, software, procedure e forza lavoro
inutile. Nonché a tenere occupata, a vuoto, una cospicua task force delle Entrate.
Poste Italiane paga tre pagine sugli elenchi
telefonici di Roma per dare i recapiti degli uffici attivi. Dove non risponde
mai nessuno.
Ogni ritiro posta giacente a Roma Ostiense
prende 12 minuti: 12 minti per consegnare una lettera.
Ammettendo che ognuno nella fila abbia due
raccomandate da ritirare, la pratica prende 6 minuti: 6 minuti per consegnare
una lettera.
Le raccomandate di Ferragosto sono in genere di
Equitalia. A Equitalia lavorano il Ferragosto. E anche gli altri giorni?
A Ferragosto si pagano gli straordinari
festivi. Anche a costo di richiedere, ogni anno, le multe già pagate.
Quante Germanie, e quante lingue
Ha quarant’anni ma è ancora utile, questa raccolta
degli “Scritti storico-filologici di Engels”, a opera di Paolo Ramat, fra i tanti suoi che trattarono
della Germania. Dal 1945, anno di “Ideologia tedesca”, sul
nazionalismo-liberalismo, al 1892, “Evoluzione del socialismo dall’utopia alla
scienza”, con “La marca” in appendice. Più alcuni testi lasciati inediti perché
non messi a punto per la pubblicazione.
Il più lungo degli “inediti” è un atlante ancora
utile degli antichi germani e delle loro lingue, “Il dialetto francone”, che
unifica i germani da Dunkerque e Amsterdam ai Sudeti nella ex Cecoslovacchia.
Friedrich Engels, Storia e lingua dei Germani
mercoledì 11 settembre 2013
Ombre - 189
Il primo
problema del novo segretario di Stato, il nunzio in Venezuela, è il celibato
dei preti. Per incrementare i matrimoni religiosi? L’America Latina al potere?
Scalfari
infine a dialogo col papa, ecco svelata la sua insistenza sulla teologia.
Ma non
sarà stato per invidia di Pera, che dialogava col papa precedente?
Massimo
Franco, indagando, dubita che Francesca Immacolata Chaouqui abbia scritto i
twitter che ha scritto sul cardinale Bertone ladro e Tremonti frocio. È una
congiura, scrive sul “Corriere della sera”, sono twitter falsi. Per mettere in
cattiva luce il papa che le vuole bene.
Chaouqui
val bene una messa? Non c’è altra Francesca Immacolata fuori che lei?
Mai
tanti veleni sul Vaticano che da quando, nemmeno sei mesi, un argentino è papa.
È una coincidenza?
Secondo Massimo Franco, il papa è per la congiura. Franco che gli vuole bene e l’ammira.
Pezzopane
è più piccola di Brunetta. E altrettanto provocatoria. Ma nessuno ironizza sul
suo gigantismo. L’odio è di sinistra?
Molti
nel Pd – la maggioranza? sicuramente la segreteria (non Epifani, un notabile) –
vogliono la crisi di governo, con possibili elezioni, per evitare il congresso.
È un fatto ma non si dice: c’è un motivo?
Luca
Pagni calcola su “Affari & Finanza” che Moratti ha speso per l’Inter in 18
anni “oltre” un miliardo. “Milano Finanza” calcola 473 milioni per gli ultimi
cinque anni. Nei quali Moratti ha incassato dalla Saras appena 50 milioni. Quindi
impoverendosi. Sarà, ma l’anno prima Moratti aveva incassato 890 milioni, per
il 6,6 per cento della Saras, venduta in Borsa a 6 euro. Un titolo che oggi
quota 95 centesimi, e forse non li vale.
L’Inter
come alibi. O salvacondotto?
Non c’è
mai stata una mobilitazione dei vigili a Roma come questa per i 100 m. di Fori
Imperiali (semi)liberati da Ignazio Marino. Da giorni, indefessi, a ogni
cantone. Le donne soprattutto, che prima erano rare. Nemmeno per il papa santo,
nemmeno per il giubileo del millennio. Fascino del sindaco? La Mobilitazione è
sempre Totale?
Festival
democrat a Venezia sotto Bernardo Bertolucci. Proprio di partito. Da non
credere.
Sull’irretroattività
in diritto penale e amministrativo non ci sono dubbi. Eccetto che fa i (recenti)
giudici costituzionali. Si capisce che Berlusconi si fa giudicare a Strasburgo.
Chissà.
La
Giunta sulle immunità al Senato, che ha sempre lavorato pigramente, strafà
contro Berlusconi. Per un rigurgito d’efficienza? Per spingere Berlusconi a
uscire dal governo e rifare le elezioni. Impedendo i referendum sulla
giustizia. Rinviando il congresso del Pd, il passaggio del Pd a Renzi.
Martedì
Gabanelli scrive un articolo contro i derivati per il “Corriere della sera”,
per farne colpa a Tremonti. Mercoledì Tremonti scrive breve al “Corriere della
sera” per dire che lui i derivati li ha irreggimentati. Giovedi Gabanelli
replica con un altro articolo. In cui non si capisce cosa dice, se non che il
colpevole è Tremonti. Informazione? Propaganda? Politica?
Il “Corriere
della sera” intervista Nicola Latorre, parlamentare Pd, in un momento
particolarissimo: “La nostra attenzione sulla guerra in Siria è stata distratta
dalla decadenza di Silvio Berlusconi. È questo il prezzo altissimo che il paese
ha pagato”. Alla Siria? Agli Usa? E il cretinismo parlamentare, non era di
destra?
Foto di Renzi come un arcangelo di paradiso, illuminato, dal basso in alto, al centro pagina, su “Repubblica” e “Corriere della sera”. C’è un pool anche delle foto?
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I diritti sono doveri
Sono testi tratta da “Radicamento”, la
lunga riflessione del 1943 e il dopoguerra auspicabile, tradotta da Franco
Fortini col titolo “La prima radice”. Il titolo è il sottotiolo di
“Radicamento”, per l’esattezza: “Preludio a una dichiarazione degli obblighi
verso l’essere umano”. In realtà una riformulazione della dichiarazione dei
diritti. Più alcune note in materia di denaro e affari, che i curatori traggono
dagli ultimi appunti, raccolti come “Écrits de Londres”.
I diritti di Simone Weil, si ricorderà, hanno
innovazioni sorprendenti, rispetto a quelli del 1789. E ognuno di essi è “un
bisogno vitale dell’anima umana”, l’ordine e il castigo compresi. Sulla base,
stabilisce l’incipit, del primato dell’obbligo: “La nozione di obbligo
primeggia su quella di diritto, che gli è subordinata e relativa”. I diritti
sono anzitutto doveri.
Anche la priorità con cui Simone elenca i
suoi diritti è sorprendente: l’ordine, la libertà, l’obbedienza, la
responsabilità, l’uguaglianza, la gerarchia, l’onore, il castigo, la libertà
d’opinione, la sicurezza, il rischio, la proprietà privata, la verità.
Non c’è la libertà di associazione: “La
libertà d’opinione e la libertà d’associazione sono generalmente menzionate
insieme. È un errore. Salvo il caso di raggruppamenti naturali, l’associazione
non è un bisogno, ma un espediente della vita pratica”. Questo è contestabile,
Aristotele lo avrebbe contestato, ma è un atto di fierezza: esiliata e isolata,
a disagio con le vecchie sinistre, non accettata dai politicanti della
liberazione, fino all’ultimo Simone Weil non ha mancato di coraggio. Resterà un
monumento all’onestà intellettuale, e anche alla filosofia politica.
Simone Weil, Dichiarazione degli obblighi verso l’essere umano, Castelvecchi,
pp. 128 € 11
Un’economia non di servizi
L’Eni
e l’Enel dopo Telecom. L’Eni Gas & Power e l’Enel Distribuzione: una
catastrofe. Le migliori aziende pubbliche, migliori anche nelle comparazioni
internazionali, per redditività, patrimonio, finanza, non hanno retto alla
prova bolletta. Non sanno vendere, e non sanno nemmeno imparare. Si potrebbe
pensare che non gli interessi, che il dettaglio li infastidisca, ma ci provano,
spendono anche tanto per provarci, e non ci riescono.
Telecom
si è affidata a call center inesperti, a qualche centesimo a contratto, che
assillano tutti i giorni e non sanno cosa vendono – cosa vendono a petto della
concorrenza. Dopo aver trascurato gli utenti per quindici anni. Ai pochi
residui continuando a imporre un canone che è il doppio della concorrenza, 220
euro l’anno a fronte di 100-110. Senza contare l’affitto dell’apparecchio, che
fa pagare ogni anno più di un apparecchio nuovo e non si riesce a disdire. L’Enel
non risponde, non è attrezzato. L’Eni, che
ha informatori diligenti, monopolizza lo stesso i giornali per i
disservizi: niente fatture per anni, oppure fatture fantasiose, mai a consumo,
comunque illeggibili.
Della
stessa natura i controlli delle tante Autorità pubbliche di vigilanza sui
servizi: costose, sovradimensionate, e inefficienti – ma forse sono corrotte.martedì 10 settembre 2013
Le due culture, impegno vs. verità
Amici
da tempo, di più dopo cinque mesi di cattività con le bande siriane,
ventiquattro ore su ventiquattro, liberati insieme, Piccinin e Quirico sono due
mondi diversi. Il professore belga si è subito detto sdegnato del trattamento
subito, Quirico ha esitato. Piccinin ha accusato i ribelli (gente
dell’esercito) di aver usato i gas, Quirico si è dissociato.
Il
fatto resta indimostrato, le “prove” sono indirette. Ma il diverso modo di
assumerle, e i toni, configurano due mondi morali agli antipodi.
“È
un dovere morale dirlo”, ha dichiarato Piccinin: “Non è il governo di Bashir
Assad che ha usato il gas sarin o altro gas da combattimento nella periferia di
Damasco. Ne siamo certi grazie a una conversazione che abbiamo ascoltato per
caso. Anche se mi costa dirlo perché dal maggio 2012 sostengo fieramente
l’esercito siriano libero nella sua
giusta lotta per la democrazia”. Quirico si è dissociato in questi termini: “Un
giorno, dalla stanza nella quale eravamo tenuti prigionieri, attraverso una
porta semiaperta, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype fra
tre uomini. Durante questa conversazione gli uomini dicevano che l’operazione
al gas nei due quartieri di Damasco era stata commessa dai ribelli come
provocazione, per spingere l’Occidente ad agire. Non ho alcuna idea
dell’affidabilità né dell’identità delle persone. Non sono assolutamente in grado
di affermare che questa conversazione è basata su fatti reali o su una voce. È
una follia dire che so che non è Assad che ha usato il gas”.
Piccinin
non ha polemizzato, ha confermato.
“Nessuna”,
“assolutamente”, “follia”: Quirico si poteva dissociare senza. Ma non solo lo è,
lui si vuole anche mostrare prudente, politicamente corretto. Cioè nella fattispecie
per l’Occidente, o quello che ne resta: Di cui però la franchezza è miglior
ingrediente: si è impegnati per la libertà in una sola maniera, con la verità.
Una
conversazione dei rapitori in inglese, su Skype, non è comunque interessante?
Chi c’era dall’altra parte?
Un
professore si pone più domande di un giornalista?
Vite di spie, in famiglia, inestricabili
Padre e figlio, spia l’uno spia l’altro.
Non semplice come gli altri, questo racconto del 1986, nel quale si viaggia
avanti e indietro nel tempo, è anche autobiografico, di trattazione delicata.
Ma per chi ha pazienza è migliore.
La vera storia inizia quando il padre
muore – muore anche il padre dell’autore. La liberazione è un viaggio
retrospettivo nella vita – nelle vite – dell’uno e dell’altro. Senza
complicazioni sociopsicologiche, che però sono nei fatti.
John Le Carrè, La spia perfetta, Oscar, pp. 565 € 10,50
free online
Un incidente
Suicidio
Non
voglio morire
Piuttosto
m’ammazzo
Lo
dicono in molti
Che
poi non lo fanno
Anche
perché alla fine
Non
c’è tanto sollazzo
Non
voglio morire
Piuttosto
m’ammazzo
Si
dice per dire
O
cercare pietà
Che
morte sarebbe
Un
suicidio in solitario
Contro
la vita una vendetta
Che
non ci merita
E
un gesto di libertà
Perché
no, farsi schiavo
Per
l’eternità
Finché
il ricordo durerà
Un
gesto che tutti
Correranno
a negare
Con
l’autoptico stanco
Per
affrettare il funerale
La
morte catalogando
Un
incidente, peccato.
Secondi pensieri - 149
zeulig
Amore – Non è cieco e tuttavia lo
è: per i troppi occhi. Per eccesso di sensibilità, derivante dalle troppe
antenne: amor proprio, verità, procreazione, rispetto, onore (un certo senso
dell’onore), affetto. Comprese le antenne fisiologiche.
Remo Bodei lega l’attrazio e fatale , sul
“Sole” di domenica, della “Nuova Eloisa” e delle “Affinità elettive”, l’una
all’“idea newtoniana dell’attrazione irresistibile dei corpi celesti” e l’altra
alla “chimica”, intesa come “forza selvaggia, propria degli istinti”. In
entrambi i casi destinata a perire - perisce l’elemento debole, la donna.
Più ingegnoso che reale: l’attrazione fatale
non necessariamente lo è, come deve nei romanzi (proto)romantici: è un fuoco
che non necessariamente brucia.
È una mobilitazione. La mobilitazione per
eccellenza, fra tutte le passioni. La riprova è a rovescio in questa epoca di
disaffezione o disappetenza. Anzi, di inappetenza. L’amore non incide più che
un progetto di vacanza, o uno sballo il sabato sera, o un buon pasto – con le stelle.
L’armamentario giuridico che doveva favorirlo
l’ha dissolto. Non per causa ad effetto, non necessariamente, forse per essere
intervenuto in controtendenza. Quanto tutto
è sessuato, cioè spudorato. Il vincolo labilissimo. I modelli poveri,
poverissimi, probabilmente perché non richiesti, non fanno cassetta – non c’è una storia d’amore dai tempi di
lady Diana. Non c’è pedagogia amorosa, e se c’è è rifiutata, nessuna ansia di
aggiornarsi – si nasce “imparati” per non essere interessati. Non c’è pedagogia
né gusto del resto del piacere, se non lo sballo – perfino con la birra.
Si affermano i diritti stancamente, senza
passione. Al più un po’ di show, di esibizionismo. Stanco per utenti stanchi,
in mancanza di nuovi oltraggi.
Futuro – Sarà il luogo del tutto. Tutto
vi esiste, perché tutto vi è possibile.
Instabilità - È il
valore dell’epoca, in politica come in affari e negli affetti. A lungo si è privilegiata la
stabilità, delle istituzioni, politica, delle relazioni personali (familiari,
sociali, nazionali), dell’economia, delle imprese, e di valori o idee (la
coerenza). Si può dirla il valore privilegiato dell’Ottocento, epoca di
catechismi, e anche del Novecento, malgrado le guerre civili europee. Col nuovo
millennio l’informale e l’instabile si privilegia.
Onore - È inafferrabile.
Vacuo anche, in una logica utilitarista. Ma è come l’amore, fonte ineliminabile
di gioie e dolori. La logica utilitarista è in Shakespeare, in Falstaff, che
nelle “Allegre comari” si dice: “L’onore? Che cos’è mai l’onore? È forse un
giustacuore l’onore? È un paio di stivaloni, l’onore? Si mangia, l’onore? Si
beve forse, l’onore? Che te ne fai tu, dell’onore? Si batte moneta, forse, con
l’onore? Di quale onore parli? Del mio? Del tuo? Il mio è diverso dal tutto!
L’onore? Una parola: un soffio, veramente, nient’altro che un soffio”.
Matilde
Serao, che del monologo fa il perno della terza parte del “Ventre di Napoli”,
che intitola “L’anima di Napoli”, lo legge come un esercizio di
anticonformismo, non ipocrita. Ma argomenta che l’onore è molto creativo, e
anche remunerativo. Questo non è necessario: è una difesa.
Il monologo
di Falstaff si recita uguale con la parola amore. Sono le due passioni umane
“irrazionali”, cioè non utilitariste. I due livelli dell’umanità, la
dissipazione e l’acquisizione, che valgono per l’uno e per l’altro.
Passato –
Sant’Agostino lo vuole presente – “Confessioni”, XI: “Del passato dobbiamo dire
piuttosto: «È stato lungo, quel tempo presente», perché era lungo mentre era
presente”. Non è un sofisma, lo storiografo lo sa.
Sesso - Il
Mediterraneo Jean-Claude Izzo, “Marinai perduti”, vuole androgino: “Il
Mediterraneo è di genere neutro nelle lingue slave e in latino. È maschile in
italiano. Femminile n francese. Maschile e femminile in spagnolo, dipende. Ha
due nomi maschili in arabo, E il greco, nelle sue molteplici definizioni, gi
concede tutti i generi”. Non c’è il sesso nelle cose. Ma c’è nelle parole: la
parola è sessuata. Anche il genere neutro è sessuato, per mancanza.
Solitudine
– In forma
di solitarietà, una condizione prima che l’effetto di un evento, di una serie
di eventi, o un’ambizione, distingue l’uomo. Anche il più socievole: è una
forma mentis e conoscitiva più che un modo d’essere.
Tempo – Viene con la creazione. Ne
è la prova?
Con la vita-mondo-evoluzione (mutazione).
Non è un metronomo. È attesa, speranza,
progetto. È un passato pesante, anche solo incidentale.
Tradimento
–
“Traditore in amore, mai delle mie idee”, lo scrittore Boris Pahor si confessa
lusingato. Centenario, quindi saggio: la coerenza prima della lealtà.
Un rapporto d’amore può diventare insostenibile
e anche dannoso. Senza colpe, reciprocamente. Ma senza colpe si presuppone
anche in costanza di affetti. Il vero tradimento è della buona fede altrui.
zeulig@antiit.eu
lunedì 9 settembre 2013
Ferragosto
Si
diffondono sedili nei mezzi pubblici, nelle piazze, nei giardini, nelle sale
d’attesa, a cui bisogna appendersi, spenzolando le gambe. Per esigenze di design? O vengono dalla Norvegia?
L’uso a
Roma è di parlare molto agli sportelli: al supermercato, alla posta alla banca,
con la fruttivendola, dal dottore per le ricette. Del più e del meno, ma con insistenza. Talvolta, quando
la cliente-utente non trova più appigli, riprende la stessa conversazione
daccapo, con qualche interrogativo retorico. Le ragazze più delle mamme e le
nonne. Forse non più, non più a lungo o con più insistenza, ma fanno più
impressione – che non abbiano nient’altro di meglio.
Alla posta e in banca no, ma altrove, al bar, al cinema, al teatro, al concerto, in molti negozi, specie in libreria, si trova spesso il commesso o la cassiera al telefono. Che non si interrompe, e nemmeno fa più il cenno di avervi visti. Le telefonate sono ora lunghe e sempre più numerose, anche per non dirsi nulla – “ah no, niente, volevo solo sentire la tua voce, com’è il tempo da te”, il tempo è argomento pressante, che era circoscritto alla conversazione inglese (ma in Inghilterra è variabile), “beh, ti sento sgranocchiare, stavi mangiando”.
L’artigiano poeta dell’eterno
“Ma era poi Ulisse, o era il calore del sole\ sul guanciale?” Se
lo chiede Penelope infine ricongiunta, nel componimento che dà il titolo
schopenhaueriano della raccolta, una “poesia che si esita a profanare con
l’analisi”. Giusta la pretesa di Massimo Bacigalupo, traduttore e curatore – che
arricchisce la “scoperta” del poeta-manager in italiano di un’appropriata anamnesi
stilistica in postfazione, e una presentazione (“Un cittadino del cielo eppure
di Roma”) che ne fissa la peculiarità, si direbbe l’eccezionalità, .
Stevens, poeta già
tanto apprezzato, autore anche
di saggi importanti di poetica, è molto dimenticato.
Le ultime sue tracce si perdono nel primo “Verri”, 1956, l’anno dopo la morte,
o nel secondo: il suo teatro veniva riletto da Glauco Cambon. Già negli anni
1960 solo lo leggeva Bacigalupo ragazzo. Ma con diletto, si può capirne
l’infatuazione. Il fascino, camuffato di semplicità, non difetta. “It would all meet”, tutto si può
incontrare, in un colloquio in vacanza, “in the shadow of a wood” - in
colloquio, senza scopo, senza importanza.
Sono antologizzate qui l’ultima raccolta, “The Rock”, e la
raccolta postuma – ma da Stevens già riordinata. Compreso il componimemto “Per
un vecchio filosofo a Roma”, dove Stevens non è mai stato ma dove inscena o
recupera il sublime: la “visita” a George Santayana nel convento romano
vegliato da suore dove il filosofo attendeva la morte, immagine e parole delle
cose ultime. Entrambe le raccolte sono della malinconia, nell’età avanzata,
anticipazione della morte – “madame La Fleurie”, “regina barbuta,
cannibale”. “It would all meet”, tutto si sarebbe incontrato, in un
colloquio in vacanza, “in the shadow of a wood”. In colloquio, senza
scopo, senza importanza.
Poeta “artigianale” vuole Stevens Bacigalupo, ma dal “Grande
Stile”. Non magniloquente e anzi misurato, ma emotivo e emozionante.
Uomo pratico, Stevens, avvocato di una società di assicurazioni,
cui si applicò fino a diventarne amministratore. E tuttavia segnato dal tempo,
dal senso dell’eternità – “la più grande idea pratica del mondo è ed è sempre
stata l’idea di Dio”. Riflessivo, filosofico, uno dei suoi “pensatori senza
pensieri conclusivi\ In un cosmo sempre incipiente”.
Wallace Stevens, Il mondo come meditazione, Guanda,
pp. 356 € 19
La ministra ai lavoretti
“Voglio
la geografia economica nei licei”, pare abbia proclamato la ministra della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica Carrozza.
Senza la geografia. E senza la storia?
La
ministra ha preannunciato anche una riforma dell’università, l’ennesima: “Mai
più un laureato che arriva a 25 anni senza aver mai avuto un’esperienza come
cameriere o assistente di libreria”. Una riforma pratica?
I
marpioni riuniti a Cernobbio dallo studio Ambrosetti, imprenditori e affaristi,
si aspettavano uno squarcio illuminante sulla crisi e l’economia. E l’hanno
avuto: avranno un motivo in più per farla vedere ai figli, debosciati,
bamboccioni. I camerieri e gli assistenti di libreria invece non si sa: si
sentiranno più lusingati o più disprezzati?
Quanto
ai laureati, non sarebbe meglio dargli un vero mestiere? Stagnaro, per esempio.
È più sporco ma rende più di un lavoretto, molti ci campano, anche bene, pure
quelli che pagano l’Iva e l’Irpef.
domenica 8 settembre 2013
La strategia dell’instabilità
Una
guerra organizzata e dichiarata e poi rinviata è una guerra persa. Ma non è la
vittoria militare l’obiettivo di Obama. L’obiettivo è la dislocazione della
Siria. Come già in Afghanistan, Iraq, Tunisia, Egitto, Libia. Non quella
fisica, questa è vecchia fisima diplomatica, spionistica e militare. Difficile
e anche innecessaria. Meglio funziona l’impasse,
la divisione politica, sociale, tribale, religiosa, confessionale. Che dà
gli stessi risultati senza spostare le frontiere.
Ciò
che sta succedendo non è mai successo, ma solo se si guarda alla politica di
potenza con le cannoniere e la mobilitazione totale. Che invece è finita da
tempo. Nella politica delle alleanze, fino alla guerra fredda, si privilegiava
la stabilità. Ora il controllo si esercita meglio con l’instabilità, evitando
condizionamenti e ricatti: l’instabilità
sterilizza, inabilita, mette fuori corso.
“Tutti contro tutti”
Il
fatto è semplice, e univoco: scontato il caro-petrolio, le potenze arabe della
conservazione (Arabia Saudita e Emirati), gli Usa, e Israele, governano la
regione con la guerra civile. Una hobbesiana guerra di “tutti contro tutti”,
senza progetto e senza esito possibili, con occasionali bombardamenti. La vera
reazione all’11 settembre non sono state le guerre ma le disarticolazioni dei paesi
arabi, con le guerre e con i golpe democratici – che non escludono i controgolpe,
come in Palestina e ora in Egitto, per passi falsi evidentemente commessi dall’autorità
eletta.
L’esitazione
di Obama non è debolezza. Forse è indecisione, più probabilmente è teatro: una
piega in più nella disarticolazione. Un effetto l’ha già ottenuto: la guerra
civile in Siria, che sembrava desistere, si rinfocola. Anzi due: la Russia si è
legata a un regime che non controlla e non dà affidamento. Se non tre: il
vecchio “mondo arabo” è inebetito, e senza più voce.
La globalizzazione è americana
Certamente
lo stallo non è effetto dell’isolazionismo americano, categoria vecchissima. Gli
Usa sono globali in anticipo, sono loro che hanno creato e imposto la globalizzazione
- l’Europa ci sta ancora arrivando. Secondo una strategia ben enucleata, da Kissinger
a Clinton e ai Bush. In risposta all’economia multinazionale degli anni
1960-1980, solidamente americana.
Berlusconi vs. Italia
Perché
Strasburgo e non la Consulta? L’una cosa non esclude l’altra. Ma la mossa di
Berlusconi è chiara: evitare l’ennesima condanna per direttissima dalla
Consulta. Mentre Strasburgo è sempre un’ipoteca imprevedibile.
Questo
sito aveva già spiegato l’orientamento il 30 agosto, “Il problema Berlusconi è
Pulcinella”. La Consulta è ritenuta faziosa. E già orientata a respingere il
ricorso sulla retroattività in tempi stretti - così come la Cassazione aveva espresso
la sua condanna ad horas, un caso senza
precedenti. Pendente il ricorso a Strasburgo, la Corte costituzionale dovrebbe
darsi prudenza, almeno nei tempi.
Dopo
la scelta di appoggiare i referendum di Pannella per la giustizia giusta Berlusconi
ha peraltro una sola via d’uscita, far durare la legislatura. Almeno fino all’estate
2014, per permettere la tenuta dei referendum. Mentre i giudici, Cassazione e
Consulta compresi, sono impegnati a far finire la legislatura prima per evitare
i referendum. Strasburgo si pronuncerà appunto tra un anno, quando i referendum
saranno stati votati.
Machiavelli antimachiavellico
Libro d’ombre, pubblicato lo stesso
anno, 1740, del suo accesso al trono, di un sovrano che sarà l’incarnazione del
“Principe” che si propone di confutare – una ripubblicazione ragionata nel
quinto centenario di Machiavelli sarebbe stata una forte testimonianza. Il
titolo è “L’Antimachiavel ou Examen du Prince de Machiavel”, anodino.
L’argomentazione è quella del “Principe”. Per il rigido rigore che pretende dal
sovrano. L’insensibile – politica – determinazione ai propri obiettivi. Lo
Stato come potenza, con la diplomazia e con le armi. I patti trasgredibili per
il bene del regno – del popolo. Le guerre offensive legittime. Lo Stato
strumento del principe. L’esercizio del potere predominante su ogni altra
considerazione, anche morale. La necessita di un’ampia “base territoriale” per
proteggersi dalle minacce esterne.
Il tutto Federico II rafforza con
l’unità di re e di popolo, tutti gli uomini essendo uguali: “Lungi dall’essere
il sovrano assoluto dei popoli che stano sotto il suo dominio, egli è soltanto
il loro primo servitore”. Sembra un enunciato rivoluzionario, sanculotto, e
invece è quasi opportunista – lo è stato di fatto, una “drittata”. Lo stesso
per la tolleranza religiosa, che si scambia per principio di libertà ma era
anch’essa funzionale – il primo assalto di Federico II fu ai regni cattolici
dell’impero asburgico.
Di suo Federico ci mette il regno della
cultura. Che non è poco, e farà la grandezza della Prussia sugli altri
principati tedeschi, e della Germania. Ma è – detto chiaramente – uno strumento
per la grandezza dello Stato. Più intollerante che non: il Gran Re di Prussia
voleva che si parlasse e si scrivesse in francese, a lungo disdegnò il tedesco,
la lingua e la cultura. Voltaire adulatore dirà che “dai giorni di Marco
Aurelio, questo scritto di un sovrano non ebbe suo pari”. L’illuminismo era
machiavellico.
Federico II, L’Antimachiavelli
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